LE MANI DEL MAGO Sergio Vigano’ il massaggiatore dei campioni di Massimo Brusasco

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee ha organizzato
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
la presentazione del libro dal titolo
“LE MANI DEL MAGO
Sergio Viganò il massaggiatore dei Campioni ”
di Massimo Brusasco
Presso CENTO GRIGIO
Via Edoardo Bonardi , 25 – 15121 Alessandria
Venerdì 25 giugno 2021 alle ore 18,30


Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato :
“Ricominciare a presentare libri dopo la lunga chiusura forzata dovuta alla pandemia e’ un bel modo per ritrovare la normalità.
Il fatto poi di presentare un libro scritto da un amico come Massimo Brusasco di cui ho già avuto modo di presentare libri nel passato con grande successo, dovuto alla sua innata simpatia oltre che alla sua bravura nello scrivere è un altro aspetto molto positivo.Il libro che presentiamo parla di Sergio Vigano’, un grande personaggio Alessandrino e grande uomo di sport, con un curriculum straordinario ed è la ciliegina sulla torta, finalmente si riparte e lo si fa con due amici di grande valore.”


LE MANI DEL MAGO
di Massimo Brusasco
Sergio Giosuè Viganò, classe 1941, è stato uno dei più importanti massofisioterapisti del calcio italiano, anche se il calcio italiano non lo sa. O meglio: non lo sa il grande pubblico, perché gli atleti, compresi campioni di primissimo piano, ben conoscono le virtù di quest’uomo dal vocione imponente e dalla tecnica innovativa.
Molti di loro erano soliti rivolgersi a lui malgrado fosse alle dipendenze di altre squadre. E c’è chi continua a farlo, raggiungendo Lu, il paese del Monferrato dove Viganò, nativo di Garbagnate, nel Milanese, s’è trasferito convinto da un cuoco, diventato il suo amico più fidato. Oltre a Roberto Mancini, s’intende. Sì, perché è il tecnico della Nazionale e Viganò formano un binomio quasi indissolubile. Si sono conosciuti per caso, non si sono più lasciati. Mancini ha voluto con sé Viganò come massaggiatore alla Sampdoria (quella che vinse lo scudetto e arrivò in finale in Champions League), poi alla Lazio. E quando è diventato tecnico della formazione biancazzurra, ha preteso il suo sodale nello staff. Stessa cosa all’Inter, poi al Manchester City, poi ancora all’Inter…
Viganò ha vissuto stagioni memorabili. Ha massaggiato il meglio dei calciatori europei, instaurando straordinari rapporti con Vialli, Mihailovic, Lombardo, Tevez, Platt, Montella, Gregucci, che lo considera un secondo padre. Ha lavorato con Gullit, Ibrahimovic e Ronaldo il fenomeno. Ha vinto talmente tanto che lui neanche si ricorda…
Figlio di un massaggiatore scudettato (il padre Luigi, col Cagliari nel 1970), Viganò ha un curriculum straordinario in cui fa capolino addirittura Giovanni Paolo II.
“Le mani del mago” racconta la vita di un uomo tutt’altro che perfetto, ma protagonista dietro le quinte dove, decisivo per accelerare i tempi di recupero dei calciatori, è stato sempre molto apprezzato. E’ anche un libro sull’amicizia, a cominciare da quella con Mancini. Che di lui dice: “Ho un sogno: portarlo con me in Nazionale e vincere insieme gli Europei del 2020”.
Il libro include interviste a nomi celebri del calcio italiano, a cominciare da Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale di calcio.


Sergio Viganò, classe 1941, è uno dei massaggiatori e fisioterapisti più noti d’Italia. Lombardo di Garbagnate, da tempo abita a Lu Monferrato. Dopo molti anni nello staff dell’Alessandria Calcio, Viganò si è imbattuto (tra vari calciatori che ha assistito…) in Roberto Mancini, attuale ct della Nazionale. E’ nato un sodalizio straordinario: Viganò ha seguito Mancini (prima calciatore, poi allenatore) alla Sampdoria, alla Lazio, all’Inter e al Manchester City. Ovunque ha vinto lo scudetto. Viganò ha lavorato col meglio del calcio mondiale, da Ronaldo a Gullit, da Tevez a Ibrahimovic, da Vialli ad Aguero…


L’AUTORE
Massimo Brusasco, classe 1970, giornalista professionista, ha pubblicato libri e vinto concorsi letterari. Autore Siae, scrive anche per il teatro e il cabaret. Conduce trasmissioni radiofoniche e il talk show teatrale ‘Il salotto del mandrogno’. Dal 2005 si racconta sul sito http://www.massimobrusasco.it

Galleria fotografica dell’evento

Presentazione del libro “La Stanza della Poesia” di Lia Tommi

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee
Ha invitato
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
alla presentazione del libro dal titolo

