PROFUMO D’AUTUNNO mostra di Cosimo Amoroso

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee
nell’ambito del Progetto ARTE DIFFUSA
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
ha organizzato
Presso CAFFÈ ALESSANDRINO
Piazza Garibaldi, 39 – Alessandria Tel. 0131-441903 la mostra dal titolo
“ PROFUMO D’AUTUNNO ”
di Cosimo AMOROSO
La mostra resterà esposta dal 15 al 31 ottobre 2020


Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee commenta:
“Con la mostra dedicata al Pittore Cosimo AMOROSO proseguono gli appuntamenti del Progetto ARTE DIFFUSA che vedono un susseguirsi di eventi dedicati all’arte presso alcuni locali della nostra Città. Cosimo AMOROSO , Artista sensibile e raffinato presenta una mostra dedicata ai profumi dell’autunno riprodotti attraverso eleganti opere in china. ”

Cosimo Damiano AMOROSO
Pittore nato a Margherita di Savoia nel 1958.
Fin da ragazzo è affascinato dal disegno che nelle ore libere è il suo mondo: si è avvicinato all’arte e ha riscoperto cose a lui familiari quali l’amore per la natura e per il paesaggio. Intende comunicare la sua arte in modo semplice filtrando se stesso nella natura come rapporto di equilibri, evidenziando la presenza di creazione nel processo di bellezza, promuovendo il discorso sull’eternità del tempo e sulla visione serena del nostro mondo. Nelle Nature morte effigiate da confronti naturali è presente una conoscenza compositiva sostenuta dagli oggetti che sono espressione di vero naturalismo. Dopo espressioni tecniche (disegno a matita, inchiostro di china, ecc…) approda alla pittura negli anni ‘80 durante i quali partecipa a concorsi e mostre collettive provinciali e nazionali ottenendo premi e riconoscimenti.
Negli anni ’90 fa parte di un gruppo artistico locale A. R. G. OS., che gli permette di conoscere vari Pittori tra i quali Franco Sassi che considera suo Maestro.
Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in tutta Italia.


Ex calciatore (dal ’74 al ’76) nell’Alessandria Calcio, squadra giovanile, ha giocato con Michele Marullo e Danilo Pileggi ( il quale ha in seguito militato in Serie A); poi nella squadra del Monferrato dove fu allenato per quattro anni da Giorgio Tinazzi.
Oggi dedica la sua passione e la sua esperienza allenando i bambini della Scuola Calcio della Società ASCA di Alessandria.
Si dedica anche ad attività di volontariato: ha fatto parte dell’Associazione di Clown Therapy VIP Alessandria, giocoliere ed animatore nei Centri Estivi.


“Cosimo AMOROSO è nato nella cittadina Adriatica di Margherita di Savoia il 13 agosto 1958. Attualmente ha studio in Alessandria ove è approdato con i genitori quivi trasferiti per motivi di lavoro. Si autodefinisce figlio d’Arte, in quanto suo nonno paterno era pittore. Dipinge la natura che considera sua maestra e ispiratrice. Inoltre esegue ottimi disegni con la china evidenziando una tecnica misurata e figurativa. Fa parte di un gruppo artistico locale partecipando a mostre collettive e ad alcune personali gratificate da molti riconoscimenti in varie città italiane. Speriamo ci offra quindi l’opportunità di rivedere le sue belle opere in qualche altra sua personale. Non ci resta che fargli i nostri migliori auguri.” ARTURO FIGINI


“Presentare le opere di un artista Alessandrino contemporaneo può parere ai più opera di certa semplicità, invece ci si deve scontrare, immediatamente, con la problematica del livello qualitativo, che a sua volta, ha connotazioni ristrette nel rapporto tra ambiente. pubblico ed eterogeneità dei modi, delle forme, delle scuole, delle tecniche di ognuno nei confronti con la materia e con mezzi usati.
L’arte prima di essere colore, espressione, linguaggio, è entusiasmo, intelligenza, pensiero, spiritualità. Di questa fisionomia del tutto personale è pervasa l’arte di Cosimo Amoroso. Le sue opere sono immagini ricche di sentimento, di annotazioni straordinariamente sensibile alla natura con motivita’ lirica, egli dimostra sensibilità e fantasia nella scelta dei colori e ci rivela una straordinaria capacità di sintesi del reale visto attraverso, la propria interiorità nitida e razionale nella visione. Cosimo Amoroso sa’ trasmettere il saggio di vita con naturalezza e con la serenità, di chi in questa difficile arte, trasfonde tutta la gioia di esistere.” MIKE YACIN

LO STATUTO ALBERTINO. LE RADICI DELLA NOSTRA LIBERTÀ Conferenza con Massimo Mallucci ed Alberto Costanzo

Sabato 17 ottobre 2020 alle ore 17, 30
presso
Il Salone del Museo Etnografico della Gambarina
in Piazza della Gambarina n. 1, Alessandria
l’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee
in collaborazione con
l’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon Delegazione di Alessandria
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la
diffusione del Covid-19) ha organizzato
la Conferenza dal titolo
“LO STATUTO ALBERTINO.
LE RADICI DELLA NOSTRA LIBERTÀ ”
Dialogano Massimo MALLUCCI e Alberto COSTANZO Modera Fabrizio PRIANO

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato : “In questa conferenza affrontiamo un tema storico molto importante, parliamo dello Statuto del Regno o Statuto della Monarchia di Savoia del 4 marzo 1848 (noto come Statuto Albertino, dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia). Lo Statuto Albertino fu la costituzione del Regno di Sardegna dal 4 marzo 1848.
Il 17 marzo 1861, con la fondazione del Regno d’Italia, divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita fino all’entrata in vigore della Costituzione, il 1o gennaio 1948. Parliamo quindi di una normativa che ha gettato le basi per lo sviluppo dell’Italia unita e che spesso viene dimenticata. I relatori sono di alto profilo e sapranno introdurci nel tema, portandoci a conoscere meglio la nostra storia”.


“Lo Statuto Albertino. Le radici della nostra libertà.”
Ripercorriamo una pagina di storia ampiamente dimenticata, che ha visto porre la basi di tutto il successivo sviluppo della nostra democrazia e dei diritti e libertà dei cittadini italiani. Il tema appare di particolare attualità in un momento storico, come il presente, nel quale stiamo vivendo una convulsa evoluzione di tanti principi e valori che credevamo pacifici ed acquisiti e che forse ci condurrà verso “nuovi ordini” statali e internazionali, oggi ancora difficili da decifrare.


Relatore: Massimo Mallucci, avvocato con studio in Chiavari, studioso di storia e di diritto, saggista, presidente del movimento “Italia Reale – Stella e Corona”.


Introduce: Alberto Costanzo, avvocato con studio in Casale Monferrato, responsabile della Delegazione di Alessandria dell’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.

