Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee e della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA in collaborazione con il Comune di Casale Monferrato AL (nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19) ha organizzato la visita guidata alla mostra ESPERIENZA #02 Undici artisti in relazione dal 10 luglio al 29 agosto 2021 sabato 24 luglio 2021 alle ore 16.00 con l’Artista Nadia Galbiati
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione ha commentato : “La possibilità di visitare una mostra come “L’ora di Mosca” e’ di per se un’ottima opportunità di fruire dell’arte , esibita nelle molteplici sfaccettature che le opere esposte dagli undici artisti evocano, ma poterla visitare con uno degli artisti che la illustra, rappresenta la strada maestra per cogliere la vera essenza, il vero significato di ogni opera, così come lo ha immaginato l’artista che l’ha creata. Motivo per cui invito tutti i veri cultori dell’arte contemporanea, sabato 24 luglio dalle 16 alle 19, ad approfittare della visita guidata e delle sapienti illustrazioni di Nadia Galbiati.” Il 24 luglio al Castello dei Paleologi di Casale Monferrato si terrà la visita guidata alla mostra dal titolo “Esperienza #02” del Gruppo Artistico Indipendente de L’ora di Mosca. Gli 11 artisti che lo costituiscono, Aqua Aura, Giuliano Caporali, Loretta Cappanera, Elisa Cella, Andrea Cereda, Angelica Consoli, Nadia Galbiati, Marco Grimaldi, Alex Sala, Matteo Suffritti e Manuela Toselli, tutti diversi per provenienza, età ed espressione, si è consolidato il giugno del 2020 in uscita dal primo lockdown. Il progetto vede il supporto dell’Associazione Culturale Libera Mente – Laboratorio di Idee di Alessandria e il Contributo Critico di Chiara Tavella. La mostra che è stata inaugurata lo scorso 10 luglio con notevole successo di pubblico, sarà presentata dall’artista Nadia Galbiati che sarà disponibile per illustrare il percorso espositivo dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Alcune immagini dell’inaugurazione di sabato 10 luglio scorso
Alcune immagini dell’inaugurazione di sabato 10 luglio scorso
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee e della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA
in collaborazione con il Comune di Casale Monferrato AL
ha il piacere di annunciare:
dal 10 luglio al 29 agosto 2021
ESPERIENZA #02
Undici artisti in relazione
Inaugurazione sabato 10 luglio ore 17.00
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione commenta :
“La missione della nostra Associazione è quella di promuovere le iniziative Artistico-Culturali non solo nella Città di Alessandria, ma anche a livello nazionale e internazionale e finalmente dopo tutti i mesi di chiusura delle attività culturali dovuta all’emergenza Covid, ripartiamo e lo facciamo alla grande con una mostra bella e importante in una location altrettanto bella e importante, il Castello di Casale Monferrato.
L’ora di Mosca è un Progetto espositivo culturale di 11 Artisti, che trae ispirazione da Wassily Kandinsky, che nel suo libro intitolato Sguardi sul passato descrive la città di Mosca durante un momento della giornata, un istante particolare al tramonto, dove la luce, riflessa dalle cupole dorate del Cremlino, sembra far liquefare in un caleidoscopio di colori il cuore della città, come se fosse un orchestra con tutti gli strumenti che suonano all’unisono poco prima dell’epilogo.
Un ringraziamento sincero agli undici artisti che con le loro opere hanno creato un evento veramente unico e al Sindaco di Casale Monferrato Federico Riboldi che con la sua Amministrazione ci ha concesso l’utilizzo degli spazi espositivi del Castello.”
UNDICI ARTISTI IN RELAZIONE ESPERIENZA
ESPERIENZA #02 COMUNICATO STAMPA
Tipologia: Mostra Collettiva Titolo: L’ora di Mosca – Esperienza #02 Dove: Casale Monferrato (AL) – Castello dei Paleologi Quando: dal 10 luglio al 29 agosto 2021 (salvo diverse disposizioni sanitarie) Inaugurazione: sabato 10 luglio ore 17.00 Ingressi contingentati Orari: Sabato e Domenica : 10.00/13.00 – 15.00/19.00 Testo critico: Chiara Tavella Supporto al progetto: Associazione Culturale Liberamente – Laboratorio di Idee di Alessandria Con la collaborazione di: Associazione AISA Associazione Italiana Sicurezza Ambientale Sezione di Casale – Comune di Casale Monferrato (AL) Info: info@loradimosca.it Sito web: http://www.loradimosca.it
ESPERIENZA #02 GLI ARTISTI DEL PROGETTO
AQUA AURA GIULIANO CAPORALI LORETTA CAPPANERA ELISA CELLA ANDREA CEREDA ANGELICA CONSOLI NADIA GALBIATI MARCO GRIMALDI ALEX SALA MATTEO SUFFRITTI MANUELA TOSELLI
La sede espositiva (foto) Con il Patrocinio di
ESPERIENZA #02 Dal IO luglio al 29 agosto, il Castello dei Paleologi a Casale Monferrato ospiterà la prima mostra — in realtà concettualmente la seconda, ecco perché il titolo Esperienza #02 — de L’ora di Mosca, gruppo artistico indipendente, nato nel giugno del 2020, alla fine del primo lockdown, per riaffermare il proprio “esserci”, la propria esistenza creativa, di fronte all’annullamento di molte attività culturali imposto dalla pandemia. II gruppo si compone di undici artisti — Aqua Aura, Giuliano Caporali, Loretta Cappanera, Elisa Cella, Andrea Cereda, Angelica Consoli, Nadia Galbiati, Marco Grimaldi, Alex Sala, Matteo Suffritti, Manuela Toselli — accomunati non tanto dall’appartenenza a movimenti o aree linguistiche ben definiti, ma dall’intento di instaurare un dialogo tra mondi immaginativi anche molto diversi tra loro, seppure afferenti a un’area che si colloca tra l’astrazione e le pratiche concettuali. A questo allude il nome del gruppo, che prende spunto da una citazione di Wassily Kandinsky, tratta