Renato Luparia e la fotografia

Renato Luparia coltiva la passione per la fotografia fin da ragazzo quando comincia a fotografare con un apparecchio da pochi soldi. 

Nel 1972 acquista la prima Nikon con un obiettivo normale da 50 mm e, in seguito, un grandangolo 24 mm e un tele da 135 mm.Con questo corredo minimo, ma tecnicamente valido, comincia ad esplorare il mondo con occhio fotografico. 

A casa oscura i vetri di una stanza adibendola a “camera oscura” e che poco per volta attrezza con ingranditore, bacinelle, timer, smaltatrice in modo da sviluppare e stampare le fotografie che scatta.

E’ molto interessato alla fotografia di viaggio e proprio durante  un viaggio in Islanda che rimane affascinato dal  paesaggio primordiale di quella terra scattando immagini molto efficaci.

Con le fotografie dell’Islanda, in particolare dei cieli, ha partecipato a numerosi concorsi ottenendo ottimi piazzamenti. Questi risultati lo hanno incoraggiato e spinto a una continua ricerca e approfondimenti.

Affina la tecnica di ripresa fotografando il paesaggio del territorio che lo circonda: le colline del Monferrato fino a che nel 2001 ha la sua prima mostra personale a Villa Vidua di Conzano dal titolo “Colori del Monferrato”, esposizione apprezzata e molto visitata.

Collabora con settimanali e riviste e dal 2005 ottiene l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti come fotografo.

Si specializza nella fotografia di fiori e giardini realizzando dei servizi che, con i testi della moglie Nadia Presotto vengonopubblicati su riviste del settore.

Numerose le mostre personali in spazi pubblici e privati, tra questi: Casa d’Arte viadeimercati di Vercelli, Ca’Lozzio di Oderzo (TV), Spazio d’Arte Rilegatoamano di Biella, Castello dei Paleologi di Casale Monferrato (AL), Villa Giulia di  Verbania, Libreria Internazionale Hoepli di Milano.

Nel 2011 ha partecipato alla prima edizione del MIA (Milan Image Art Fair) e a “Les Rencontres International de Photographie” di Arles (Francia).  

Nel 2013 una grande mostra personale al Goethe Institut di Freiburg (Germania) dove ha esposto “Il paesaggio dell’uomo”.Le immagini sottolineano un territorio antropizzato con i segni impressi dal lavoro dell’uomo. La natura è in questo modo plasmata da artisti inconsapevoli che con forme, colori, spazi, edifici, creano quel paesaggio che è unico e non replicabile. Un paesaggio dove natura e uomo non sono in competizione ma si completano.

Nel 2015 ha esposto alla prima Biennale d’Arte Omnia di Alessandria e nel 2017 è stato invitato alla Fondazione Federica Galli di Milano per la mostra “Attraverso l’albero” dove sono state abbinate le immagini di Luparia alle stampe della Maestra dell’incisione italiana.

Nel 2018 ha partecipato alla prestigiosa esposizione “Italia Intima” dove è stato chiamato con altri fotografi a rappresentare il territorio italiano con pubblicazione di un prezioso volume. La mostra  è stata esposta con notevole successo a Milano, Scicli (RG), Arles e Grenoble (Francia).

Da alcuni anni sviluppa un progetto con immagini del nostro territorio che fanno apprezzare la poesia dell’inverno, quando neve e nebbia introducono in un paesaggio grandioso e intimo nello stesso tempo: la mostra “Il suono del silenzio”.

A questo proposito ha scritto la critica d’arte Alessandra Santin:“Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista, nelle opere fotografiche di Renato Luparia.  Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi, che affiorano dai bianchi eterei. Il Silenzio è il luogo in cui nasce la sua arte, che va oltre il linguaggio del quotidiano per esplorare ed interpretare la realtà desiderata  e necessaria. Questo rende esplicita la cifra poetica di Renato Luparia caratterizzata dal bisogno introspettivo, che si rivela come contemplazione ed ascolto attraverso tutti i Sensi. Lo stupore del poco, dell’indispensabile, dell’armonia di alcune rare presenze ritmiche nel piano sequenza quasi immobile, rende uniche e per certi aspetti assolute le fotografie in bianco e “poco grigio”, che Renato Luparia realizza con cura e perizia di altri tempi. Sono scatti meditati; la vicinanza alle dimensioni del segreto e del sacro si basa sul grande potere dell’astrazione, capace di spogliare la Natura dai suoi aspetti  terreni, esaltandola come pura costruzione formale. L’artista osserva la realtà e ne estrae alcuni elementi vitali: l’albero, le rive, le nevi e le nebbie, i fili d’erba. Ad essi non si oppone; li ri-prende e li sottomette ad un processo di stilizzazione che restituisce loro indipendenza, creando distanza e vuoto.”

Recentemente si è dedicato a “Il paesaggio del tempo” un tema di paesaggi immaginari ottenuti fotografando superfici alterate dal tempo, muri, cartelli, portoni.

Il tempo cancella, corrode, modifica… crea. 

Immagini che uniscono realtà e astrazione, passato e presente proiettati nel futuro.

Pubblicato da fabrizio priano

Ho creato questo blog per esprimere le mie idee sui fatti di cronaca politica

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