“LA STANZA DELLA POESIA ”

di Lia TOMMI

Presso Federico FONTANA, Bar Pasticceria,
Piazza Garibaldi, 26 – Alessandria Tel 3426852810

Lunedì 31 maggio 2021 alle ore 18,00

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato :
“Si riparte con le iniziative culturali in presenza e lo facciamo con la presentazione di una raccolta di poesie dal titolo “La Stanza della Poesia” di Lia TOMMI. L’Autrice è molto conosciuta in Città per la sua professione, insegnante di scuola primaria, e per l’impegno in varie attività sociali e culturali ”

LA STANZA DELLA POESIA

Sono entrata
nella stanza della Poesia.
Ho trovato
il mio mondo
di emozioni e sentimenti
ricordi perduti nel vento
lacrime e sorrisi
immagini della mia terra
luoghi a me cari.
Ho trovato
persone care
gli amici e i loro doni
tutto l’amore
che ho dato e ricevuto.
Ho trovato
colori e profumi
delle stagioni
e la magia del Natale
con il suo messaggio
di pace.
Ma soprattutto
ho trovato
parole mie
solo mie
che vengono
dai sensi
dagli occhi
dall’empatia
e sempre
e soltanto
dal mio cuore.

Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere.
Rosalia TOMASINO , detta Lia Tommi, alessandrina, insegnante di scuola primaria, scrive poesie fin da giovanissima e ha partecipato a vari concorsi letterari, vincendo la prima edizione del microfestival poetico-letterario “Vi piace?” ad Alessandria e piazzandosi tra i finalisti della “Battaglia dei poeti” 2012 a Castellazzo Bormida e al concorso online “Neoriablog”.
Ha presentato l’edizione alessandrina del Poetry Slam 2012. È stata membro della giuria del concorso per racconti brevi “Monferrato Scriptori Festival ” 2013 , da cinque edizioni lo è del concorso letterario nazionale “Le donne si raccontano” , organizzato dalla Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria e così pure è stata nella giuria della rassegna di cantautorato “ Nella mia ora di libertà “, nel 2018 , ad Acqui Terme. Attualmente scrive articoli di informazione e cultura sul media online “Alessandria Today” , ha contribuito con una poesia alla raccolta “ Soffi di poesia su Alessandria Today” e con un racconto all’ antologia “Piemontesi per sempre” di Edizioni della Sera.
Rappresentante UISP nella Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria, da alcuni anni organizza eventi mirati alla parità e contro la violenza di genere.
Organizza altresì eventi letterari : presentazioni di libri, a cui partecipa anche come voce narrante, serate dialettali e di letture libere a tema.
Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere.

UN’OPERA DI NADIA PRESOTTO IN MOSTRA IN AUSTRIA

La pandemia non ha fermato l’ artista Nadia Presotto che durante lo lokdown si è dedicata a realizzare una grande tela ad olio, “City of light”, ora esposta in anteprima a Trofaiach in Austria, fino al 9 maggio, per promuovere l’ iniziativa internazionale “See-the-big-Picture” curata da Desmond Doyle. La tela presentata dall’ artista è un luogo d’ incontro tra memoria e immaginazione di uno spazio costruito dall’ uomo. I profili dei grattacieli si differenziano nella luminosità intensa del giorno, aperta a una vastità carica di luce accompagnati in primo piano dal verde della natura.
L’ opera fa parte della serie “Cityscapes”, presentata per la prima volta in una personale in Alessandria nel marzo 2010.
Nadia Presotto, artista italiana nata nel 1952, vive e opera a Conzano (AL). Appassionata d’ arte, frequenta corsi di disegno e gli atelier di numerosi artisti; studia il colore applicato alle varie tecniche, dall’ acquarello all’ olio realizzando tele con i colori ad olio e luminosi acquarelli. Ha frequentato il corso di incisione presso l’ Istituto Belle Arti e partecipato a workshop internazionali.
Ha esposto presso sedi istituzionali e gallerie private in Italia e all’ estero.
Numerose le partecipazioni all’ estero: Londra- Inghilterra, S. Paul de Vence- Francia, Lussemburgo, Rikuzentakata- Giappone; ha partecipato alle Biennali Internazionali dell’ Acquerello di Tirana (Albania); alla V Biennale di Grafica di Kazan e alla Rassegna Internazionale di High Graphic 2020 di Naberzhnye Chelny (Russia). Già presente in Russia nel 2018 al Museo di Stato di kazan e a Mosca presso la Sala degli Artisti Russi. Nel 2020, in febbraio, ha partecipato all’ importante rassegna internazionale di Milano Affordable Art Fair.
Ha partecipato alle Fiere d’ Arte di Reggio Emilia (2008) e Padova (2010) con pubblicazione in catalogo, alle numerose collettive allestite in Verbania (lago Maggiore), al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, al Museo Etmografico di Alessandria. Presente all’ Oratorio Sant’ Ambrogio e la libreria Bocca in galleria di Milano, l’ ex Abbazia San Remigio di Parodi Ligure, al Castello di Piovera, al Museo d’ Arte Contemporanea di Mombercelli (AT), alla Biennale d’ arte in Palazzo Monferrato di Alessandria, Villa Vidua di Conzano, Museo del Legno di Pettenasco, Chiesa San Vittore di Vercelli; personali anche in Oderzo – Cà Lozzio, Palazzo Riggio a Nicosia, galleria Aglaia di Omegna e Galleria Viadeimercati di Vercelli e altre ancora.
Presente al Padiglione Tibet, all’ interno di Padiglione Italia, della 54° Biennale di Venezia, allestito a Torino nel 2011 e in altre rassegne di Padiglione Tibet.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e pubblicate in molteplici cataloghi. Numerosi i critici che si sono dedicati alla sua attività artistica.

