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Affinché resti Memoria. Il Monumento al Medico Condotto e il Tempio Votivo ai Medici d’Italia. Di Pierluigi Piano

Ad oggi il sacrificio dei Medici impegnati contro il Coronavirus in prima linea ammonta a 150 vittime.

Quanti sono al fronte? Quanti paramedici, infermieri, assistenti socio sanitari, per non dimenticare chi è incaricato delle pulizie… sono in prima linea a combattere questo nemico invisibile e silenzioso.

In un paesino arroccato a metà costa della Valcuvia tra castagni e faggi, Duno, e in un angolo nascosto tra le robinie al Sacro Monte di Crea nel Comune di Serralunga di Crea, sorgono le uniche due realtà italiane e mondiali, che ricordano i Medici e il loro sacrificio: il Tempio Votivo dei Medici d’Italia di Duno (VA), sorto nel 1928, e il Monumento al Medico Condotto di Serralunga di Crea (AL), inaugurato nel 1979.

Il Tempio di Duno sorse per volontà dell’allora vicario don Carlo Cambiano e su progetto dell’architettp bergamasco Cesare Paleni.

«Don Cambiano pensò da subito di far costruire non una chiesa come nella norma, ma bensì un Tempio dedicato ai medici, un edificio religioso con duplice valenza: sacra come luogo di culto cristiano e civile come memoria e perpetuazione dei nobili ideali della professione medica», ricorda Francesca Boldrini, amica e studiosa del luogo e socia del Centro per lo Studio e la Promozione delle Professioni Mediche.

«Ad avvalorare la valenza civile nel 1940 venne realizzata, sul lato destro del Tempio con apertura all’interno dell’immobile stesso, una cappella circolare con le pareti ricoperte di marmi che fu denominata Sacrario. Inizialmente si pensò di incidere sui marmi i nomi dei medici caduti nelle guerre, affiancati dalla sigla P. P. (Pro Patria) e con la stelletta in bronzo per i medici decorati di medaglia d’oro al valor militare, poi, invece, si decise di ricordare anche i medici caduti nell’esercizio della professione abbinando al nome la sigla P.H. (Pro Humanitate)».

Nell’anno 1979, dopo un decennio di appelli e sensibilizzazioni dell’opinione pubblica, con la promozione dell’Associazione Nazionale dei Medici Condotti, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Amministrazione Provinciale di Alessandria, della Federazione Nazionale degli Ordini, dei Comuni di Casale M.to e di Serralunga di Crea, dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Alessandria e della Regione Piemonte, si giunse alla realizzazione di quell’importante monumento nell’intento di ricordare quell’istituzione indimenticabile che era la figura del medico condotto, valorizzandone l’operato ed i suoi meriti e rappresentando così la riconoscenza di tutto il popolo italiano per la nobile figura di operatore della salute quale era il medico condotto. L’occasione per la costruzione di quest’opera fu la morte del dottor Armando Sonnati medico condotto, nativo di Cerrina (AL), che morì nella neve nella notte del 30 dicembre 1967, mentre si recava a visitare una bambina, che stava male, in una casolare sperduto nella campagna langarola di Montà d’Alba dove prestava la sua condotta.

Un sacrificio, come quello di Gianfranco Trevisan, medico condotto scomparso sotto la diga del Vajont, o quello di Biagio Marino, sepolto sotto le macerie del terremoto di Montevago  nel Belice. La tragedia univa così, idealmente il Nord e il Sud del nostro Paese.

Nel 1969, una insegnante elementare, una “maestrina d’altri tempi”, Magda Maino, di Serralunga di Crea, con i suoi alunni lanciarono la proposta di dedicare un monumento al Medico Condotto.

Dopo un lungo e faticoso cammino, durato circa dieci anni, si giunse alla realizzazione di quel Monumento.