dal libro autobiografico Sguardi su/ passato (1913), in cui l’artista russo rievoca la forte emozione suscitata in lui dalla molteplicità dei colori che la luce di un tramonto invernale genera riflettendosi sulle fantasmagoriche architetture del Cremlino; una molteplicità però che, come in una grande orchestra composta di strumenti diversi, è in grado di accordarsi e generare una “sinfonia”. E proprio la convivenza di modalità espressive cosi diverse appare cifra dell’orizzonte artistico contemporaneo, non più dominato da un movimento o da una tendenza prevalente, come in passato, ma frammentato in tante individualità che procedono in modo autonomo. Se però la prima mostra prevista, Esperienza — che dove svolgersi in primavera, presso la Rocca di Umbertide (PG), ed è stata rimandata al prossimo autunno a causa della sospensione delle attività culturali dovuta alla recrudescenza dell’epidemia — doveva essere, e sarà, un “pieno” d’orchestra, un percorso in cui i tratti peculiari di ciascun artista vengono sottolineati e amplificati, anche in voluto contrasto tra loro, questo secondo movimento de L bra di Moscaè piuttosto un “pianissimo”, o un “adagio”, in cui alle distonie, ai forti del primo progetto viene sostituito un mood più morbido, uniforme e sussurrato, rappresentato dalla scelta cromatica cui tutti gli artisti si sono attenuti, impostata sul non colore, o meglio su un colore che affiora incerto, sporco, come per sottrazione, tra il bianco e il nero prevalenti. Questo soprattutto nello spazio espositivo principale, ampio ambiente aperto dove i lavori, sia a parete che scultorei, si articolano come un percorso continuo, dai blu profondi delle nebulose di Marco Grimaldi alle costellazioni atomiche, rarefatte e immateriali, benché ispirate agli elementi minimi della materia, di Elisa Cella; dagli interni impossibili, vuoti, disperatamente bianchi delle fotografie digitali di Aqua Aura, al colore pieno in sé di vita, anche quando è solo colore e solo bianco o nero, delle tele di Giuliano Caporali; dalle trame di racconti, miti e vissuto dei lavori tessili di Loretta Cappanera, agli intrecci di seta e specchi, di sentimento e razionalità, di Manuela Toselli, fino alla realtà attuale, distillata da Matteo Suffritti in installazioni che, avvalendosi della fotografia, riassumono il dramma delle migrazioni, per esempio, in un paio di braccia che, sole, emergono da una vasca d’acqua. Mentre nei due torrioni, spazi dal carattere più marcato, che hanno la forza un po’ brutale delle architetture a destinazione difensiva, risuonano nuovamente i contrasti: in un torrione, la contrapposizione tra le costruzioni “fredde”, razionali e architettoniche di Nadia Galbiati, e le strutture “calde”, sorta di carapaci di vecchie lamiere, di Andrea Cereda; nell’altro, il contrasto tra una installazione, quella di Alex Sala, che pone in discussione l’individuo, più aleatorio delle “cose” concrete, oggetti e luoghi, dove l’individuo stesso abita, e una ricerca, quella di Angelica Consoli, in cui invece proprio la dimensione più profonda dell’io, il senso del sacro, si ritrova in piccoli oggetti quotidiani dalla valenza simbolico-religiosa. Anche le opere dei torrioni sono improntate però al monocromatismo, anch’esse partecipano di quella tonalità d’insieme che è non solo una questione di colore, ma di poetica e di messaggio: l’esposizione al Castello di Casale si propone come un tappeto visivo che scorre fluido, da un lavoro all’altro, come una sorta di “sottofondo”, come un discreto accompagnamento ad una voce narrante che, però, è il silenzio. Questa voce, questo silenzio, “potremmo definirlo come una sorta di ‘Reale’ che si sovrappone ai linguaggi — scrivono gli artisti — come l’impronta del momento storico in cui la mostra si colloca, che è esterno ad essa eppure incombente. L’isolamento e la pandemia ci hanno allontanati gli uni dagli altri e ci hanno insegnato la diffidenza. Una diffidenza che è diventata lentamente distanza da tutto ciò che prima era la nostra quotidianità. Questa forzata realtà dentro la quale un organismo, piccolissimo e invisibile, ci ha condotto, ha modificato anche le dinamiche della nostra stessa attività di artisti, il nostro porci di fronte alla creatività. Nel sottofondo generale di questa sub-realtà (o neo-realtà) che ha cancellato ogni riferimento consueto, ogni abitudine; in cui ogni legame sociale, ogni naturale gestualità è intrisa di disinfettante e i volti sono coperti e cancellati da maschere, si sta perdendo il colore, l’espressione naturale dell’essere (o dell’esserci stati)”. L’ora di Mosca ha dunque cambiato registro. Rispetto al primo progetto, che poteva essere letto come una ribellione, anche rabbiosa, al primo lockdown, come una pervicace rivendicazione d’esistenza, ora, con il protrarsi della pandemia, nell’incertezza della realtà che si profila, nella consapevolezza di essere dentro una svolta epocale, la riaffermazione della necessità dell’arte va fatta con voce sommessa. ” Eppure sotto questa coltre noi esistiamo. Siamo dentro una porzione di futuro, per quanto distopico — scrivono ancora gli artisti de L’ora di Mosca — La mostra però non vuole “urlare”, non vuole rivendicare nulla, anzi. Vorrebbe essere uno scorrere leggero di visioni, emozioni e pensieri, come a dire: ‘Noi siamo qui. Il nostro stato d’animo, sospeso e incerto, è come quello dello spettatore’. Come una fotografia in scala di grigio, come un quadro senza colore. Entreremo in scena con un mormorio, per non disturbare, un brusio di sottofondo dentro il quale l’unica nota che si distingue è la nostra dichiarata ‘diversità’: il nostro essere scivolamenti di tono”.