Presentazione del progetto Nazione Futura con Francesco Giubilei, Ferrante De Benedictis e Fabrizio Priano

Domenica 11 ottobre 2020 alle ore 18,30
presso
Il Salone La Belle Èpoque dell’Hotel Alli Due Buoi Rossi,
via Cavour n 32 – Alessandria
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la
diffusione del Covid-19)
è stato presentato il Progetto
“NAZIONE FUTURA ”
con
Francesco GIUBILEI
Ferrante DE BENEDICTIS
Fabrizio PRIANO

Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente- Laboratorio di idee commenta: “Siamo lieti di presentare il progetto di Nazione Futura, movimento di idee nato nella primavera del 2017 per favorire il dibattito politico-culturale e l’aggregazione di varie anime della società civile accomunate da valori e ideali comuni per migliorare l’Italia attraverso idee e proposte concrete. Tra le altre iniziative promuove l’organizzazione di convegni, presentazioni di libri collaborando con associazioni come la nostra su tutto il territorio nazionale.


L’ingegner FERRANTE DE BENEDICTIS
Torinese è da anni impegnato sul tema ambientale ed energetico. Vice Presidente di Nazione Futura.


FRANCESCO GIUBILEI
Editore , scrittore e pensatore finissimo. Presidente Nazionale di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella.

CONSERVARE E CUSTODIRE LA NATURA Convegno con Francesco Giubilei e Ferrante de Benedictis

L’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee ed il Movimento Nazione Futura
Domenica 11 ottobre 2020 alle ore 17, 30
presso
Il Salone La Belle Èpoque dell’Hotel Alli Due Buoi Rossi,
via Cavour n 32 – Alessandria
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la
diffusione del Covid-19)
hanno organizzato il Convegno dal titolo
“CONSERVARE E CUSTODIRE LA NATURA ”
sono intervenuti
Francesco GIUBILEI
e
Ferrante DE BENEDICTIS
Ha moderato Fabrizio PRIANO

Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente- Laboratorio di idee commenta: “Siamo lieti di presentare il progetto di Nazione Futura, movimento di idee nato nella primavera del 2017 per favorire il dibattito politico-culturale e l’aggregazione di varie anime della società civile accomunate da valori e ideali comuni per migliorare l’Italia attraverso idee e proposte concrete. Tra le altre iniziative promuove l’organizzazione di convegni, presentazioni di libri collaborando con associazioni come la nostra su tutto il territorio nazionale. Oggi abbiamo il piacere di illustrare il progetto Nazione Futura con il Presidente Nazionale Francesco Giubilei e il Vice Presidente Ferrante de Benedictis, presentando contemporaneamente due libri dei quali sono autori e che affrontano un tema importantissimo come quello della tutela ambientale, non a caso il titolo della conferenza e’ “CONSERVARE E CUSTODIRE LA NATURA” .”


“CONSERVARE E CUSTODIRE LA NATURA ” è il titolo del Convegno che vedrà la presentazione del saggio dell’Ingegnere Ferrante De Benedictis dal titolo “L’uomo custode della Natura” e del libro di Francesco Giubilei, Presidente di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella “Conservare la Natura”. Il dibattito toccherà diversi temi, da quello conservazionistico ai cambiamenti climatici analizzando i prossimi e futuri scenari energetici.


L’ingegner FERRANTE DE BENEDICTIS
Torinese è da anni impegnato sul tema ambientale ed energetico e racconta nel suo libro di un viaggio nel mondo della conservazione alla ricerca di un antico patto tra uomo e natura, chiave secondo l’autore di una piena ed efficace salvaguardia del Pianeta. Il suo obiettivo primario: trasformare l’ambiente per renderlo vivibile con un’azione che educhi l’uomo nei confronti di sé stesso.


FRANCESCO GIUBILEI
Editore , scrittore e pensatore finissimo ci parlerà, nella duplice veste di editore dei due testi e scrittore del suo Conservare la natura, di un tema, quello ambientale, per troppo tempo lontano dall’agenda politica del centro destra nonostante i tanti pensatori, intellettuali e politici conservatori che nel corso dell’ultimo secolo si sono battuti a difesa della natura e della sua conservazione.

Progetto“SERATE DI FOTOGRAFIA ” “La foto più bella del mondo ” Terzo incontro a cura di Daniele Robotti, fotografo professionista.


Mercoledì 7 ottobre 2020 orario 21.00 – 22.30
presso il salone della S.O.M.S. in Corso Acqui 158, in Alessandria
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
“SERATE DI FOTOGRAFIA ”
un appuntamento informale, discorsivo e aperto alle domande e alle curiosità di tutti gli appassionati di fotografia, arte e cultura visiva.


Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee ha commentato: “Terzo appuntamento delle attese e apprezzate serate dedicate alla fotografia a cura del fotografo professionista Daniele ROBOTTI , ormai alla seconda edizione, riscuote il favore di un pubblico attento e preparato, appassionato di fotografia.”


Il protagonista della serata sarà una fotografia di Eugene Smith, un’immagine che è entrata nella storia della fotografia contemporanea. Eugene Smith si può considerare il padre del foto-giornalismo moderno, uno dei padri della fotografia di narrazione. Dopo una breve introduzione sulla storia di Eugene Smith verrà raccontata la fotografia dal titolo “Tomoko is bathed by her mother”.
“La foto più bella del Mondo!” è l’argomento di questa serie di incontri dove Daniele Robotti presenta e commenta una fotografia che per lui è “la più bella del mondo!”
Chi è l’autore e qual’è la sua storia, da dove nascono queste immagini, perchè sono diventate icone della storia della fotografia.
“La foto più bella del Mondo!” è sia un incontro amichevole, discorsivo dove incontrare la fotografia, ma soprattutto vuole essere un’occasione di confronto per i partecipanti su cosa trovano interessante, irripetibile, esaltante nella fotografia protagonista di ogni serata.
La partecipazione a “Serate di Fotografia” è a numero chiuso di 20 ospiti, con il distanziamento e l’obbligo di mascherina.
Per prenotare il tuo posto dovrai contattare Daniele Robotti al numero 3402292770 anche su WhatsApp
INFO
Daniele Robotti Tel. 3402292770 info@robotti.it http://www.robotti.it http://www.liberamentelab.it

BIOGRAFIA
Daniele ROBOTTI è un fotografo professionista specializzato nelle immagini di natura, in particolare la documentazione del comportamento degli animali e il loro rapporto con l’uomo, con trent’anni di esperienza in campo fotografico: dalla fotografia di cronaca ai viaggi, dal reportage sociale alla fotografia naturalistica, in agenzia di cronaca e di natura. Ha partecipato alla realizzazione di opere editoriali per i seguenti Editori: DeAgostini, Calderini – Il Sole 24 Ore, Kosmos, Mondadori, Edagricole.
Nel 2016 ha fondato Dogs and More srl una realtà specializzata nella formazione professionale nei campi del comportamento animale e fotografico, al di fuori di queste produzioni trovano spazio altri progetti su argomenti, storie e soggetti legati alle aree del reportage sociale, del ritratto e della fotografia fine-art.
Inoltre ama sperimentare la fotografia astratta e concettuale, e condividere la sua visione fotografica con tutti, senza distinzioni di marca fotocamera, budget, ed esperienze!
Sito web http://www.robotti.it