Fu individuato come località per collocare il monumento un piazzale «alle pendici di un monte sormontato da un santuario, nel quale la forte e laboriosa gente del Monferrato accomuna la devozione alla Madonna alla propria storia secolare – concentra tutta la gamma dei valori umani, religiosi, civili, culturali e turistici, che compongono la civiltà di un popolo»

Serralunga di Crea venne così «a rappresentare l’Italia dei borghi, dove un tempo la figura del Medico condotto – insieme con quella [della levatrice], del maestro, del parroco e del farmacista – dava forza connettiva al tessuto della comunità locale».

Il complesso monumentale, ideato e progettato dallo scultore – architetto Luigi Visconti, sorge sul fondo di un ampio terrazzo alberato. «Sul frontespizio di un muricciolo in cotto e conci di tufo, caratteristico del Monferrato, corre un bassorilievo in bronzo, che illustra, in sedici pannelli, significativi episodi della vita del Medico condotto italiano.

Sulla piattaforma si apre, aureolata da un arco, alta due metri e mezzo, la statua bronzea di una madre che slancia in avanti il suo bambino, offrendolo alla amorosa sapienza del medico.

Luigi Visconti, scultore, incisore, incassatore nella ditta Luigi Deambrogi, architetto, insegnante, incisore era nato a Valenza nel 1916. Fu allievo di Marino Marini presso l’I.S.I.A. di Monza e  di Francesco Messina presso l’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano.

Si laureò in Architettura presso il Politecnico di Milano. Visse tra Valenza, Alessandria e Milano dove aveva lo studio e il lavoro. Ha insegnato per molti anni “plastica” presso l’istituto professionale per Orafi (IPO) di Valenza (oggi ForAl). Si spense nella città natale, Valenza, nel 1996. Vinse numerosi premi d’arte.

Il monumento presenta la statua in bronzo di una madre, che slancia in avanti il suo bimbo e vuole esprimere “la vita”, nata dall’unione di due esseri (e ciò è espresso, in sintesi, dalle due quinte che stanno dietro alla madre) e difesa in ogni momento dal medico condotto.

Fanno corona alla statua sedici pannelli, pure modellati in bronzo, che ricordano alcuni degli interventi più significativi di questo “missionario” del bene fisico e morale.

Il materiale usate, il calcestruzzo, lavorato a faccia vista, ed il bronzo, sono forti e resistenti all’usura del tempo.

l primo bassorilievo è ispirato a un  racconto di Renato Fucini, nel quale si narra di una bravata in una casa da gioco a Pisa, dove uno studente ebbe a perdere tutta la mesata necessaria al suo mantenimento agli studi. Il padre, medico condotto, gliela ridiede con grande sacrificio.

Nel secondo è illustrato un episodio ch’ebbe protagonista il dott. Gerra, medico condotto a Gerra, egli riuscì ad operare sull’aia della fattoria, mediante amputazione di un arto, una ragazza che per un incidente ebbe la gamba stritolata.

Nel successivo: Il dott. Attilio Cavallero, medico condotto a Felizzano, durante una epidemia di vaiolo verificatasi nelle campagne, riuscì ad isolare un ammalato con grave rischio della propria vita.

Segue un altro bassorilievo nel quale »lo stesso dott. Cavallero, arrivato a casa, entrò vestito, così com’era, in un mastello da bucato, dove aveva fatto approntare una soluzione disinfettante.

Il dott. Armando Sonnati, che con il suo sacrificio ebbe ad ispirare la creazione di questo monumento, è ritratto nel momento in cui, quasi presago di quanto lo attende, saluta la moglie ed i figli, per recarsi a compiere il suo dovere.

Quello successivo illustra la morte del dott. Sonnati, mentre (in basso) la sua famiglia, e (in alto) la famiglia dell’ammalato, lo attendono invano.

L’altro «bassorilievo rappresenta la scuola pluriclasse della maestra Magda Maino (gli scolari, dopo la rievocazione che la loro maestra ha fatto del patetico episodio, spontaneamente offrono il loro obolo per erigere una statua ricordo).