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee ha organizzato (nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19) la presentazione del libro dal titolo “LE MANI DEL MAGO Sergio Viganò il massaggiatore dei Campioni ” di Massimo Brusasco Presso CENTO GRIGIO Via Edoardo Bonardi , 25 – 15121 Alessandria Venerdì 25 giugno 2021 alle ore 18,30
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato : “Ricominciare a presentare libri dopo la lunga chiusura forzata dovuta alla pandemia e’ un bel modo per ritrovare la normalità. Il fatto poi di presentare un libro scritto da un amico come Massimo Brusasco di cui ho già avuto modo di presentare libri nel passato con grande successo, dovuto alla sua innata simpatia oltre che alla sua bravura nello scrivere è un altro aspetto molto positivo.Il libro che presentiamo parla di Sergio Vigano’, un grande personaggio Alessandrino e grande uomo di sport, con un curriculum straordinario ed è la ciliegina sulla torta, finalmente si riparte e lo si fa con due amici di grande valore.”
LE MANI DEL MAGO di Massimo Brusasco Sergio Giosuè Viganò, classe 1941, è stato uno dei più importanti massofisioterapisti del calcio italiano, anche se il calcio italiano non lo sa. O meglio: non lo sa il grande pubblico, perché gli atleti, compresi campioni di primissimo piano, ben conoscono le virtù di quest’uomo dal vocione imponente e dalla tecnica innovativa. Molti di loro erano soliti rivolgersi a lui malgrado fosse alle dipendenze di altre squadre. E c’è chi continua a farlo, raggiungendo Lu, il paese del Monferrato dove Viganò, nativo di Garbagnate, nel Milanese, s’è trasferito convinto da un cuoco, diventato il suo amico più fidato. Oltre a Roberto Mancini, s’intende. Sì, perché è il tecnico della Nazionale e Viganò formano un binomio quasi indissolubile. Si sono conosciuti per caso, non si sono più lasciati. Mancini ha voluto con sé Viganò come massaggiatore alla Sampdoria (quella che vinse lo scudetto e arrivò in finale in Champions League), poi alla Lazio. E quando è diventato tecnico della formazione biancazzurra, ha preteso il suo sodale nello staff. Stessa cosa all’Inter, poi al Manchester City, poi ancora all’Inter… Viganò ha vissuto stagioni memorabili. Ha massaggiato il meglio dei calciatori europei, instaurando straordinari rapporti con Vialli, Mihailovic, Lombardo, Tevez, Platt, Montella, Gregucci, che lo considera un secondo padre. Ha lavorato con Gullit, Ibrahimovic e Ronaldo il fenomeno. Ha vinto talmente tanto che lui neanche si ricorda… Figlio di un massaggiatore scudettato (il padre Luigi, col Cagliari nel 1970), Viganò ha un curriculum straordinario in cui fa capolino addirittura Giovanni Paolo II. “Le mani del mago” racconta la vita di un uomo tutt’altro che perfetto, ma protagonista dietro le quinte dove, decisivo per accelerare i tempi di recupero dei calciatori, è stato sempre molto apprezzato. E’ anche un libro sull’amicizia, a cominciare da quella con Mancini. Che di lui dice: “Ho un sogno: portarlo con me in Nazionale e vincere insieme gli Europei del 2020”. Il libro include interviste a nomi celebri del calcio italiano, a cominciare da Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale di calcio.