Quello che doveva accadere di Giovanni Gaggia


arazzo di Giovanni Gaggia esposto nella sala del Museo Omero

Un intervento personale a più voci di Giovanni Gaggia
a cura di Stefano Verri
dal 27 dicembre 2020
Museo Tattile Statale Omero

L’arte come archivio di memorie civili.
Di Stefano Verri

Ancona e la Mole Vanvitelliana rappresentano il luogo simbolo in cui Giovanni Gaggia ha deciso di concludere un lavoro che lo ha impegnato per dieci anni: una riflessione sul legame tra arte e memoria.
Una meditazione intima e personale sulla funzione civile, sociale e politica dell’azione creativa che si sviluppa ed evolve in un lungo arco di tempo con numerose azioni performative. Questo processo trova compimento a quarant’anni dalla strage di Ustica, nella città della famiglia Davanzali, armatori e azionisti di maggioranza di Itavia il cui DC-9 fu abbattuto il 27 giugno del 1980 da un missile in tempo di pace. Una tragedia che causò ottantuno vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.

Un ciclo di opere che comincia nel 2010, quando Giovanni Gaggia, durante una visita al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna che ospita la prodigiosa installazione di Christian Boltanski (n.1944), decide di disegnare gli oggetti che l’artista francese aveva chiuso nelle 9 casse sistemate attorno alla carlinga dell’aereo e pubblicato nella “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870”; una straordinaria operazione di sensibilizzazione civile volta alla ricerca della verità.
Gaggia con un segno denso, stratificato e nervoso ripropone questi oggetti ricostruendoli attorno a macchie ematiche, dando vita all’opera “Sanguinis Suavitas”, in cui questo elemento primordiale, lungi dall’essere presagio o simbolo di morte, rappresenta una “memoria viva”, generata “seguendo l’idea che l’impronta di sangue racconti la vita” (MOCHI SISMONDI: 2021).

Nel 2015 nasce a Palermo il primo arazzo su cui Gaggia ricama “Quello che doveva accadere” – frase che Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica), suggerì all’artista durante il loro primo incontro davanti all’installazione di Boltanski – lasciando in sospeso l’ultima lettera. La ‘e’ finale è stata ricamata nello stesso anno a Bologna, nel corso di una seconda performance, ma con un filo più sottile simbolo di una storia inconclusa, di una labile verità che era ancora da trovare.
A Palermo l’artista completa l’azione con ottantuno multipli, uno a ricordo di ogni vittima, donati in favore di altrettante testimonianze che i visitatori hanno apposto su un taccuino.

Nel 2016 Gaggia incontra per la prima volta le figlie di Aldo Davanzali, progettando una nuova azione performativa.
All’alba del 9 giugno dell’anno successivo, sotto l’Arco di Traiano, rivolto verso la darsena che fino a qualche anno prima ospitava i due rimorchiatori dell’Itavia, l’artista conclude idealmente il suo ricamo ed assieme a Luisa e Tiziana Davanzali lo ripiega e lo ripone. Ciascuno, nella memoria, si riappacifica con la Storia.

A quest’ultimo ricamo si lega concettualmente l’opera realizzata in occasione del quarantennale perché possa rimanere stabilmente al Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come atto performativo finale di un ciclo, ma soprattutto come contributo permanente ad una “memoria viva”.
In questo arazzo la frase/titolo “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE” viene scritta in Braille. L’opera nella sua interezza si apre simbolicamente ai sensi, le sue forme e il suo messaggio diventano pienamente esperibili attraverso il tatto con la possibilità di poterne ripercorrere i rilievi, attraverso l’udito stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana. Un archivio visivo e sonoro senza barriere, totalmente accessibile, in cui trentasei voci propongono la propria personale riflessione sul rapporto tra arte e memoria.

Un percorso intimo, tassellato di opere e di azioni indipendenti ma al contempo legate, che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del disegno prima e del ricamo poi, trasformando l’azione artistica in un concreto atto di meditazione, in cui i fatti sublimano, e sfumando sul piano della Storia, danno la giusta evidenza alla pluralità delle storie, delle voci, delle vite e soprattutto, dei sentimenti.