Tra le varie prestazioni del medico condotto c’è anche quella dell’assistenza alle partorienti, nel momento che mettono al mondo una nuova vita.

Qui il medico condotto è anche ostetrico.

Segue: La visita a domicilio dell’ammalato segna il momento più importante della missione materiale e morale del medico condotto. In tutte le più lontane case della sua condotta. Egli arriva alla prima chiamata.

Non meno preziosa la visita ambulatoriale per i casi meno gravi.

Il bassorilievo seguente ricorda «l’abnegazione di un medico condotto operante a Lu Monferrato, che, come tanti altri colleghi, si prodigò in soccorso dei partigiani feriti.

Il modico condotto è sempre presente nella vita del popolo italiano, quando e ovunque è richiesta la sua assistenza. Al mare soccorre chi sta per annegare…in montagna accorre nelle più varie sfortunate contingenze.

Nel bassorilievo che chiude la serie: Tre donne commentano la vita nei suoi diversi momenti e il Monumento stesso, dal racconto di Fucini alla scalata in montagna, e ne vogliono trarre una morale. Esse sono: l’intraprendenza, l’Indifferenza, la Tolleranza. Sotto c’è una chioccia con i suoi pulcini e, dietro, il gallo: “la vita”.

Il Gallo che compare anche nel logo del Centro per lo studio e la promozione delle professioni mediche.

Il 23 settembre saranno 40 anni dalla inaugurazione del Monumento al Medico Condotto d’Italia, il 25 agosto 2018 il Tempio Votivo dei Medici d’Italia ha festeggiato il suo ottantesimo anniversario di consacrazione e, il 3 ottobre, la sua erezione a santuario.

Come riporta Francesca Boldrini nel suo saggio, già citato, il giornalista Giovanni  Cenzato nella sua Prefazione alla pubblicazione di don Cambiano sul Duno e il Tempio Votivo dei Medici d’Italia scrisse: Come sia nato questo tempio è stato detto da varie persone, è stato illustrato da più di uno scrittore. È una delle storie più commoventi che abbiamo mai intessuto di dolcezza il groviglio spinoso delle umane vicende. Il sacerdote Carlo Cambiano ha una venerazione speciale per i medici. Essi sono per lui degli apostoli. Opinione questa naturalmente divisa da quanti sanno apprezzare con serenità di giudizio e con onestà di coscienza il sacrificio diuturno di questi uomini di scienza, spesso misconosciuti e un tempo persino derisi, per quanto inutilmente. Il medico è veramente un apostolo. È spesso un eroe. Gli atti più generosi dell’altruismo vengono spesso da uomini che, come loro, conoscono la miseria della nostra carne, per la quale andiamo si follemente ambiziosi, e quindi sanno comprendere quanto sia inferiore allo spirito. I medici sono soldati che combattono la morte, pur sapendo che il destino non muta da uomo a uomo, perché per quanto vi sieno uomini che abbiano tutte le ore colorate di letizia, v’è immancabilmente per ognuno, sia ricco che povero, primo od ultimo nella scala sociale, un’ora che lo uccide. I medici studiano per allontanare quest’ora., non già per distruggerla, ché questo non sarebbe un dono, ma un castigo. Morire è arrivare a Dio. Ma più che ritardare quest’ora, i medici leniscono le nostre sofferenze, aiutano a sopportare. Sono dei Cirenei. La scienza li aiuta ma il più spesso è il cuore che aiuta.