Sergio Viganò, classe 1941, è uno dei massaggiatori e fisioterapisti più noti d’Italia. Lombardo di Garbagnate, da tempo abita a Lu Monferrato. Dopo molti anni nello staff dell’Alessandria Calcio, Viganò si è imbattuto (tra vari calciatori che ha assistito…) in Roberto Mancini, attuale ct della Nazionale. E’ nato un sodalizio straordinario: Viganò ha seguito Mancini (prima calciatore, poi allenatore) alla Sampdoria, alla Lazio, all’Inter e al Manchester City. Ovunque ha vinto lo scudetto. Viganò ha lavorato col meglio del calcio mondiale, da Ronaldo a Gullit, da Tevez a Ibrahimovic, da Vialli ad Aguero…
L’AUTORE Massimo Brusasco, classe 1970, giornalista professionista, ha pubblicato libri e vinto concorsi letterari. Autore Siae, scrive anche per il teatro e il cabaret. Conduce trasmissioni radiofoniche e il talk show teatrale ‘Il salotto del mandrogno’. Dal 2005 si racconta sul sito http://www.massimobrusasco.it
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee Ha invitato (nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19) alla presentazione del libro dal titolo
“LA STANZA DELLA POESIA ”
di Lia TOMMI
Presso Federico FONTANA, Bar Pasticceria, Piazza Garibaldi, 26 – Alessandria Tel 3426852810
Lunedì 31 maggio 2021 alle ore 18,00
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato : “Si riparte con le iniziative culturali in presenza e lo facciamo con la presentazione di una raccolta di poesie dal titolo “La Stanza della Poesia” di Lia TOMMI. L’Autrice è molto conosciuta in Città per la sua professione, insegnante di scuola primaria, e per l’impegno in varie attività sociali e culturali ”
LA STANZA DELLA POESIA
Sono entrata nella stanza della Poesia. Ho trovato il mio mondo di emozioni e sentimenti ricordi perduti nel vento lacrime e sorrisi immagini della mia terra luoghi a me cari. Ho trovato persone care gli amici e i loro doni tutto l’amore che ho dato e ricevuto. Ho trovato colori e profumi delle stagioni e la magia del Natale con il suo messaggio di pace. Ma soprattutto ho trovato parole mie solo mie che vengono dai sensi dagli occhi dall’empatia e sempre e soltanto dal mio cuore.
Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere. Rosalia TOMASINO , detta Lia Tommi, alessandrina, insegnante di scuola primaria, scrive poesie fin da giovanissima e ha partecipato a vari concorsi letterari, vincendo la prima edizione del microfestival poetico-letterario “Vi piace?” ad Alessandria e piazzandosi tra i finalisti della “Battaglia dei poeti” 2012 a Castellazzo Bormida e al concorso online “Neoriablog”. Ha presentato l’edizione alessandrina del Poetry Slam 2012. È stata membro della giuria del concorso per racconti brevi “Monferrato Scriptori Festival ” 2013 , da cinque edizioni lo è del concorso letterario nazionale “Le donne si raccontano” , organizzato dalla Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria e così pure è stata nella giuria della rassegna di cantautorato “ Nella mia ora di libertà “, nel 2018 , ad Acqui Terme. Attualmente scrive articoli di informazione e cultura sul media online “Alessandria Today” , ha contribuito con una poesia alla raccolta “ Soffi di poesia su Alessandria Today” e con un racconto all’ antologia “Piemontesi per sempre” di Edizioni della Sera. Rappresentante UISP nella Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria, da alcuni anni organizza eventi mirati alla parità e contro la violenza di genere. Organizza altresì eventi letterari : presentazioni di libri, a cui partecipa anche come voce narrante, serate dialettali e di letture libere a tema. Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere.
La pandemia non ha fermato l’ artista Nadia Presotto che durante lo lokdown si è dedicata a realizzare una grande tela ad olio, “City of light”, ora esposta in anteprima a Trofaiach in Austria, fino al 9 maggio, per promuovere l’ iniziativa internazionale “See-the-big-Picture” curata da Desmond Doyle. La tela presentata dall’ artista è un luogo d’ incontro tra memoria e immaginazione di uno spazio costruito dall’ uomo. I profili dei grattacieli si differenziano nella luminosità intensa del giorno, aperta a una vastità carica di luce accompagnati in primo piano dal verde della natura. L’ opera fa parte della serie “Cityscapes”, presentata per la prima volta in una personale in Alessandria nel marzo 2010. Nadia Presotto, artista italiana nata nel 1952, vive e opera a Conzano (AL). Appassionata d’ arte, frequenta corsi di disegno e gli atelier di numerosi artisti; studia il colore applicato alle varie tecniche, dall’ acquarello all’ olio realizzando tele con i colori ad olio e luminosi acquarelli. Ha frequentato il corso di incisione presso l’ Istituto Belle Arti e partecipato a workshop internazionali. Ha esposto presso sedi istituzionali e gallerie private in Italia e all’ estero. Numerose le partecipazioni all’ estero: Londra- Inghilterra, S. Paul de Vence- Francia, Lussemburgo, Rikuzentakata- Giappone; ha partecipato alle Biennali Internazionali dell’ Acquerello di Tirana (Albania); alla V Biennale di Grafica di Kazan e alla Rassegna Internazionale di High Graphic 2020 di Naberzhnye Chelny (Russia). Già presente in Russia nel 2018 al Museo di Stato di kazan e a Mosca presso la Sala degli Artisti Russi. Nel 2020, in febbraio, ha partecipato all’ importante rassegna internazionale di Milano Affordable Art Fair. Ha partecipato alle Fiere d’ Arte di Reggio Emilia (2008) e Padova (2010) con pubblicazione in catalogo, alle numerose collettive allestite in Verbania (lago Maggiore), al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, al Museo Etmografico di Alessandria. Presente all’ Oratorio Sant’ Ambrogio e la libreria Bocca in galleria di Milano, l’ ex Abbazia San Remigio di Parodi Ligure, al Castello di Piovera, al Museo d’ Arte Contemporanea di Mombercelli (AT), alla Biennale d’ arte in Palazzo Monferrato di Alessandria, Villa Vidua di Conzano, Museo del Legno di Pettenasco, Chiesa San Vittore di Vercelli; personali anche in Oderzo – Cà Lozzio, Palazzo Riggio a Nicosia, galleria Aglaia di Omegna e Galleria Viadeimercati di Vercelli e altre ancora. Presente al Padiglione Tibet, all’ interno di Padiglione Italia, della 54° Biennale di Venezia, allestito a Torino nel 2011 e in altre rassegne di Padiglione Tibet. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e pubblicate in molteplici cataloghi. Numerosi i critici che si sono dedicati alla sua attività artistica.
