VISITE VIRTUALI AI CASTELLI SCOMPARSI: OVADA (AL) di Walter Haberstumpf


La prima notizia certa del castello di Ovada risale al 1217 quando Ottone, marchese del Bosco, e i suoi nipoti donavano Ovada e altre località a Genova e nello stesso giorno Oberto Boccafolli, podestà di Genova, li investiva dei medesimi. Per diversi decenni la storia del castello e del luogo fu molto complessa per le continue dispute tra i del Bosco, gli Aleramici, Alessandria e Genova che si contesero a lungo il possesso del castello. Nella seconda metà del Duecento Tommaso Malaspina, che possedeva per via ereditaria una metà del castello di Ovada, facilmente introdusse degli armati genovesi in questa piazzaforte provocando così il crollo delle fortune dei Del Bosco. Tra la fine del secolo XIII e i primi decenni del successivo, la repubblica di Genova acquistò altre quote del castello e del borgo dai Malaspina, dai del Bosco e dai Ponzone riuscendo infine a ottenerne il pieno possesso. Per tutto il Trecento, i Malaspina furono i fidi castellani di Ovada per la repubblica di Genova, tranne per un breve periodo Visconteo (Luchino Visconti conquistò Ovada nel 1348) e un’altrettanta breve dominazione dei Paleologi di Monferrato. Nel 1418 Teodoro II Paleologi restituì Ovada e il suo castello a Genova, cui subentrarono nuovamente i Visconti, gli Sforza e nuovamente la repubblica ligure. Per tutto il Cinquecento vi fu una lunga disputa tra i Trotti, infeudati del luogo dagli Sforza, e Genova; essa terminò solo nel 1569 quando Ovada ritornò a Genova mentre i Trotti poterono conservare il titolo comitale. Nei secoli XVII-XVIII il castello di Ovada inesorabilmente decadde, sia per i continui fatti d’arme di quel periodo sia per la perdita di valore come opera fortificata cui fu preferita la fortezza di Gavi. Durante la guerra tra Savoia e Genova il castello fu gravemente danneggiato soprattutto nel 1668 quando i Piemontesi riuscirono a penetrare nell’edificio, ma lo scoppio di una potente mina uccise quattrocento soldati sabaudi tra cui il barone di Demonte, il conte di Canale, il conte Beggiamo e il cavaliere Gromo. Nel 1746 i soldati di Carlo Emanuele di Savoia occuparono agevolmente il castello facendo prigioniero il presidio.
Dopo questi avvenimenti, già agli inizi dell’Ottocento il castello si era ridotto a un ammasso di rovine e di mura pericolanti, qualche tratto della cinta, su cui spiccavano i resti di una torre quadrata alta una ventina di metri e con le mura spesse un metro e un robusto torrione circolare con mura spesse due metri e un diametro interno di otto metri. Così Goffredo Casalis lo descrisse nel 1845: ““Vi si veggono pochi avanzi dell’antico recinto di mura, e le porte in capo alle principali contrade, non che due torri del vecchio castello, che è staccato dal borgo per una profonda fossa, e ricongiunto col mezzo di un ponte”. I resti dovevano essere pericolanti così si procedette con un Atto

Consolare del Comune di Ovada datato 16 giugno 1846, sotto la presidenza del sindaco Pier Domenico Buffa con oggetto “Demolizione di una parte dell’antico castello di Ovada”: “[…] riconosciuta l’urgenza di demolire i miseri avanzi di questo antico e cadente castello, quale sovrastando strada e ponte del Comune frequentatissimi, fassi[sic]evidente di giorno in giorno il pericolo di disastri, nonché dalla caduta dei muri predetti possa derivare necessariamente pur quella del ponte, come ben saviamente avverte il perito dell’arte che esplorò la località e fecevi maturo esame…”. Nello stesso anno, 1847, De Bartolomeis così descrisse tale scempio: ““La sua muraglia di recinto fu diroccata; le due porte castellane caddero per vetustà;l’antica grandiosa rocca venne smantellata, e non se ne vedono che gli avanzi”. Quanto ancora rimaneva, fu completamente abbattuto nel 1855 per far luogo a una piazza. Con il materiale di sterro ricavato si costruì poi, su progetto dell’Ing. Michele Oddini, la prima circonvallazione sullo Stura che oggi porta il nome del suo progettista, e parte dell’altra, oggi intitolata a Mazzini. Nel 19011 G. B. Rossi così ricordava lo scomparso castello: “Notevole fra gli antichi fabbricati d’Ovada era il castello, demolito nel 1855. Giaceva all’altezza del livello della contrada omonima, e occupava tutto lo spazio della piazza del Tranvai che conduce a Novi Ligure. Lo ricingeva un largo fossato. La sua fondazione era di data incerta. È tuttavia certissimo che venne riedificato quasi integralmente ai tempi di Antoniotto Adorno, rimanendo solo di antico la torre in pietra lavorata. L’insieme del castello nell’ultima sua forma era costituito da quattro torri e da altre costruzioni. Una delle torri, detto il torrione per le sue colossali dimensioni, era rotonda; i suoi muri al piano del cortile avevano lo spessore di metri due, il suo diametro interno misurava metri otto: la torre quadrata era di un metro, la sua altezza 20 metri circa. Quando il castello fu demolito gli archeologi speravano che dai detriti e dagli scavi emergesse qualche oggetto che attestasse dell’antichità sua e spargesse una qualche luce storica; ma l’aspettazione venne delusa, giacché si trovarono solamente poche frecce sulla sommità del torrione”. Sul grande spiazzo ricavato dalla demolizione e dallo sterramento, sorge oggi la Piazza Castello.
Walter Haberstumpf

Pubblicato da fabrizio priano

Ho creato questo blog per esprimere le mie idee sui fatti di cronaca politica

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