Quella di Gaggia è come abbiamo detto, una riflessione sull’arte e sul concetto di “memoria civile” che l’arte, come monumento, è chiamata a mantenere viva nella collettività, creando attraverso l’opera, un processo di intermediazione tra gli aspetti fattuali e quelli emotivi. Gaggia intraprende, quindi, un percorso di conoscenza in cui investiga e raccoglie testimonianze, in cui giustappone e rielabora elementi – parafrasando un pensiero di Foster (FOSTER, 2004, 21) a proposito dell’”archival art” – non con la volontà di raggiungere una totalità ma con l’intento di creare delle relazioni.
Sulla pretesa oggettività della storia vince la necessaria soggettività dell’artista. Ciò che è fondamentale in questo processo è la progressiva dilatazione delle prospettive e della capacità di impatto del pensiero artistico e dell’opera.
Il “cittadino-artista”, come lo definisce Daria Bonfietti (RIBAUDO: 2016, 5) – mantenendo sempre in filigrana la memoria dei fatti, il rispetto per le vittime e soprattutto la ricerca della verità – espande progressivamente il proprio campo d’azione dal particolare (il disegnare gli oggetti del 2010) all’universale (il coinvolgimento del pubblico nel 2015 e l’installazione sonora a più voci nel 2020), dal politico (la ricerca della verità sui fatti) all’epico (il ruolo dell’arte nella trasmissione della memoria collettiva).

L’ultimo “gesto”, il finale di questo decennale percorso di crescita artistica e umana, è stato quello di chiudere il grande ricamo in un tubo di metallo con il titolo sovrimpresso in caratteri Braille a imperitura memoria di “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE.”.

MOCHI SISMONDI, Alessandro, 2021, Conversazione con Giovanni Gaggia, in “Il segno di Ustica. L’eccezionale percorso artistico nato dalla battaglia per la verità”, Cue press, Imola.

FOSTER, Hall, 2004, An Archival Impulse, in «October» 2004, ottobre, n. 110.

RIBAUDO, Serena, “L’arte e la memoria”, Giovanni Gaggia. INVENTARIUM, Maretti, Imola 2016.

Contributi sonori

Un archivio permanente ed in continuo aggiornamento, in risposta a questa domanda dell’autore: “Analizziamo i termini Tempo e Giustizia in relazione a questa tragica vicenda, inoltre, se lo è stato, che valore ha l’aver affidato la memoria all’arte?”
Ascolta la domanda fatta da Giovanni Gaggia

La parola alle voci:

Il mare è speranza. Il mare è rabbia. Il mare è un mistero che trattiene tutte le sue verità, le nasconde sapendo che poi, in un qualsiasi momento, potrà e saprà restituirle a chi sa attendere e ascoltare. Il mare prende, ma sa dare. Sempre. Il mare ha una sua voce intensa che aspetta le onde per essere condotta a riva riportando e accompagnando con sé tutte quelle storie che nel blu profondo sono state assorbite e custodite.
Il mare è memoria di vicende che qualcuno vorrebbe cancellare o dimenticare, di esistenze interrotte, di tragedie scontate e subite, ma anche di speranze che possono riaffiorare, di conquiste da ottenere, di sogni da realizzare. Il mare è passato e pure futuro. Ieri come oggi il suo fraseggio ha accompagnato le vicissitudini umane. È stato confine, barriera, limite, così come è diventato soglia, ponte, passaggio, rotta, scoperta.
I racconti del mare, nella cronaca che conosciamo, passata e presente, ci accompagnano all’attesa di chi, guardando l’orizzonte aspetta la verità, aspetta un riscontro, vuole giustizia, pretende che nulla sia lasciato cadere nell’oblio. Aspetta sulla riva e coglie, onda dopo onda, la voce di anime disperse, di affetti rubati, di sentimenti interrotti. Guarda il mare che, con la sua maestosità incommensurabile, protegge l’innocenza di quelle anime offese. In fondo all’orizzonte si può sempre aggrappare il grido della speranza di che vuole una giustizia, vera e non di comodo.
Se molti uomini vedono e attendono, superstiti di tragedie subite, l’artista è, tra loro, il demiurgo: uomo tra gli uomini lui vede oltre, sente, intuisce, capisce, osa e agisce. Concepisce allora un’opera che diventa un universo accogliente per le vittime e per i giusti che le difendono, richiama la collettività e le consegna un “monumento”. Qualcosa che è fatto per “rimanere”.
Con questo ci coinvolge con tutti i sensi, ci richiama e impegna come collettività, ci riporta a condividere a preservare e a non dimenticare. Cattura intenzioni, ricordi, memorie, testimonianze perché mai nulla potrà essere perduto, mai nulla potrà essere dimenticato. Ci invita sulla riva ad ascoltare le onde e le loro parole. Ci spinge a guardare l’orizzonte. Ritorniamo a lui, al mare. Non solo risorsa e spazio di libertà, ma anche scrigno di corpi innocenti, di stragi che la storia, nei suoi capitoli, tragicamente vede scritte e riscritte.
Sa, l’artista, far corrispondere il passato nel presente, perché quello che è stato non sia mai trascurato e abbandonato e perché la giustizia non affondi con la speranza della sua stessa – giusta – affermazione. Bisogna mettersi in gioco, con tutti noi stessi affinché nulla sia lasciato invano e nulla si perpetui nuovamente.
Allora, come oggi.
Matteo Galbiati