Un intervento personale a più voci di Giovanni Gaggia a cura di Stefano Verri dal 27 dicembre 2020 Museo Tattile Statale Omero
L’arte come archivio di memorie civili. Di Stefano Verri
Ancona e la Mole Vanvitelliana rappresentano il luogo simbolo in cui Giovanni Gaggia ha deciso di concludere un lavoro che lo ha impegnato per dieci anni: una riflessione sul legame tra arte e memoria. Una meditazione intima e personale sulla funzione civile, sociale e politica dell’azione creativa che si sviluppa ed evolve in un lungo arco di tempo con numerose azioni performative. Questo processo trova compimento a quarant’anni dalla strage di Ustica, nella città della famiglia Davanzali, armatori e azionisti di maggioranza di Itavia il cui DC-9 fu abbattuto il 27 giugno del 1980 da un missile in tempo di pace. Una tragedia che causò ottantuno vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.
Un ciclo di opere che comincia nel 2010, quando Giovanni Gaggia, durante una visita al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna che ospita la prodigiosa installazione di Christian Boltanski (n.1944), decide di disegnare gli oggetti che l’artista francese aveva chiuso nelle 9 casse sistemate attorno alla carlinga dell’aereo e pubblicato nella “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870”; una straordinaria operazione di sensibilizzazione civile volta alla ricerca della verità. Gaggia con un segno denso, stratificato e nervoso ripropone questi oggetti ricostruendoli attorno a macchie ematiche, dando vita all’opera “Sanguinis Suavitas”, in cui questo elemento primordiale, lungi dall’essere presagio o simbolo di morte, rappresenta una “memoria viva”, generata “seguendo l’idea che l’impronta di sangue racconti la vita” (MOCHI SISMONDI: 2021).
Nel 2015 nasce a Palermo il primo arazzo su cui Gaggia ricama “Quello che doveva accadere” – frase che Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica), suggerì all’artista durante il loro primo incontro davanti all’installazione di Boltanski – lasciando in sospeso l’ultima lettera. La ‘e’ finale è stata ricamata nello stesso anno a Bologna, nel corso di una seconda performance, ma con un filo più sottile simbolo di una storia inconclusa, di una labile verità che era ancora da trovare. A Palermo l’artista completa l’azione con ottantuno multipli, uno a ricordo di ogni vittima, donati in favore di altrettante testimonianze che i visitatori hanno apposto su un taccuino.
Nel 2016 Gaggia incontra per la prima volta le figlie di Aldo Davanzali, progettando una nuova azione performativa. All’alba del 9 giugno dell’anno successivo, sotto l’Arco di Traiano, rivolto verso la darsena che fino a qualche anno prima ospitava i due rimorchiatori dell’Itavia, l’artista conclude idealmente il suo ricamo ed assieme a Luisa e Tiziana Davanzali lo ripiega e lo ripone. Ciascuno, nella memoria, si riappacifica con la Storia.
A quest’ultimo ricamo si lega concettualmente l’opera realizzata in occasione del quarantennale perché possa rimanere stabilmente al Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come atto performativo finale di un ciclo, ma soprattutto come contributo permanente ad una “memoria viva”. In questo arazzo la frase/titolo “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE” viene scritta in Braille. L’opera nella sua interezza si apre simbolicamente ai sensi, le sue forme e il suo messaggio diventano pienamente esperibili attraverso il tatto con la possibilità di poterne ripercorrere i rilievi, attraverso l’udito stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana. Un archivio visivo e sonoro senza barriere, totalmente accessibile, in cui trentasei voci propongono la propria personale riflessione sul rapporto tra arte e memoria.
Un percorso intimo, tassellato di opere e di azioni indipendenti ma al contempo legate, che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del disegno prima e del ricamo poi, trasformando l’azione artistica in un concreto atto di meditazione, in cui i fatti sublimano, e sfumando sul piano della Storia, danno la giusta evidenza alla pluralità delle storie, delle voci, delle vite e soprattutto, dei sentimenti.
Quella di Gaggia è come abbiamo detto, una riflessione sull’arte e sul concetto di “memoria civile” che l’arte, come monumento, è chiamata a mantenere viva nella collettività, creando attraverso l’opera, un processo di intermediazione tra gli aspetti fattuali e quelli emotivi. Gaggia intraprende, quindi, un percorso di conoscenza in cui investiga e raccoglie testimonianze, in cui giustappone e rielabora elementi – parafrasando un pensiero di Foster (FOSTER, 2004, 21) a proposito dell’”archival art” – non con la volontà di raggiungere una totalità ma con l’intento di creare delle relazioni. Sulla pretesa oggettività della storia vince la necessaria soggettività dell’artista. Ciò che è fondamentale in questo processo è la progressiva dilatazione delle prospettive e della capacità di impatto del pensiero artistico e dell’opera. Il “cittadino-artista”, come lo definisce Daria Bonfietti (RIBAUDO: 2016, 5) – mantenendo sempre in filigrana la memoria dei fatti, il rispetto per le vittime e soprattutto la ricerca della verità – espande progressivamente il proprio campo d’azione dal particolare (il disegnare gli oggetti del 2010) all’universale (il coinvolgimento del pubblico nel 2015 e l’installazione sonora a più voci nel 2020), dal politico (la ricerca della verità sui fatti) all’epico (il ruolo dell’arte nella trasmissione della memoria collettiva).