EMOZIONI DI COLORI di Carlotta CESTARO

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee
nell’ambito del Progetto ARTE DIFFUSA
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
ha organizzato
Mercoledì 7 ottobre 2020 alle ore 18, 00
Presso CAFFÈ ALESSANDRINO
Piazza Garibaldi, 39 – Alessandria Tel. 0131-441903 all’inaugurazione della mostra
“ EMOZIONI DI COLORI ”
di Carlotta CESTARO Ha partecipato il Maestro Franco Pieri
La mostra resterà esposta fino al 15 ottobre 2020


Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato :
“Con la mostra dedicata alla Pittrice Carlotta CESTARO proseguono gli appuntamenti del Progetto ARTE DIFFUSA che vedono un susseguirsi di eventi dedicati all’arte presso alcuni locali della nostra Città. Carlotta CESTARO, presenta la sua visione della natura e delle cose della vita con eleganti suggestioni ”.

CARLOTTA CESTARO
Vivo in Alessandria e fin da piccola ci pensavo, disegnavo , coloravo e sognavo di imparare a dipingere una tela.
Pennellate e colori fanno trasparire tutto ciò che è il mio sentire, con entusiasmo, gioia ed estrosità presento la mia personalità.
Tutto ciò che è arte di me fa parte, pittura , musica, ballo, le intense emozioni il mio sballo!!
Sono tutte passioni che mi fanno vivere in un’altra dimensione,un mondo dove la tristezza lascia il posto all’immensa leggerezza!(Ornella L.)
Critica (citata da ): Anna Borgarelli
Le mie passione artistiche le ho acquisite da grandi Maestri frequentando Accademia dell’UNI 3 :
Franco PIERI, le Acquarelliste Anna Borgarelli di Torino e Mariangela Fonzega, Paola Gavassuti, Elena Gambetta.
Tecnica adoperata: olio, acquarello , ceramica Espressione artistica : figurativo impressionista.


Opere custodite in enti pubblici e privati in Italia e all’Estero : Francia , Germania. Spagna, Austria, Nuova Zelanda , Inghilterra, Cina.
Recenti eventi espositivi (dal 2003) : Sala Fidicom Alessandria – Museo Etnografico La Gambarina AL ; Mostra “ passeggiano nell’arte” a Savona ; Atelier d’Arte A.D.A.C. di Anna Borgarelli Torino-Circolo degli Artisti con la rassegna “Borsalino nel Mondo” ; Galleria Studio d’Arte 2 con il gruppo spagnolo Art Y Color(attestati del circolo artisti di Venezia).
Premi conseguiti: 2003 1 °premio e 2 °premio estemporanea a Montalero Al ; 2004 3° premio Casalcermelli (Al) ; 2005 Farfalla d’argento Riva del Garda; 2006 Medaglia d’oro Silvano d’Orba(AL); 2008 Targa e Segnalazione d’Onore per il concorso “il centenario” Torino-collettiva Cicolo degli artisti Torino; 2010 collettiva sede Canottieri Eridano a Torino per unità d’italia ; 2012-13-14 collettive Palazzo Esposizione La promotrice Torino ; Colettiva Galleria Pentart Roma ; Targa per il concorso Internazionale La medusa Roma ;-Mostra Galleria Vidal Venezia ; Collettiva Galleria della Pigna Palazzo Vaticano Roma ; Esposizione Basilica san Paolo fuori le Mura Roma ;Collettiva mostra a Ladispoli (Roma) ;Collettiva Circolo degli artisti “ Addottiamo un poeta “ ; Collettiva Carnevale Cicolo degli artisti ; Collettiva Biblioteca Ovada
e-mail carl.silv@libero.it sito: carlottacestaro.word.press.com


“per Carlotta Cestaro dipingere non è solo un “momento di svago” ma soprattutto ricerca di sentimenti e di emozioni!Così la sua fantasia creativa spazia dalla figura al paesaggio e alle nature morte esaltandone la luce e l’espressione emotiva.
Sempre molto dinamica e piena di interessi nelle varie tecniche artistiche (pittura ad olio acquerello ,ceramica e musica ecc.)e dotata anche di grandi valori umani che sicuramente l’aiuteranno a proseguire positivamente la sua crescita A.Borgarelli
Un treno in corsa …un momento.
Una nota su una chitarra..un istante.
La bellezza della natura e la gioia della vita….
Intense e tuttavia inafferrabili . Carlotta Cestaro coglie gli attimi fuggenti dell’esistenza umana con immediatezza ed espressività puntando dritta al cuore dell’ossevatore.
Barbara Bruno

Elisa CELLA Artista


http://www.elisacella.itelisacella@yahoo.it – studio via Parravicini 17, Monza

SUL MIO LAVORO
Bellezza, mistero e meraviglia sono racchiusi in ogni direzione in cui gli esseri umani decidano di indagare
il mondo, dall’infinitamente piccolo fino ad arrivare alle dimensioni dell’universo.
Bellezza ricca di domande e problemi etici che di volta in volta la conoscenza ci offre.
Una cellula che si duplica: apparentemente un gesto semplicissimo, che è alla base della vita. Eppure, noi
non sappiamo ancora del tutto come questo avvenga e come sia possibile passare da una pietra ad un corpo. Margherita Hack una volta ha proposto l’ipotesi che il ponte tra materia inanimata e vita potesse essere il fatto che che animarsi sia una caratteristica della materia stessa.
Niels Bohr, tuffandosi nel mondo quantistico e multidimensionale delle particella, finiva per dire che in fondo noi siamo qualcosa di reale costituito da qualcosa di irreale, estraneo alla nostra visione confinata nelle tre
o quattro dimensioni che percepiamo e abitiamo.
I miei lavori traggono ispirazione da questo: dalle immagini al microscopio, dalle teorie, dalle domande che l’essere umano si è sempre posto e si pone, dal mistero, da una visione immanente del reale.
Il mio modo di rappresentare è una rielaborazione pittorica e recentemente anche scultorea ed installativa
di tutto ciò, utilizzando come modulo di base il cerchio.
Il cerchio inanella la mia ossessività ed è una figura archetipica che ha molteplici connessioni: tondo è l’uovo dal quale siamo stati generati, tonda è approssimativamente l’apertura tramite cui siamo venuti al mondo
per trovarci su un pianeta sferico in rotazione su se stesso ed in orbita intorno ad un sole sferico, solo per
fare un esempio fra tanti.
I cerchi nei quadri sono fatti a mano, non uso normografi né compassi o forme. In alcuni quadri sono
lasciati più imperfetti in altri invece sono più controllati. Il lavoro tecnico è una continua tensione fra il controllo e la libertà del gesto. L’imperfezione è una caratteristica importante del mio lavoro.
Negli ultimi anni sto sperimentando nuovi materiali e tecniche, il mio lavoro rimane con una forte
componente bidimensionale, ma l’installazione e le luci ed ombre gli fanno abitare lo spazio in maniera
diversa ed inaspettata.
I miei lavori comunque assumono un’esistenza propria indipendente dalla mia ispirazione, una vita geometrico-astratta. Io la chiamo Bio-Astrazione.