1821-2021 L’insurrezione Piemontese ed il primo tricolore

Intervento di Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di idee

10 marzo 2021 In ricordo del primo tricolore issato 200 anni fa presso la Cittadella di Alessandria . Iniziativa promossa dalla Delegazione di Alessandria dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, in collaborazione con l’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee e la Sezione “E. Franchini” di Alessandria dell’Associazione Nazionale Bersaglieri.

I moti del 1821 sono stati uno snodo fondamentale per la storia italiana. Altrettanto si può dire per la storia europea.
La Città di Alessandria ed in particolare la Cittadella oltre ad altri luoghi cittadini
come Palatium Vetus, sono stati il cuore e l’epicentro dei Moti.
Oggi possiamo affermare con cognizione di causa che tutto il processo che porterà
all’Unita’ d’Italia è partito o comunque ha avuto un impulso fondamentale proprio in quei giorni, nella nostra Città.
Partita all’inizio del 1820 dalla Spagna dopo aver contagiato l’Italia meridionale, l’insurrezione arriva in Piemonte e ad Alessandria sfocia nella Rivoluzione Piemontese
La notte tra il nove e il dieci marzo 1821 in Cittadella è partito il Risorgimento Italiano e ha sventolato il primo Tricolore,
La Rivoluzione Piemontese parte da Alessandria e divampa in tutto il Piemonte.
Il Tricolore e la nuova Costituzione e l’idea di dichiarare guerra all’Austria e al suo impero opprimente, sono simboli e idee di libertà che in quel caso durano temporalmente molto poco ma idealmente danno il via a quello che si realizzata quaranta anni dopo con l’unità d’Italia.
La città pagherà un prezzo molto altro per aver dato vita e aver di fatto iniziato i moti ma quella nuova aria di libertà e quel sentimento di italianità non si fermeranno più.
L’alessandrino Andrea Vochieri fuggirà in Spagna dopo i moti del 1821. Tornerà poi in Italia e ad Alessandria anni dopo prenderà parte ai moti del 1833 e questa volta verrà imprigionato qui in cittadella e poi giustiziato ma il futuro andrà nella direzione impressa in quegli anni e con quelle gesta eroiche.
Oggi noi siamo qui a ricordare e commemorare quelle gesta che certamente meritano più spazio nella storia Patria ma che costituiscono ancora oggi un insegnamento a cui ispirarsi e altrettanto importanti anche nel pensare il futuro di questo meraviglioso luogo alessandrino che è la Cittadella e che ancora una volta con il suo riutilizzo può ispirare una nuova rinascita da questi momenti di grandi problemi legati alla pandemia.

Intervista allo scrittore Roberto CENTAZZO di Lia Tommi

Abbiamo incontrato lo scrittore savonese Roberto Centazzo: un incontro piacevole, con una persona che scrive molto e con grande passione, con un senso ironico che rende piacevole la lettura e contemporaneamente fa riflettere su temi sociali molto “caldi”.

Quando
e come si è accostato alla scrittura?

Io ho deciso a sette anni che
avrei fatto lo scrittore. Poi ho perseverato. 
Non c’è una strada prestabilita per arrivare alla pubblicazione, specie
se, come è successo a me, non si hanno conoscenze nel settore. Ma io volevo
fare quello. E scrivevo romanzi che nessuno 
avrebbe pubblicato, non sapendo neppure a chi spedirli. Poi un giorno ho
vinto un concorso letterario e il primo premio era la pubblicazione. Stamparono
trecento copie e a me sembrò di toccare il cielo con un dito. Mi accorsi ben
presto che la strada era ancora lunga ma passo dopo passo, con l’affetto dei
lettori, sono arrivato a un grosso editore, Tea del gruppo Gems, il secondo
gruppo editoriale italiano e ora sforno due romanzi l’anno. Bisogna crederci!

Lei è
uno scrittore molto prolifico: quando e come scrive? Di getto e poi rivedendo o
ragionando lucidamente su forma e contenuti?