L’ultimo “gesto”, il finale di questo decennale percorso di crescita artistica e umana, è stato quello di chiudere il grande ricamo in un tubo di metallo con il titolo sovrimpresso in caratteri Braille a imperitura memoria di “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE.”.
MOCHI SISMONDI, Alessandro, 2021, Conversazione con Giovanni Gaggia, in “Il segno di Ustica. L’eccezionale percorso artistico nato dalla battaglia per la verità”, Cue press, Imola.
FOSTER, Hall, 2004, An Archival Impulse, in «October» 2004, ottobre, n. 110.
RIBAUDO, Serena, “L’arte e la memoria”, Giovanni Gaggia. INVENTARIUM, Maretti, Imola 2016.
Contributi sonori
Un archivio permanente ed in continuo aggiornamento, in risposta a questa domanda dell’autore: “Analizziamo i termini Tempo e Giustizia in relazione a questa tragica vicenda, inoltre, se lo è stato, che valore ha l’aver affidato la memoria all’arte?” Ascolta la domanda fatta da Giovanni Gaggia
Il mare è speranza. Il mare è rabbia. Il mare è un mistero che trattiene tutte le sue verità, le nasconde sapendo che poi, in un qualsiasi momento, potrà e saprà restituirle a chi sa attendere e ascoltare. Il mare prende, ma sa dare. Sempre. Il mare ha una sua voce intensa che aspetta le onde per essere condotta a riva riportando e accompagnando con sé tutte quelle storie che nel blu profondo sono state assorbite e custodite. Il mare è memoria di vicende che qualcuno vorrebbe cancellare o dimenticare, di esistenze interrotte, di tragedie scontate e subite, ma anche di speranze che possono riaffiorare, di conquiste da ottenere, di sogni da realizzare. Il mare è passato e pure futuro. Ieri come oggi il suo fraseggio ha accompagnato le vicissitudini umane. È stato confine, barriera, limite, così come è diventato soglia, ponte, passaggio, rotta, scoperta. I racconti del mare, nella cronaca che conosciamo, passata e presente, ci accompagnano all’attesa di chi, guardando l’orizzonte aspetta la verità, aspetta un riscontro, vuole giustizia, pretende che nulla sia lasciato cadere nell’oblio. Aspetta sulla riva e coglie, onda dopo onda, la voce di anime disperse, di affetti rubati, di sentimenti interrotti. Guarda il mare che, con la sua maestosità incommensurabile, protegge l’innocenza di quelle anime offese. In fondo all’orizzonte si può sempre aggrappare il grido della speranza di che vuole una giustizia, vera e non di comodo. Se molti uomini vedono e attendono, superstiti di tragedie subite, l’artista è, tra loro, il demiurgo: uomo tra gli uomini lui vede oltre, sente, intuisce, capisce, osa e agisce. Concepisce allora un’opera che diventa un universo accogliente per le vittime e per i giusti che le difendono, richiama la collettività e le consegna un “monumento”. Qualcosa che è fatto per “rimanere”. Con questo ci coinvolge con tutti i sensi, ci richiama e impegna come collettività, ci riporta a condividere a preservare e a non dimenticare. Cattura intenzioni, ricordi, memorie, testimonianze perché mai nulla potrà essere perduto, mai nulla potrà essere dimenticato. Ci invita sulla riva ad ascoltare le onde e le loro parole. Ci spinge a guardare l’orizzonte. Ritorniamo a lui, al mare. Non solo risorsa e spazio di libertà, ma anche scrigno di corpi innocenti, di stragi che la storia, nei suoi capitoli, tragicamente vede scritte e riscritte. Sa, l’artista, far corrispondere il passato nel presente, perché quello che è stato non sia mai trascurato e abbandonato e perché la giustizia non affondi con la speranza della sua stessa – giusta – affermazione. Bisogna mettersi in gioco, con tutti noi stessi affinché nulla sia lasciato invano e nulla si perpetui nuovamente. Allora, come oggi. Matteo Galbiati
Intervento di Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di idee
10 marzo 2021 In ricordo del primo tricolore issato 200 anni fa presso la Cittadella di Alessandria . Iniziativa promossa dalla Delegazione di Alessandria dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, in collaborazione con l’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee e la Sezione “E. Franchini” di Alessandria dell’Associazione Nazionale Bersaglieri.