Bisogna stimarli, venerarli, ammirarli, Don Cambiano non è medico, ma del medico ha studiato l’anima, ha compreso le lotte e i sacrifici. Ha pensato che essi si dibattessero spesso contro il nemico implacabile e che nel momento decisivo la scienza, che è cosa umana, non servisse più. Allora può intervenire la scienza non umana, che è la conoscenza di Dio. Dio può aiutare, illuminare, infondere quel coraggio esterno che solleva chi sta per cadere. La luce è anch’essa un’arma. Bisogna dire ai medici che la Fede è una forza. Ed egli lo volle dir loro innalzando per essi una chiesa, dedicandola loro, offrendola loro in dono. E così nacque il Tempio di Duno per i Medici. È la casa del loro spirito che aduna, ad un tempo, la speranza e la gratitudine verso l’onnipotente. Nulla s’è mai fatto in Italia, anzi al mondo di consimile. Non solo. Ma il pio sacerdote ha voluto dedicare ai Medici un sacrario, ha voluto che fossero scritti in esso i nomi dei Medici caduti nell’adempimento del loro dovere, sia in pace che in guerra. Li lancia nell’eternità senza sfoggio di monumenti allegorici, grandiosi e ingombranti, fatti spesso più per la vanità di chi resta che per la pietà di chi parte.

Legato a don Carlo Cambiano e suo amico fu «il medico condotto Salvatore Giuffrida, che fino alla morte avvenuta nel 1934, con abnegazione, viaggia per la Valcuvia, giorno e notte, per sovvenire ai bisogni dei suoi pazienti», che con il giovane sacerdote torinese, condivise l’idea di erigere un Tempio Votivo nel piccolo Comune di Duno.

Tutta la costruzione e successiva decorazione vide la collaborazione e l’opera stessa di numerosi Medici Condotti; così «dello scultore Enrico Magrini, medico condotto di Busnago, la porticina del Tabernacolo, il busto di don Cambiano e il portale del Tempio.

Ho parlato di medico condotto – scrive Francesca Boldrini – «una categoria di medici di cui Magrini andava fiero, tanto da scrivere in una lettera del 12 settembre 1849, indirizzata al professor Di Natale, «[…] Se, come sarà necessario, verrà reso di pubblica ragione e il nome e la categoria cui appartiene il modellatore, prego sia posta bene in evidenza la mia condizione di medico condotto (dura, durissima qualifica) e che questo suo lavoro è una prova di attaccamento a quel corpo di professionisti, ai quali ritengo molto onore appartenere, lavoro che ha una sola innegabile qualità: l’affetto ai colleghi che coll’opera e colla vita hanno dato lustro e memoria alla professione».

Sulle sculture del portale rimando all’esaustivo saggio di Francesca Boldrini, già citato.

Scrive, sempre Francesca Boldrini: «Nelle due parti dello zoccolo del portale sono racchiusi due medaglioni: a sinistra una madre in pianto (luctu mater), a destra tre putti che allontanano (arcent) la nube dei morbi deleteri. Questo gesto vuol essere l’augurio di poter giungere al completo benessere della stirpo attraverso una saggia prevenzione. Il motto “Arcent” (tengono lontano) spiega il concetto cui si è ispirato l’autore.

Assonanze, forse…

Così Giovanni Sisto, chiude le sue note sul Monumento al Medico Condotto d’Italia: «Ma il monumento non vuole essere un semplice, e pur doveroso, atto di gratitudine al Medico condotto: se così fosse, già al suo nascere, sarebbe un documento di puro valore archeologico, e sarebbero frustrati dieci anni di studio e di operosità. Il Comitato promotore ha ritenuto così di trasmettere al Servizio Sanitario Nazionale, che sta ristrutturando ab imis l’organizzazione della salute nel nostro Paese, le funzioni e lo spirito del Medico condotto, senza i quali l’assistenza sanitaria di base non avrebbe né anima né volto umano.

Il Monumento non sarebbe che un inerte blocco di tufo, cemento e bronzo relegato in un anfratto del monte di Crea, se, come il mitico Giano bifronte, non guardasse idealmente al passato, per ricuperarne i più schietti valori umani, e non guardasse anche al futuro, per proiettarsi in questa società ancora tanto disumana e disumanizzante.

«Se la nostalgia per il medico di una volta non dev’essere condizionante e pregiudicare gli sviluppi del progresso nella medicina e nell’assetto sanitario nazionale, è doveroso riconoscere che il paziente non può essere ridotto a puro oggetto di studio o, peggio, a un “numero” nell’unita sanitaria locale.