Io scrivo tutti i giorni, almeno tre ore al giorno. Scrivere è come sollevare pesi, non puoi tirare su cento
chili e poi non fare nulla per un mese. Bisogna allenarsi quotidianamente. Io
mi considero un artigiano e il mio studio è come la bottega di un falegname. Ci
sono attrezzi del mestiere ovunque: libri aperti, racconti iniziati, scalette
per romanzi, testi di canzoni, spunti per favole… mi metto lì e vado avanti con
qualcuno dei tanti lavori cominciati. Non scrivo di getto né ragiono
lucidamente sui contenuti. Semplicemente piallo, stucco, carteggio finché un
lavoro non ha più imperfezioni ed è finito. Oltre ai romanzi ho scritto,
insieme a Felice Rossello, una commedia musicale con le musiche di Enrico
Santacatterina , che è portata in scena dalla compagnia teatrale san Fruttuoso di
Genova e i testi delle canzoni dell’album Mendicante, sempre di Enrico
Santacatterina.

Quali
sono le tematiche che affronta più sovente? I generi letterari a cui preferisce
dedicarsi?

Nei miei romanzi affronto temi di attualità, ma lo faccio attraverso il linguaggio della commedia, ossia
stemperando i toni. Leggerezza non significa superficialità, ma è un traguardo a cui ogni scrittore dovrebbe ambire. Rispettivamente nei cinque romanzi della serie Squadra speciale Minestrina in brodo (Squadra speciale Minestrina in brodo, Operazione Portofino, Operazione Sale e pepe, Mazzo e rubamazzo, L’ombra della perduta felicità), ho affrontato il tema dello sfruttamento dei migranti da parte della criminalità organizzata, del traffico internazionale di auto di lusso, delle truffe a danno degli anziani, delle speculazioni edilizie frutto
di accordi tra banche, politica, Chiesa e ‘ndrangheta, e in ultimo della sindrome del Burnout. Poi ho anche un’altra serie, quella delle storie di Cala
Marina, costituita per ora da due romanzi, Tutti i giorni è così e Bevande
incluse, in cui racconto storie ambientate nel 1967 in una piccola località immaginaria della Riviera ligure, Cala Marina. I protagonisti sono sette, vivono la stazione ferroviaria: il capostazione, il maresciallo della Polfer, la
barista, l’edicolante, il tassista e un pendolare. E poi lui, Adelmo, l’addetto
alle pulizie, che ha una particolarità: è muto, ma è lui che racconta le storie, attraverso la scrittura, ricostruendo quello che vede o sente e immaginando ciò che non accerta personalmente. Sono storie di vita, di treni, di viaggi, di persone che scompaiono. Poi mi piace scrivere favole, perché sono un animalista convinto e cerco di far comprendere che ogni animale ha diritto
ai suoi spazi e alla sua libertà.

Come
nasce la squadra speciale Minestrina in brodo?

La Squadra speciale Minestrina in
brodo nasce per caso, dovevo scrivere un racconto per un’antologia e non mi
veniva in mente nulla. Poi l’idea, attorno a un nucleo iniziale che s’intitolava Il nero fa paura, inteso come colore della pelle ma anche come attività lavorativa non in regola. E ho scritto trecento pagine, ma sempre con l’idea di tagliuzzarlo per ricavarne un racconto. Mi sono reso conto solo alla
fine che era un romanzo e che andava bene così. L’ho proposto all’editore, è
piaciuto, ha avuto complessivamente sette edizioni, compreso l’audiolibro.

Quali
sono state ad oggi le maggiori soddisfazioni della sua carriera di scrittore?

L’affetto del pubblico, non ci
sono premi o targhe che possano competere con i giudizi positivi dei lettori
che sono il riconoscimento più ambito, almeno per me.

Progetti
e sogni per il futuro?

Continuare a scrivere. Devo
finire due favole, due romanzi, una nuova commedia, i testi del nuovo album di Enrico Santacatterina.

L’ombra
della perduta felicità. Perché questo titolo ispirato a una celebre canzone?

Perché si adattava alla
perfezione alla storia narrata, ossia la vicenda di un poliziotto che ha perso
la gioia di vivere. Di quella che era una felicità abbagliante, accecante non è rimasta nei suoi occhi che l’ombra come se fosse sceso un velo di tristezza sul suo viso. Il verso è tratto dalla
canzone E se domani, portata al successo da Mina con il testo di Giorgio
Calabrese, un Maestro per chi, come me, scrive canzoni.

“L’ ombra della perdita felicità” è l’ ultimo romanzo pubblicato da questo scrittore, di cui consigliamo la lettura.

Ringraziamo Roberto Centazzo per la sua squisita disponibilità.

Il libro sulla fotografia emozionale di ROBY NOVELLO di Lia Tommi

ART PHOTO STUDIO PRESENTA IL NUOVO LIBRO DI ROBY NOVELLO “UN SALTO ALTR­OVE , LA FOTOGRAFIA EM­OZIONALE”

Dopo 12 anni di studi e ricerche sulla comunicazione visiva, ecco il romanzo di Roby Novello, di formazione fotografica, ambien­tato nella prestigio­sa Cittadella di Ale­ssandria. 