L’IMPOSSIBILITA’ DEL REALE
Questi lavori sono stati esposti nella personale nella Galleria Villa Contemporanea.
Il fulcro della mostra era una riflessione su cosa differenzi il vivente dal non vivente e su cosa gli esseri umani percepiscano come vivente e su come lo definiscano.
L’installazione di ferro trae ispirazione da una cellula che si duplica, una delle caratteristiche di quasi tutti
gli esseri viventi. In foto si vede appena, ma nella reltà c’era l’ombra dell’installazione proiettata sui muri,
che variava durante la giornata e che le conferiva un’ulteriore dimensione.
I quadri ed i plexiglas sembrano rappresentare organismi biologici, come ad es. fiori o organismi acquatici, ma non lo sono.


19-C22 (ferro tagliato al laser, 340×270 cm, 2019)
19-C01 (olio su acrilico su tela, 120x120cm, 2019)
18-C13 (plexiglas, 60x130x1 cm, 2018)

RETE NEURALE
Cos’è la coscienza?
Dall’antichità alle moderne neuroscienze l’uomo ha cercato e cerca di dare risposta a questa domanda. Sottendendo questa domanda, mi faccio affascinare dalla bellezza dei neuroni: trovo belle ed eleganti la forma, le diramazioni, le simmetrie, i modi che hanno i neuroni di allacciarsi uno all’altro, di connettersi.
Attraverso quelle connessioni passano le informazioni che il nostro sistema nervoso elabora. Il sistema nervoso, che è formato da più di cento miliardi di neuroni, elabora percezioni, pensieri, emozioni, comandi, movimenti, intuizioni, tensioni, risposte, la gestione del funzionamento del nostro corpo, etc…
Tutto quello che siamo è lì, sineddoticamente: nelle connessioni neurali. Nel sistema complesso che è il sistema nervoso. Nei rapporti fra questa enorme quantità di neuroni ed il resto del corpo.
Non avendo una visione trascendente del reale, il mistero di tutto questo mi affascina.

20-C09 (olio su acrilico su tela, 70x100cm, 2020)
19-C27 (ferro verniciato, 33x18x4,5cm, 2019)
14-C05 (olio su acrilico su tela, 70x180cm, 2014)
17-C04 (tubi di ferro saldati e verniciati, 180 cm di diametro x 7cm, 2017) nella mostra Estetica Matematica, Galleria Villa Contemporanea, Monza

BIANCO SU GRIGIO
Tessuto biologico. Cellule connesse.

18-C02 (olio su acrilico su tela, 100x100cm, 2018)

EMBRIONE-DUPLICAZIONE
Serie di lavori che trae ispirazione poetica da duplicazioni cellulari e da un embrione umano.
Riecheggia in questi lavori lo stupore di fronte al mistero della vita: dalla magia della duplicazione di una cellula alla meraviglia della costruzione di un essere vivente. L’embrione è anche un puntofocale di discussioni di tipo etico, di problemi di fertilità e di ricerca della genitorialità caratteristiche della nostra epoca.

16-C01 (olio su acrilico su tela, 80x80cm, 2016)
15-C05 (olio su acrilico su tela, 80x80cm, 2015)

ROTONDI
Atomi, cellule o campi gravitazionali?


15-C04 (olio su acrilico su tela, 100x100cm, 2015)
20-C12 (olio su acrilico su tela, 70×100 cm, 2020)

DERMA


14-C04 (olio su acrilico su tela, 50x70cm, 2014)

UTRICULARIA

20-C06 (olio su acrilico su tela, 30x40cm, 2020)

L’impossibilità del reale di Leda Lunghi


“ Definire il reale. E’ ciò che più importa ” sosteneva Simon Weil. Ma che cos’è il reale? Elisa Cella cerca di spiegarcelo attraverso la caratteristica principale delle sue opere e di tutta la sua poetica: la semplicità. Dietro questo elementare concetto ruotano le domande e i tentativi di risposta che l’uomo si è posto finora. Quest’artista raccontando la complessa semplicità di una cellula descrive noi, nella nostra più grande incognita.
L’arte è un luogo in cui cercare sogni, vite ed esistenze, essa è principio e fine, è ciò che è accaduto e ciò che accadrà. Sono sculture dell’inafferrabile quelle create da quest’artista, che partono dal concetto di nascita e rielaborano quello di fine. Un’arte che passa per la scienza, incontrando i concetti più profondi della filosofia teoretica. Arte che parla
di conoscenza, coscienza, etica ed estetica. Le opere di Elisa Cella rappresentano l’impossibilità del reale, in quanto evidenziano la nostra piccola essenza dinanzi all’immensità dei misteri del mondo, l’infinita riproducibilità degli organismi, il loro essere eterni nel rigenerarsi continuamente. Opere, che rielaborano ed intrecciano fisica e filosofia, esse ci fanno riflettere, ponendo domande, senza la pretesa di trovare risposte. E’ un’arte coraggiosa che supera ogni stereotipo, che cerca di coniugare l’estetica e la scienza, attraversando la duplicità che diviene infinito. Le riproduzioni cellulari di Elisa Cella sono il mistero della bellezza, quel fascino oscuro ed affascinante presente nell’immensità del cosmo, in cui le particelle esistono. Sono il racconto dell’esistenza, la narrazione dello splendore del reale, la commovente magia dell’inganno, di un’idea, che varia costantemente, “ una manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano tra l’esistere e il non esistere ” Carlo Rovelli.
Questa poetica è l’immensità a noi ignota della scienza, l’evidenza di quanto anch’essa riesca a fondersi con l’armonia. Elisa Cella ripropone attraverso le sue strutture biologiche, ovvero con la rappresentazione dei suoi molteplici cerchi concentrici ed ossessivi, l’idea che conduce all’ imperfezione, all’errore, al caos, che in quanto tale paradossalmente possiamo considerare perfetto. Le sue piccole monadi, tutte differenti tra loro rappresentano l’individualità umana,
la sua unicità e la sua intelligenza, ma anche la sua capacità di creare mondi contingenti, aggregati, la capacità di coniugarsi e contemporaneamente di dividersi e di dissolversi. Per sempre: una frase idilliaca e suggestiva che ci rammenta l’eterno: quell’eterno e quell’infinto che l’artista descrive nelle sue opere, in quell’elegante simmetria in cui è racchiusa la narrazione umana e l’enigma della coscienza. Queste opere sono poiesi, in quanto elaborazione di creatività, creatività della natura.
L’opera di quest’artista ci racconta quello che è stato e quello che sarà, la poesia di questo susseguirsi di parole è la risultante di una formula matematica; il presente, il passato e il futuro, questa magica percezione, questa concezione intellegibile che pur mutevole rimane riconoscibile. Quello che è stato e quello che non è, l’immagine e l’immaginazione, tutto questo è scienza, ma anche arte, tutto questo è il risultato del lavoro di Elisa Cella, che racconta di quelle particelle fluttuanti, da cui è nato tutto, particelle esistenti intorno e dentro di noi, un poetico racconto che ricerca l’essenza dell’uomo.
La nostra natura è effimera, la nostra vita preziosa; l’artista, cerca tra le sue opere e i suoi pensieri risposte a grandi enigmi e immense questioni, che certo non risolveremo in queste poche righe, ma come abbiamo già affermato è compito dell’arte porre domande, non dare risposte ed Elisa Cella si chiede cosa significhi essere liberi; riproponendo forme di neuroni tra le sue opere, analizza il concetto di coscienza, dell’esistenza di un “Io”, dell’Inconscio, del libero arbitrio. Le nostre decisioni, sono interazioni tra neuroni o qualcosa di molto più profondo a cui ancora non riusciamo a giungere?
Baruch Spinoza nel XVII secolo affermò che che l’Io e “ i neuroni del mio cervello ” sono la stessa cosa, oggi nel
XXI secolo Carlo Rovelli appoggia questa teoria dicendo: “ Io, come voleva Spinoza, sono il mio corpo e quanto avviene nel mio cervello e nel mio cuore, con la loro sterminata e per me stesso inestricabile complessità ”; il dibattito è aperto.
Per quanto mi riguarda, lascio parlare l’artista e amo svegliarmi ogni mattina con il dubbio, proprio come lei, che con queste texture indaga e propone il punto di contatto tra indefinito e finito, tra armonia e caos continuando a regalarci opere che indagano la magia e il fascino del diverso. E’ così affascinante osservare qualcosa di sconosciuto, ignoto,
di incomprensibile, questo ci rende vivi, umani, un po’ fragili e innocentemente bambini, con quella loro brama di stupirsi e conoscere.

