
La prima fase muraria dell’edificio risalirebbe prima del 1181, poiché in quell’anno, Guido II, marchese di Gavi, cedeva al suddiacono Girvino la metà del castello di Grondona e altri fortilizi al prezzo di 600 denari d’argento comprese le torri, le mura, i fossati. La località fu disputata da Tortona e da Genova; agli inizi del Duecento i marchesi di Gavi alienarono completamente i loro diritti sul luogo e così gli omonimi signori, i da Grondona, rimasero unici feudatari del borgo e del castello. Nel secolo successivo parti del feudo pervennero ai Fieschi.
Nel 1457 Grondona passò poi sotto i duchi di Milano che misero come castellano Giacomo Malaspina, ma già nel 1477 ritornò ai Fieschi. Nel 1547 Grondona, insieme a Vargo di Stazzano, fu concessa ad Andrea Doria; nel 1560 ritornò ai Malaspina, che la terranno fino al 1797.Il castello era di forma oblunga, con tre torri cilindriche, un mastio anche esso circolare e con una cappella; dal 1797 fu abbandonato divenendo ben presto un pittoresco rudere;già Goffredo Casalis, nel 1841, lo descriveva come completamente in rovina.
Si vociferava che ogni giorno, naturalmente a mezzanotte, tra quei muri sbrecciati, tra le torri rovinanti e i resti della cappella, si sentissero voci, sussulti e grida e che nel mastio, dove alle volte apparivano luci,nel 1434 [sic] fosse stato trucidato, a seguito diuna congiura, un castellano, forse reo di tradimento; questi, prima di morire, avrebbe giurato di ritornare, come fantasma, cinquecento anni dopo, ovviamente per vendicarsi …In effetti, profezia o no, quanto rimaneva dell’edificio crollòil 13 aprile 1934, di notte, verso le 23, a causa di una frana staccatasi dal monte Asserello:furono distrutte ben cinque case, molte altre furono lesionate e, purtroppo, si contarono undici morti e diversi feriti.
Del castello rimase, dopo tale catastrofico evento, solo una torre circolare (il mastio), con uno splendido portale in pietra e con ancora visibili alcuni beccatelli che in origine dovevano sorreggere il cammino di ronda; tale sopravvivenza sarebbe dovuta, sempre secondo una tradizione locale, al fatto che era (ed è) abitata da un inquieto fantasma, condannato, a restare in quel luogo finché non troverà pace. Il torrione (o la “Torre” com’è definita dai Grondonesi) superstite però appariva in condizioni precarie poiché interessata dall’erosione del terreno, evidentissima nelle fondazioni sul lato prospiciente l’area di frana, dovuta al progressivo arretramento della parete.Nel 2005 fu avviato un progetto per smontare la torre, simbolo del paese, e “rimontarla”, su di
un terreno più sicuro; con un lavoro durato anni il mastio è stato smontato e riedificato, nel 2012, a circa 150 metri rispetto alla vecchia localizzazione e ora è visibile anche dalla strada per Arquata. Ci si augura che il turbolento fantasma, dato il recente spostamento della torre, non ne avrà a patire per i secoli futuri!
Walter Haberstumpf