Ti sei mai chiesto perché le fotografie dei grandi del 900 emozionano ancora ogg­i? 

L´atteggiamento mentale giusto che me­ttevano nei loro lav­ori è alla base del successo dei grandi fotografi del 900! 

Questo libro è un romanzo di forma­zione ed è la storia di un sogno fatto nell’estate del 2007 e che, durato oltre 10 anni , ha cambia­to totalmente la sua vita. 

Il grande ALBERT EINST­EIN ti guiderà nella comprensione del po­tere della mente.

Il più grande maestro fotografo di tutta la storia della fotog­rafia, HENRI CARTIER BRESSON sarà il tuo mentore.

La tua creatività e fantasia sarà ra­fforzata direttamente da… WALT DISNEY.

Quante volte ti sei sentito dire “NON MO­LLARE MAI” “NON ARRE­NDERTI”. In questo libro potrai apprende­re questi insegnamen­ti diretttamente da lui il presidente… ABRAMO LINCOLN .

Per scoprire tutto il tuo coraggio, per una nuova evoluzione che alberga in te, sarà lui ad aiutarti… STEVE JOBS.

I 5 PILASTRI DELLA FOTOGRAFIA EMOZIONALE ti saranno trasmessi direttamente da que­sti fantastici perso­naggi della fotograf­ia: ROBERT CAPA, WIL­LY RONIS, ANSEL ADAM­S, HELMUT NEWTON e HENRI CARTIER BRESSON.

Tutto questo lo potr­ai vivere, in una fa­ntastica avventura nella prestigiosa CIT­TADELLA DI ALESSNDRIA.

ALLORA “UN SALTO ALTROVE, LA FOTOGRAFIA EMOZIONA­LE” È IL LIBRO CHE FA PER TE.

Durante la lettura di questo libro, impa­rerai a controllare e gestire al meglio i 5 Pilastri della Fotografia Emozionale. LUCE – ESPOSIZIONE – CONTENUTO – FORMA – FLUSSO .

Grazie a questo libro potrai diventare anche tu il fotorepor­ter dell’emozione. Questo libro ti porte­rà a costruire il tuo IL PONTE EMOZIONALE tra la tua realtà e la tua mente fotog­rafica, perché ogni giorno scatta circa 60.000 immagini e og­nuna di queste immag­ini è legata a uno dei tuoi pensieri. Ma solo pochissime di quelle immagine sara­nno FOTOGRAFIE EMOZI­ONALI. Scoprirai il tuo ATT­EGGIAMENTO MENTALE, conoscerai il giusto atteggiamento menta­le fotografico: foto­grafare con la mente e con la Reflex. 

Gli argomenti tratta­ti in questo libro sono: Capitolo 1: I qu­attro segreti della fotografia emozional­e Capitolo 2: 1° Segreto – Atteggiamen­to mentale fotografi­co Capitolo 3: 2° Segreto – I 5 Pilastri della fotografia emozionale Capitolo 4: 3° Segreto – la creativi­tà maieutica Capitolo 5: 4° Segreto – Il grande sogno Capitolo 6: Conc­lusione Capitolo 7: La grande verità 

Il libro è disponibile su Amazon.

Con i tuoi occhi mostra di Sandi RENKO

Dal 24 ottobre 2020 Galleria Colossi Arte Contemporanea Corsia del Gambero, 16 Brescia

Confrontandosi e forse superando la ricerca tridimensionale dell’arte programmata e cinetica, sperimentando e appropriandosi di nuove tecnologie olografiche Renko stupisce con le sue ultime opere, che soffrono di un solo limite, l’impossibilità di essere riprodotte fotograficamente.

Controcorrente anche in questo, in un periodo in cui siamo imprigionati dal distanziamento e dal virtuale, la sua più recente produzione per essere apprezzata ha bisogno della nostra presenza, di riflettersi negli occhi di chi guarda, di essere vista dal vivo.

Cosa resta da fare nel mondo dell’arte?

Al di là della pittura, oltre la scultura, ma attorno ad esse, in un proprio ambiente a tre dimensioni Renko approfondisce con costanza e grande coerenza la sua ricerca geometrico-spaziale. Caparbio ed insieme indomito come un adolescente, curioso e attento come un artista deve essere, Renko è arso dal bruciante fuoco dell’Arte. Controcorrente, optando per la pura attività d’artista, ha scelto la sua città di residenza: non la rumorosa Milano, non l’effervescente Berlino ma la fin troppo periferica Trieste -dove è nato- complesso crocevia di mondi: quello latino, il tedesco e lo slavo; una città di frontiera non solo geografica ma anche storica e soprattutto culturale, dalle molteplici influenze che scorrono nel suo sangue misto, tipico dei porti di mare.