«L’ammalato non è un concentrato di analisi e di dati statistici, ma, prima di tutto, un uomo»; e riprendendo le parole del dottor Magrini ad un gruppo di medici, ai quali presentò in anteprima la sua opera, lo scultore spiegò così’ la rappresentazione generale del portale:

«[…] Malattie, pregiudizi e violenze sono la causa prima delle sventure, alle quali il genere umano è costretto a soggiacere. Ad eliminarle – nel limite del possibile- una casta di Uomini si è particolarmente dedicata alla cura e alla prevenzione di molte di tali sventure. Per secoli e secoli la scienza ha vissuto vagando incerta tra sintomi, cause ed effetti, confondendoli bene spesso gli uni con gli altri; sì che soltanto nell’ultimo secolo si è potuto lentamente  raggiungere una certa sistemazione consolidando i principi scientifici. Ora il portale nella sua raffigurazione generale tenderebbe appunto a riassumere questo penoso cammino».

Proprio su queste parole chiudiamo questo intervento auspicando che, quanto prima, cessata questa pandemia si riesca a creare un gemellaggio tra il Tempio Votivo dei Medici d’Italia di Duno e il Monumento al Medico Condotto d’Italia di Serralunga di Crea, uniche realtà italiane, europee e mondiali, che ricordano questa “alta” e nobile Professione e il loro muto sacrificio.

Brevi note bibliografiche

Lucio Bassi, Luigi Visconti, Monumento al Medico Condotto d’Italia Serralunga di Crea (AL) – Parco del Sacro Monte – inaugurazione 23 settembre ’79, Regione Piemonte, Torino1979.

Francesca Boldrini, Il Tempio Votivo dei Medici d’Italia: «porto di rifugio dello spirito», in «Terra e gente», 26, 2018, pp. 185 – 200.

Carlo Cambiano, Duno e il Tempio Votivo dei Medici d’Italia, Edizioni D’Arte Pavoni, Milano 1942.

Giovanni Censato, Prefazione, in C. Cambiano, Duno e il Tempio Votivo dei Medici d’Italia cit., pp. 17 – 19.

Giovanni Cenzato, Piccolo mondo provinciale, prefazione di Renato Simoni, copertina e tavole di  Michele Cascella, Editore Ulrico Hoepli, Milano 1946, p. 276.

Italo Farnetani, La condotta medica come modello di efficace assistenza sanitaria nel territorio, in «Annali Aretini», 2012; 19, pp. 209 – 224.

Renato Fucini, I soldi del babbo, da Dolci Ricordi, in Le veglie di Neri, TEN, Roma 1993, p. 78.

Idro Grignolio, La storia del dottore che morì nella neve il monumento al Medico Condotto a Crea, in «Azione Sanitaria», XXVI, 2009, n. 9/10, p. 3.

Antonio Molfese, Il Medico Condotto. Storia dell’Assistenza sanitaria sul territorio prima e dopo l’Unità d’Italia, Centro Regionale Lucano dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, Centro Studi sulla Popolazione – Torre Molfese, San Brancato di Sant’arcangelo (Pz) 2008.

Giovanni Pascoli, ”Ai medici condotti” [precede: Pascoli e i medici di Ettore Janni], Ed. il Giardino di Esculapio,  Milano 1955.

Monica Simeoni, Un medico condotto in Italia, il passato presente. Pierluigi Piano

Giovanni Sisto, Perché un monumento al Medico Condotto, in Bassi, Visconti, Monumento al Medico condotto, cit., [9] p. n.n. qualitativa, Franco Angeli, Milano 2009.

Giovanni Sisto, Perché un monumento al Medico Condotto, in Bassi, Visconti, Monumento al Medico condotto, cit., [9] p. n.n.u

Pubblicato da fabrizio priano

Ho creato questo blog per esprimere le mie idee sui fatti di cronaca politica

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