I moti del 1821 sono stati uno snodo fondamentale per la storia italiana. Altrettanto si può dire per la storia europea. La Città di Alessandria ed in particolare la Cittadella oltre ad altri luoghi cittadini come Palatium Vetus, sono stati il cuore e l’epicentro dei Moti. Oggi possiamo affermare con cognizione di causa che tutto il processo che porterà all’Unita’ d’Italia è partito o comunque ha avuto un impulso fondamentale proprio in quei giorni, nella nostra Città. Partita all’inizio del 1820 dalla Spagna dopo aver contagiato l’Italia meridionale, l’insurrezione arriva in Piemonte e ad Alessandria sfocia nella Rivoluzione Piemontese La notte tra il nove e il dieci marzo 1821 in Cittadella è partito il Risorgimento Italiano e ha sventolato il primo Tricolore, La Rivoluzione Piemontese parte da Alessandria e divampa in tutto il Piemonte. Il Tricolore e la nuova Costituzione e l’idea di dichiarare guerra all’Austria e al suo impero opprimente, sono simboli e idee di libertà che in quel caso durano temporalmente molto poco ma idealmente danno il via a quello che si realizzata quaranta anni dopo con l’unità d’Italia. La città pagherà un prezzo molto altro per aver dato vita e aver di fatto iniziato i moti ma quella nuova aria di libertà e quel sentimento di italianità non si fermeranno più. L’alessandrino Andrea Vochieri fuggirà in Spagna dopo i moti del 1821. Tornerà poi in Italia e ad Alessandria anni dopo prenderà parte ai moti del 1833 e questa volta verrà imprigionato qui in cittadella e poi giustiziato ma il futuro andrà nella direzione impressa in quegli anni e con quelle gesta eroiche. Oggi noi siamo qui a ricordare e commemorare quelle gesta che certamente meritano più spazio nella storia Patria ma che costituiscono ancora oggi un insegnamento a cui ispirarsi e altrettanto importanti anche nel pensare il futuro di questo meraviglioso luogo alessandrino che è la Cittadella e che ancora una volta con il suo riutilizzo può ispirare una nuova rinascita da questi momenti di grandi problemi legati alla pandemia.
Abbiamo incontrato lo scrittore savonese Roberto Centazzo: un incontro piacevole, con una persona che scrive molto e con grande passione, con un senso ironico che rende piacevole la lettura e contemporaneamente fa riflettere su temi sociali molto “caldi”.
Quando e come si è accostato alla scrittura?
Io ho deciso a sette anni che avrei fatto lo scrittore. Poi ho perseverato. Non c’è una strada prestabilita per arrivare alla pubblicazione, specie se, come è successo a me, non si hanno conoscenze nel settore. Ma io volevo fare quello. E scrivevo romanzi che nessuno avrebbe pubblicato, non sapendo neppure a chi spedirli. Poi un giorno ho vinto un concorso letterario e il primo premio era la pubblicazione. Stamparono trecento copie e a me sembrò di toccare il cielo con un dito. Mi accorsi ben presto che la strada era ancora lunga ma passo dopo passo, con l’affetto dei lettori, sono arrivato a un grosso editore, Tea del gruppo Gems, il secondo gruppo editoriale italiano e ora sforno due romanzi l’anno. Bisogna crederci!
Lei è uno scrittore molto prolifico: quando e come scrive? Di getto e poi rivedendo o ragionando lucidamente su forma e contenuti?
Io scrivo tutti i giorni, almeno tre ore al giorno. Scrivere è come sollevare pesi, non puoi tirare su cento chili e poi non fare nulla per un mese. Bisogna allenarsi quotidianamente. Io mi considero un artigiano e il mio studio è come la bottega di un falegname. Ci sono attrezzi del mestiere ovunque: libri aperti, racconti iniziati, scalette per romanzi, testi di canzoni, spunti per favole… mi metto lì e vado avanti con qualcuno dei tanti lavori cominciati. Non scrivo di getto né ragiono lucidamente sui contenuti. Semplicemente piallo, stucco, carteggio finché un lavoro non ha più imperfezioni ed è finito. Oltre ai romanzi ho scritto, insieme a Felice Rossello, una commedia musicale con le musiche di Enrico Santacatterina , che è portata in scena dalla compagnia teatrale san Fruttuoso di Genova e i testi delle canzoni dell’album Mendicante, sempre di Enrico Santacatterina.
Quali sono le tematiche che affronta più sovente? I generi letterari a cui preferisce dedicarsi?
Nei miei romanzi affronto temi di attualità, ma lo faccio attraverso il linguaggio della commedia, ossia stemperando i toni. Leggerezza non significa superficialità, ma è un traguardo a cui ogni scrittore dovrebbe ambire. Rispettivamente nei cinque romanzi della serie Squadra speciale Minestrina in brodo (Squadra speciale Minestrina in brodo, Operazione Portofino, Operazione Sale e pepe, Mazzo e rubamazzo, L’ombra della perduta felicità), ho affrontato il tema dello sfruttamento dei migranti da parte della criminalità organizzata, del traffico internazionale di auto di lusso, delle truffe a danno degli anziani, delle speculazioni edilizie frutto di accordi tra banche, politica, Chiesa e ‘ndrangheta, e in ultimo della sindrome del Burnout. Poi ho anche un’altra serie, quella delle storie di Cala Marina, costituita per ora da due romanzi, Tutti i giorni è così e Bevande incluse, in cui racconto storie ambientate nel 1967 in una piccola località immaginaria della Riviera ligure, Cala Marina. I protagonisti sono sette, vivono la stazione ferroviaria: il capostazione, il maresciallo della Polfer, la barista, l’edicolante, il tassista e un pendolare. E poi lui, Adelmo, l’addetto alle pulizie, che ha una particolarità: è muto, ma è lui che racconta le storie, attraverso la scrittura, ricostruendo quello che vede o sente e immaginando ciò che non accerta personalmente. Sono storie di vita, di treni, di viaggi, di persone che scompaiono. Poi mi piace scrivere favole, perché sono un animalista convinto e cerco di far comprendere che ogni animale ha diritto ai suoi spazi e alla sua libertà.