Uno, due, tre, infiniti cerchi… L’imperfetta perfezione di Elisa Cella
BRESCIA | E3 arte contemporanea | 30 maggio – 24 settembre 2015 di MATTEO GALBIATI


La E3 Arte Contemporanea di Brescia sembra quasi voler proseguire nella logica silenziosa e concentrata del “bianco”, colore prevalente anche in questa nuova mostra che, dopo la ricca e affascinante esposizione della scorsa primavera che ha portato negli spazi della galleria bresciana una serie di opere (bellissime!) degli Anni ’70 di Gianfranco Zappettini (1939), presenta ora al pubblico gli ultimi cinque anni della ricerca e dell’esperienza pittorica di Elisa Cella (1974). Un progetto espositivo che, composto da una trentina di lavori, dispiega sulle pareti le tele dell’artista come fossero pagine di un libro, una sequenza di “racconti” che rimandano al suo “universo molecolare”: da sempre, infatti, Cella tesse letteralmente le superfici dipinte intrecciando e stratificando forme circolari, piccoli e grandi cerchi che si addensano e diradano a creare e formulare strutture articolate e complesse. Se questa logica del cerchio – influente e determinante resta la formazione scientifico-matematica dell’artista – da una parte appare avviata a processi costruttivi di composto rigore e annunciata perfezione, dall’altra l’indagine, necessaria alla loro ammirazione e contemplazione, riporta, invece, ad una manualità del fare che ottempera e abilita meccanismi vitali e naturali.
La vita irrompe nelle sue opere nella forma sub-cellulare e molecolare, oppure anche cosmico-stellare; si annuncia nelle aggregazioni circolari che si accampano sulle campiture neutre delle sue tele (da segnalare la delicatezza affascinante delle tele a fondo grigio). Lo sguardo di Cella, quindi, si muove dal micro al macro, da sinapsi neuronali e mitosi cellulari a galassie e pelaghi stellari. Il senso della vita si coglie nell’imperfetta perfezione con cui sono realizzati i suoi conglomerati di cerchi; piccoli e grandi sono tutti fatti a mano. Un lavoro scritturale, minuzioso e disciplinato, attento e sensibile, impegnato nell’affermazione di una logica estrema che, nel contemplare e nell’ostentare occultamente l’errore, riporta lo sguardo ad una dimensione compiutamente “umana” del fare.
Quasi fossero sezioni istologiche o mappe celesti, questi lavori presentano una cura e una definizione quasi spasmodica, ossessiva, dove il rigore ordinato sembra determinare l’assolutezza di una perfezione impensabile. Eppure l’occhio, come si diceva, cerca il dettaglio – ma l’attitudine pittorica stessa dell’artista spinge a farlo – e vuole verificare, comprendere, conoscere tale logica estrema. Un’indagine attenta porta, allora, a trovare proprio l’imprecisione, il dato scritturale, il “fatto a mano” che concede, secondo i processi di una lettura approfondita, analitica e critica, alla ragione l’accesso ad un livello conoscitivo superiore rispetto al contenuto apparentemente meccanico dell’immagine stessa. La conoscenza e l’analisi permettono, quindi, di appianare e correggere quel dato
di perfezione assoluta che lo sguardo, nella sua immediatezza, sembra voler cercare in questi lavori e che, desideroso di meravigliarsi, lo porta ad eliminare, sottrarre e allontanare il segno impreciso, il tocco scritturale che riporta, invece, sempre e comunque, al tocco del pennello, all’impronta pittorica.
Il suo lavoro non ci è sconosciuto, anzi, negli anni abbiamo avuto modo di seguirla “da lontano” apprezzandone
lo sviluppo e la maturazione, inesorabili e inevitabili per una artista che, adottando un codice tanto rigoroso,
affronta la pittura con l’attitudine del vero pensatore. Questa personale conferma e rilancia l’interesse per la suggestione delle sue opere e della sua ricerca nel suo complesso, calata nel quadro generale delle sue riflessioni
e dei suoi esiti. Questa mostra presenta anche delle piacevoli sorprese che rendono giustizia anche all’allestimento che, evidentemente ricercato e curato, trova corrispondenze e sinergie tra le opere esposte nelle due sale della galleria: ad accogliere il visitatore sono le opere in cui i segni circolari sono neri su fondo bianco, il “bagaglio” classico del lavoro di Cella. Nella seconda sala, vero e proprio scrigno del tesoro, invece, il registro cambia e stupisce. Qui si toccano quasi le corde dell’invisibile, della sparizione dove il bianco dialoga col bianco. Tinta su tinta.
La delicatezza si accentua e l’effimera evanescenza diventa il punto di forza determinante, l’elemento chiave la cui energia, che pare quasi sparire e spegnersi, fa, quasi per assurdo, risaltare quella potenza conglomerante e aggregante che si sottintende a tutte le sue opere. In queste lavori recenti Cella tocca e raggiunge un nuovo apice. Un nuovo punto di arrivo che, sicuramente, si farà nuova partenza.
http://www.espoarte.net/arte/uno-due-tre-infiniti-cerchi-limperfetta-perfezione-di-elisa-cella/