Dall’ampia ed ammaliante piazza Unità d’Italia, affacciata sul mare, lo sguardo è attratto dalla linea dell’orizzonte, e da appassionato ed esperto navigatore a vela quale è, Renko in mare aperto intuisce nuove rotte artistiche da seguire poi nel suo studio dove disegna e progetta, senza farsi intimorire, anzi quasi sfidato da ostacoli che a volte sembrano insormontabili. Confrontandosi e forse superando, a voi giudicare, la ricerca tridimensionale dell’arte optical, programmata e cinetica, sperimentando e appropriandosi di nuove tecnologie olografiche stupisce con le sue ultime opere, che soffrono di un solo limite, l’impossibilità di essere riprodotte fotograficamente.

Nemmeno un filmato riesce a “catturare” ciò che Renko è riuscito a realizzare. Controcorrente anche in questo, in un periodo in cui siamo imprigionati dal distanziamento e dal virtuale la sua più recente produzione per essere apprezzata ha bisogno della nostra presenza, di riflettersi negli occhi di chi guarda, di essere vista dal vivo. Guardando queste opere, l’impulso è di toccarle, per cercare di carpire il segreto di tanta profondità, di tale irreale impalpabile tridimensionalità, alla ricerca di un punto dove meraviglia e stupore si incontrino.

Queste opere vivono in simbiosi con i nostri occhi, al di là del colore, oltre l’immagine. Ancora e ancora una volta, solo per noi.

Progetto PERSONAGGI ALESSANDRINI


Presentazione del Progetto “PERSONAGGI ALESSANDRINI “


Fausto Bima inizia il suo libro con questa frase, molto bella e molto Alessandrina: “Questa Storia degli Alessandrini è stata scritta con la sola preoccupazione di mostrare le cose come sono, senza esaltazioni e senza sconforti, ed è in fondo, il modo migliore di presentare i fatti”.


Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee dichiara:
“Diamo inizio ad un nuovo Progetto che abbiamo chiamato “Personaggi Alessandrini”.
Viste le disposizioni del recente DPCM contro la diffusione del Covid-19 che hanno nuovamente vietato tutte le Conferenze , i Convegni e tutta una serie di manifestazioni culturali in presenza, abbiamo deciso di proporre questo nuovo Progetto dell’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee in modalità “online” e in seguito, non appena possibile, aggiungeremo le tradizionali Conferenze.

L’obiettivo è quello di poter parlare delle nostre radici e della nostra storia attraverso i personaggi che ne sono stati illustri interpreti.
L’ispirazione è derivata dal lavoro egregio fatto da Fausto Bima con il libro “Storia degli Alessandrini” pubblicato nel 1965 e da quello altrettanto significativo de “Il Piccolo” voluta dal Direttore Paolo Zoccola con il libro “Enciclopedia alessandrina, i Personaggi” pubblicato nel 1990. Nessun altro, da allora, ha ripreso e proseguito tale lavoro in modo organico ed approfondito.


Il Progetto tratterà di “Personaggi” senza riferimento ad una particolare categoria, ad esempio raccoglierà storie di Medici, di Artisti, di Poeti, di Sportivi nonché di Artigiani, di Commercianti, ecc., che con il loro lavoro hanno contribuito a scrivere pagine di storia della nostra comunità, oppure di personaggi originari di Alessandria e vissuti altrove che si siano distinti in vari campi.


Si è ritenuto necessario e fondamentale l’utilizzo dei Social che permettono di raggiungere una vasta utenza soprattutto in questo periodo di distanziamento sociale.
A questo proposito verrà creato un apposito Gruppo su Facebook intitolato “Personaggi Alessandrini” attraverso il quale sarà possibile aggiornare l’elenco dei personaggi arricchendolo con il contributo di quanti, potendo interagire con il gruppo, avranno modo di suggerire soggetti e storie di particolare interesse.
Verranno divulgate le schede e le recensioni dedicate ai Personaggi su tutte le pagine Social dell’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee (Facebook, Twitter, Instagram) e sul blog.
Non appena sarà possibile , verranno organizzate Conferenze dedicate ai vari Personaggi, con l’ambizione di giungere al termine del Progetto pubblicando un libro che comprenda tutti i Personaggi, in un arco temporale che va dagli anni sessanta ad oggi, considerando che il Bima ha pubblicato il suo libro nel 1965 interrompendo la narrazione al 1945 e Il Piccolo, con la sua pubblicazione, ha aggiornato la storia all’estate 1990.


Ci auguriamo di poter raccontare un pezzo di storia della nostra Città . attraverso i tanti Personaggi che l’hanno caratterizzata, magari con la presunzione di scoprire e svelare anche qualche inedito.
Riteniamo infine che la storia di una Comunità e le sue radici debbano essere oggi, in un mondo sempre più globalizzato, ricordate e valorizzate per cui siamo orgogliosi di dare vita a questo Progetto che parte proprio dal forte legame che unisce la nostra Associazione ad Alessandria.”

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