Come nasce la squadra speciale Minestrina in brodo?
La Squadra speciale Minestrina in brodo nasce per caso, dovevo scrivere un racconto per un’antologia e non mi veniva in mente nulla. Poi l’idea, attorno a un nucleo iniziale che s’intitolava Il nero fa paura, inteso come colore della pelle ma anche come attività lavorativa non in regola. E ho scritto trecento pagine, ma sempre con l’idea di tagliuzzarlo per ricavarne un racconto. Mi sono reso conto solo alla fine che era un romanzo e che andava bene così. L’ho proposto all’editore, è piaciuto, ha avuto complessivamente sette edizioni, compreso l’audiolibro.
Quali sono state ad oggi le maggiori soddisfazioni della sua carriera di scrittore?
L’affetto del pubblico, non ci sono premi o targhe che possano competere con i giudizi positivi dei lettori che sono il riconoscimento più ambito, almeno per me.
Progetti e sogni per il futuro?
Continuare a scrivere. Devo finire due favole, due romanzi, una nuova commedia, i testi del nuovo album di Enrico Santacatterina.
L’ombra della perduta felicità. Perché questo titolo ispirato a una celebre canzone?
Perché si adattava alla perfezione alla storia narrata, ossia la vicenda di un poliziotto che ha perso la gioia di vivere. Di quella che era una felicità abbagliante, accecante non è rimasta nei suoi occhi che l’ombra come se fosse sceso un velo di tristezza sul suo viso. Il verso è tratto dalla canzone E se domani, portata al successo da Mina con il testo di Giorgio Calabrese, un Maestro per chi, come me, scrive canzoni.
“L’ ombra della perdita felicità” è l’ ultimo romanzo pubblicato da questo scrittore, di cui consigliamo la lettura.
Ringraziamo Roberto Centazzo per la sua squisita disponibilità.
ART PHOTO STUDIO PRESENTA IL NUOVO LIBRO DI ROBY NOVELLO “UN SALTO ALTROVE , LA FOTOGRAFIA EMOZIONALE”
Dopo 12 anni di studi e ricerche sulla comunicazione visiva, ecco il romanzo di Roby Novello, di formazione fotografica, ambientato nella prestigiosa Cittadella di Alessandria.
Ti sei mai chiesto perché le fotografie dei grandi del 900 emozionano ancora oggi?
L´atteggiamento mentale giusto che mettevano nei loro lavori è alla base del successo dei grandi fotografi del 900!
Questo libro è un romanzo di formazione ed è la storia di un sogno fatto nell’estate del 2007 e che, durato oltre 10 anni , ha cambiato totalmente la sua vita.
Il grande ALBERT EINSTEIN ti guiderà nella comprensione del potere della mente.
Il più grande maestro fotografo di tutta la storia della fotografia, HENRI CARTIER BRESSON sarà il tuo mentore.
La tua creatività e fantasia sarà rafforzata direttamente da… WALT DISNEY.
Quante volte ti sei sentito dire “NON MOLLARE MAI” “NON ARRENDERTI”. In questo libro potrai apprendere questi insegnamenti diretttamente da lui il presidente… ABRAMO LINCOLN .
Per scoprire tutto il tuo coraggio, per una nuova evoluzione che alberga in te, sarà lui ad aiutarti… STEVE JOBS.
I 5 PILASTRI DELLA FOTOGRAFIA EMOZIONALE ti saranno trasmessi direttamente da questi fantastici personaggi della fotografia: ROBERT CAPA, WILLY RONIS, ANSEL ADAMS, HELMUT NEWTON e HENRI CARTIER BRESSON.
Tutto questo lo potrai vivere, in una fantastica avventura nella prestigiosa CITTADELLA DI ALESSNDRIA.
ALLORA “UN SALTO ALTROVE, LA FOTOGRAFIA EMOZIONALE” È IL LIBRO CHE FA PER TE.
Durante la lettura di questo libro, imparerai a controllare e gestire al meglio i 5 Pilastri della Fotografia Emozionale. LUCE – ESPOSIZIONE – CONTENUTO – FORMA – FLUSSO .
Grazie a questo libro potrai diventare anche tu il fotoreporter dell’emozione. Questo libro ti porterà a costruire il tuo IL PONTE EMOZIONALE tra la tua realtà e la tua mente fotografica, perché ogni giorno scatta circa 60.000 immagini e ognuna di queste immagini è legata a uno dei tuoi pensieri. Ma solo pochissime di quelle immagine saranno FOTOGRAFIE EMOZIONALI. Scoprirai il tuo ATTEGGIAMENTO MENTALE, conoscerai il giusto atteggiamento mentale fotografico: fotografare con la mente e con la Reflex.
Gli argomenti trattati in questo libro sono: Capitolo 1: I quattro segreti della fotografia emozionale Capitolo 2: 1° Segreto – Atteggiamento mentale fotografico Capitolo 3: 2° Segreto – I 5 Pilastri della fotografia emozionale Capitolo 4: 3° Segreto – la creatività maieutica Capitolo 5: 4° Segreto – Il grande sogno Capitolo 6: Conclusione Capitolo 7: La grande verità