ELISA CELLA | INTERVISTA KRITIKA
BY EMANUELE BELUFFI – MAY 2, 2014 – INTERVISTE


Cara Elisa, attualmente stai lavorando a una serie che definirei “opere al bianco”, prossime al monocromatico, la cui costante è ancora il senso di “ripetizione”, ma come si colloca questa nuova serie rispetto alla tua precedente produzione, caratterizzata invece dall’uso del colore (e in taluni casi del bianco e nero)?
Caro Emanuele, se riguardo tutto il mio lavoro, paradossalmente avendo visto i miei ultimi lavori, è il colore che fa
più eccezione. Quando ho iniziato, disegnavo a pallini neri su carta bianca. Solo successivamente ho sentito l’esigenza di passare al colore ed anche al fatto di potere agire sullo sfondo. A quel punto sono passata alla pittura. La maggior parte dei miei lavori rimane comunque nero su bianco ed anche in quelli colorati lo sfondo bianco è predominante.
Il colore è spesso funzionale al soggetto, c’è se sento l’esigenza di metterlo. E quando lo uso, uso colori forti e contrastanti. Qualche anno fa in un lavoro nero su bianco per alcuni dettagli ho usato il bianco su bianco, perché volevo che ci fossero ma non fossero evidenti. E come spesso accade, da questo è germinata l’idea di un lavoro tutto
in bianco, in cui i volumi e la differenza di medium facessero la differenza fra sfondo e primo piano. Nel frattempo stavo e sto facendo disegni (a colori) di varia ispirazione biologica. Ho unito le due cose passando alla tela ed il risultato mi ha convinto.
Nei tuoi lavori l’elemento biologico è una costante: conformazioni segniche che sembrano – sono – aggregazioni cellulari, connessioni neuronali, linearità epidermiche, strutture che fanno pensare a quello stretto connubio che si realizza fra arte e scienza quando, in ambito scientifico appunto, gli sforzi si orientano alla ricerca della teoria “bella ed elegante” (come ad esempio la formula E=mc2). Del resto, tu ci hai mostrato
la bellezza intrinseca del mondo “micro” elevandolo a espressione d’arte. Che cosa ti affascina in senso estetico della struttura, poniamo, delle connessioni neuronali?
Ne trovo “belle ed eleganti” la forma, le diramazioni, le simmetrie, i modi che hanno i neuroni di allacciarsi uno all’altro, di connettersi. Non provo solo un piacere estetico: la cosa che veramente mi affascina è che attraverso quelle connessioni passano le informazioni che il nostro sistema nervoso elabora. Il sistema nervoso, che è formato da
più di cento miliardi di neuroni, elabora percezioni, pensieri, emozioni, comandi, movimenti, intuizioni, tensioni, risposte, la gestione del funzionamento del nostro corpo, etc…Tutto quello che siamo è lì, sineddoticamente:
nelle connessioni neurali. Nel sistema complesso che è il sistema nervoso. Nei rapporti fra questa enorme quantità
di neuroni ed il resto del corpo. Avendo una visione immanente del reale, è proprio il mistero di tutto questo che mi affascina tantissimo. E non solo me, ovviamente: storicamente ed ora nelle ricerche più avanzate delle neuroscienze, una delle domande che l’uomo si è sempre chiesto è proprio: cos’è la coscienza?
Per i Greci l’arte era mimesis, imitazione della natura. Possiamo dunque dire la stessa cosa del tuo lavoro d’arte? Anche gli stessi Greci avevano idee differenti: per Platone dato che le cose già di per sé erano simulacri imperfetti
della realtà delle idee, le immagini artistiche risultavano “copia di una copia” e quindi l’arte non era né rappresentazione né conoscenza, ma confusione. Comunque in generale la natura di cui si occupavano gli artisti
Greci era semplicemente quella che li circondava o che immaginavano (gli dei, la mitologia). O per meglio dire ancora: da sempre l’uomo non ha un’immagine diretta della natura. La visione che ha di essa è sempre veicolata dalla cultura,
e per cultura intendo tutti gli strumenti che l’uomo ha inventato per relazionarsi col mondo: religioni, scienze,
filosofie, miti, credenze, strutture di pensiero, etc. Gli uomini primitivi probabilmente vedevano un temporale,
un cielo stellato, il mare in maniera diversa da come lo vediamo noi o gli Incas o i Greci o i Thai. Non si può scindere
la visione delle cose dalla cultura di chi le guarda. E la nemmeno scindere la rappresentazione, diretta o indiretta,
dalla visione (e quindi dalla cultura) ed inoltre dal linguaggio che poi tutto questo esprime. Adesso la visione della natura che ci circonda sarebbe impensabile senza la cultura, oltrechè la tecnica, che ci ha permesso di vederla come
la vediamo: senza le teorie verificate o da verificare, senza i modelli di pensiero a cui siamo abituati, senza la stratificazione verso il sempre più piccolo e verso il sempre più grande, senza l’etica ed i problemi che ci pone, senza
la religione per chi ci crede, senza tutto quello che già è stato scritto, dipinto, rappresentato, suonato. Tornando
ai miei quadri essi non sono copie figurative di fotografie prese al microscopio di cellule o tessuti. Oltre ai rimandi scientifico-filosofici, risentono di tutta la storia dell’arte che c’è stata nel frattempo, pittura analitica ed astratta compresa: voglio qua solo ricordare il lavoro di Dadamaino, Castellani, Accardi, Bonalumi, il cui lavoro rimanda,
nella struttura ripetitiva, alla molteplicità del reale.

La mente. E il corpo?
Il corpo nel suo complesso è protagonista dell’altra parte del mio lavoro, quella che io chiamo Topologia Sensoriale.
Lì parto dall’analisi della percezione delle emozioni, ovvero di come il corpo percepisce quei momenti particolari
in cui è totalmente dominato da un’emozione. Da come la percepisce e da come la autorappresenta. Penso che l’emozione coincida col luogo dell’emozione, che corpo e mente siano un tutt’uno inseparabile. Non credo nella scissione mente-corpo (né nell’anima-corpo: non credo nella trascendenza). Penso che un’emozione, la sua percezione e la rappresentazione mentale che ce ne facciamo in qualche modo sia un tutt’uno: ne ho una visione olistica. Lavoro sui flussi di energia, sui blocchi di sistema, sui momenti di crisi o comunque di densità. Credo che le
emozioni – sensazioni siano il modo attraverso cui il corpo dialoga con se stesso. In continuo scambio ed elaborazione con l’esterno e con l’interno, questo sistema complesso è tutt’altro che perfetto e ben adattato. Spesso s’inceppa,
non riconosce i suoi stessi segnali, li mistifica. Disegno e dipingo la crisi che ne può derivare.
Hai una formazione di tipo matematico che spazia fino alla filosofia: a volte i tuoi lavori fanno pensare all’organizzazione visuale di un concetto tipico, il cosiddetto “sistema complesso” tematizzato dal filosofo
e sociologo francese Edgar Morin – che tu conoscerai sicuramente – e che si può sintetizzare nella celebre osservazione aristotelica per cui «Il tutto è maggiore della somma delle parti». Possiamo interpretare i tuoi lavori come una rivisitazione in chiave simbolica di un sistema complesso? (in questo caso: del vivente)?
Sì, certo che lo conosco… (meno male che c’è Wikipedia!) Sì, direi che è proprio così. Ed ogni singola parte rivela
la grazia ed il mistero anche del tutto a cui rimanda.
Dicci qual è la differenza fra grazia e bellezza (se per te differenza v’è)
Forse la grazia ha una componente di leggerezza ed eleganza che non è detto che abbia la bellezza. E la grazia rimanda ad una dimensione altra da sé.
Ma credi anche tu alla vulgata secondo cui arte è conoscenza? Guardando i tuoi lavori, io direi di sì. Ma io sono un bracciante di Foggia e dunque non ci credo, a questa vulgata che ci portiamo dietro dai tempi dell’Estetica libresca del 1700. Convincimi, se puoi, del contrario
L’arte, come la poesia, ma anche la molteplicità di cose che fanno gli uomini, richiede conoscenza e al tempo stesso la promuove. E’ poco pensabile potersi sottrarre ad essa. Anche il mio lavoro è sorvegliato dalla conoscenza, talvolta con discrezione altre volte con maggiore insistenza. In definitiva anche la cosiddetta serialità e molteplicità che offre il mio lavoro è essa stessa indagine conoscitiva, ma di quale forma poi di conoscenza sia, quali siano i suoi confini e paradigmi non è possibile saperlo con certezza. L’esecuzione del mio lavoro ha indubbiamente una suggestione iniziale che ha debiti nei confronti di una conoscenza condivisa; ma la tecnica ed il percorso pittorico stesso del mio lavoro si svincola da subito dai miei riferimenti culturali e conoscitivi per offrire esperienza puramente artistica.
L’arte è esperienza dell’arte e da questo nessuno si sottrae, e l’esperienza è una forma di conoscenza.


http://www.kritikaonline.com/elisa-cella-intervista-kritika/

BIo
personale di Elisa Cella a cura di Alessia Locatelli, 2012
La biologia è lo studio di organismi complessi che sembrano essere stati disegnati per uno scopo preciso.
(Richard Dawkins).
L’Arte è traghettatrice di immagini e catalizzatrice di archetipi. Elisa Cella è entrambe le cose.
Un connubio riuscito tra Arte e Scienza nella mostra personale di Elisa Cella, artista genovese, presentata a Milano
il 28 novembre presso lo spazio CityArt.
Vi è una relazione invisibile tra Logos e Mythos, che permette un dialogo tra istanze che paiono lontane.
Già Gregory Bateson si domandava se esistesse un’analogia profonda tra grammatica e anatomia, chiedendosi inoltre se una scienza interdisciplinare fosse in grado di parlare entrambi i linguaggi.
Se la grammatica è una successione finita di regole necessarie alla corretta costruzione ogni linguaggio e per anatomia si intende lo studio delle strutture che compongono un corpo o un’opera, questa mostra è la traccia da seguire per
una contaminatio tra campi di indagine che parevano lontani, ma che hanno ora oltrepassato i loro confini settoriali. La scienza postmoderna, attraverso la fisica quantistica ha apportato all’interno delle discipline scientifiche alcuni caratteri di novità. Se prima c’era una linearità, una nitidezza, nella fisica moderna entrano le sfumature che aprono
la ricerca a nuovi indicatori – non propriamente scientifici e indefiniti – che appartengono a categorie dell’estetica, quale “bellezza, rigore, persistenza, eleganza e grazia”.
Elisa Cella concepisce una rielaborazione pittorica di questo complesso rapporto, creando un dialogo tra categorie scientifiche ed estetiche. Nei lavori esposti, eseguiti lasciando inalterato il bianco fondo della tela – come in un campo d’indagine sterilizzato – appaiono elementi biologici, cellule che fioriscono, si aprono liberando componenti molecolari in dialogo con lo spazio bianco, creando suggestivi paesaggi che, per similitudine, richiamano il lavoro pittorico
di V.Kandinskij all’inizio del secolo scorso, non appena la scoperta del microscopio permise di sondare mondi prima impensabili.
Un lavoro eseguito con la perizia di uno scienziato, elementi composti ripetendo il segno grafico del cerchio – in differenti dimensioni – fino ad ottenere la Forma finale dell’immagine nella sua completezza. Il ripetersi metodologico del segno, unito alla forza del lavoro finito, consente di capire come Elisa abbia fatto proprio in primis il principio scientifico/analitico che, unito a quello artistico, ha permesso di esplicitare nei suoi lavori la fusione tra scienza ed estetica, ribaltando in un certo senso il concetto di Carmagnola di “sensibilità sistemica” che è, nell’atteggiamento scientifico, il “principio artistico di comprensione” che precede e domina il principio analiticodi spiegazione (Carmagnola,1989).
I colori utilizzati, contrastanti e forti, rendono il lavoro finale piacevole ma velatamente instabile e apportano al segno un ulteriore contributo al campo dell’indagine scientifica: esattamente come accade nella microbiologia
in cui gli organismi sono evidenziati e resi visibili attraverso i liquidi di contrasto. Anche la scienza, infatti, possiede intrinsecamente una sua estetica; da una prima intuizione si passa allo studio di formule e diagrammi per ottenere sistemi lineari e funzionali, dotati di ritmo ed eleganza. Basti pensare alla bellezza e alla semplice complessità che scaturisce dall’equazione più rivoluzionaria del secolo: E=MC2, una formulazione definita, essenziale e semplice, certamente “levigata” rispetto alla morfogenesi dell’intuizione di Albert Einstein.
I lavori di Elisa ricordano nel loro linguaggio queste formule, lineari ma esplosive, capaci di generare sistemi autopoietici in cui il prorompere delle strutture si rigenera, contamina e si trasforma proprio come avviene in un organismo. Un’opera complessa, un rimando costante tra gli schemi della ragione e quelli del pensiero, a ricordarci
che la vita abbandona vettori di previsione e controllo per declinarsi in modelli inaspettati, sfuggendo improvvisamente ad ogni categoria e metodo.
Alessia Locatelli

CURRICULUM VITAE
Nata a Genova nel 1974.
Ha studiato Matematica alla facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università Statale di Milano, dopo essersi diplomata al liceo scientifico.
ULTIME PERSONALI
2019
L’impossibilità del reale, Galleria Villa Contemporanea, Monza (MB), a cura di Leda Lunghi
Angolo di contatto, bipersonale con Nadia Galbiati, Azimut, Brescia, a cura di Alessia Locatelli e Galleria E3 Arte Contemporanea
2015
Sensazione Concava, Galleria E3 Arte Contemporanea, Brescia, testo di Alberto Rigoni, con catalogo
Elisa Cella + Rassegna videofusion Media, Video e Corpi Gloriosi, Castello Fieschi-Doria-Malaspina, Santo Stefano d’Aveto (GE), a cura di Gabriele Perretta, con catalogo
2013
Cerchio – per un’estetica dell’infinito, bi-personale con Silvia Serenari, Fuel Art Gallery, Livorno, a cura di Alessandro Trabucco, con catalogo
Tracciati, Castello Chiaramontano, Racalmuto (Ag), a cura di Dario Orphée, con catalogo
2012
BIo, Spazio City Art, Milano, a cura di Alessia Locatelli, con catalogo
2008
Bio-Astrazioni, Galleria Andrea Ciani, Genova, a cura di Alessandro Trabucco, con catalogo
Molteplice, Personal Gallery, Torino, a cura di Davide Pesce e Roberto Gaia
ULTIME COLLETTIVE
2020
Museo di Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, un suo disegno entra nella collezione permanenete, a cura
della gallerista Caterina Gualco
I Temi dell’Arte: Nudo e Figura, Torre Viscontea, Lecco, a cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini, con catalogo Civica Raccolta del Disegno di Salò, Salò (Bs), un suo disegno entra nella collezione permanete, a cura di Anna Lisa Ghirardi
ArteFiera, fiera d’arte, Galleria E3 Arte Contemporanea, Bologna
La bellezza resta., Castello Malaspina Fieschi Doria, Santo Stefano d’Aveto (Ge), a cura di Simona Bartolena
ed Armando Fettolini, con catalogo
2019
Museo di arte Contemporanea, Lissone (MB), la sua installazione 19-C25 è esposta in maniera permanente, a cura
di Alberto Zanchetta
Collezione Castello Chiaramontano, un suo quadro è esposto in permanenza, Pinacoteca del Castello Chiaramontano, Racalmuto (AG), a cura di Piero Baiamonte
La bellezza resta., Chiesa di San Rocco, Carnago (Va), a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo Buste Dipinte, Teatro Sociale, Bergamo, a cura di Claudia Amato e Luisa Castellini, all’interno del Festival delle Lettere, con catalogo
La bellezza resta., Municipio di Merate (LC), a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo 2018
Material, palazzo Olmea, Monza (MB), a cura di Matteo Galbiati, progetto di Maurizio Caldirola Arte Contemporanea Buste Dipinte, Laboratorio Formentini, ex Canonica della Chiesa di San Carpoforo in Brera, Milano, a cura di Claudia Amato e Luisa Castellini, all’interno del Festival delle Lettere, con catalogo
La bellezza resta., Stadtmuseum, Klausen, a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo
OASI, Chiesa di Sant’Agostino, Pinerolo (TO), a cura di Elena Privitera, Luca Storero, Cinzia Pastore
La bellezza resta., Palazzetto dei Nobili, L’Aquila, a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo 2017
Analitica 70 e nuove prospettive, Galleria E3 Arte Contemporanea, Brescia
Estetica Matematica, Galleria Villa Contemporanea, Monza, a cura di Leda Lunghi, con catalogo
Kunst Heilt Medizin – Zehen Werke, Facoltà Teologica Università di Graz (A), a cura di A.B.Del Guercio, I.Guanzini, I.Terracciano, con catalogo
ContemporaneaMente, Museo MAM Villa Ippoliti, Gazoldo degli Ippoliti (Mn), a cura di Gianfranco Ferlisi
The Others, fiera d’arte, Galleria E3 Arte Contemporanea, ex Ospedale Maria Adelaide, Torino
Dietrolequinte, Teatro Sociale, Pinerolo (To), a cura di Elena Privitera, Luca Storero e Cinzia Pastore
La bellezza resta., Galleria Biffi, Piacenza, a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo
Lucca Art Fair 2017, fiera d’arte contemporanea, Galleria E3 Arte Contemporanea, Lucca
2016
Unconventional Views, M.AR.CO., Monza Arte Contemporanea, Monza
La bellezza resta., Binario 7, Monza (MB), a cura di Simona Bartolena ed Armando Frettolini, con catalogo
Expo Arte, fiera d’arte contemporanea, Galleria E3 Arte Contemporanea, Montichiari (BS)
Lavatoys – Arte in un antico lavatoio genovese, Genova, a cura di Angelo Pretolani
XXIII Esposizione Artisti per Epicentro, Museo Epicentro, Gala di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), a cura di
Nino Abbate, con catalogo con testi di Valerio Dehò, Antonio Paolucci e Arnaldo R. Brizzi
Freezer – TransumArte, Castello Fieschi-Doria-Malaspina, Santo Stefano d’Aveto (GE), testo ed intervento poetico
di Ivan Fassio, con catalogo
Combat Prize, finalista nella sezione pittura, Museo G.Fattori, Livorno, con catalogo
C&F, spazio Laltalena, Milano, a cura di Massimo Kaufmann ed Ivano Sossella, con catalogo
Innaturalismi, MUST, Vimercate, a cura di Simona Bartolena, con catalogo
NutriMenti, Palazzo D’Aquino, Taranto, a cura di Sara Liuzzi, con catalogo
STUDI – Undo.net – 1’ , studio di Federica Ferzoco, Milano
The Others, fiera d’arte contemporanea, Galleria E3 Arte Contemporanea, ex Ospedale Maria Adelaide, Torino

STATEMENT
Topologia Sensoriale e BioAstrazioni

Topologia Sensoriale
Divido i miei lavori in due gruppi che si spingono in due
direzioni indagativo-espressive diverse:
Una topologia, in matematica, è un ente matematico che descrive la forma di un insieme, elencandone i sottoinsiemi. I lavori appartenenti a Topologia Sensoriale sono quelli in cui compare il corpo o le sue parti ed in cui rappresento sensazioni ed emozioni in tutta la loro fisicità, partendo dalla considerazione che l’emozione coincida col luogo dell’emozione. Credo che le emozioni – sensazioni siano il modo attraverso cui il corpo dialoga con se stesso. In continuo scambio ed elaborazione con l’esterno e con l’interno, questo sistema complesso è tutt’altro che perfetto e ben adattato. Spesso s’inceppa, non riconosce i suoi stessi
segnali, li mistifica.
Disegno e dipingo sineddoticamente la crisi che ne può
derivare.


BioAstrazioni
I lavori appartenenti a BioAstrazioni sono tutti gli altri: cosmologici, biologici, chimici, matematici. Emergono le fascinazioni dei miei studi scientifici, lo stupore di fronte al sottile confine fra vita e non vita, l’emozione nei confronti della bellezza della scienza, il mistero dell’apertura di nuovi orizzonti di pensiero. A questo, spesso, si sommano le domande che l’umanità si è
posta e si pone da sempre ed a cui ha dato risposte diverse a seconda della cultura che si è costruita nel
tempo (religioni, filosofia, scienza).
La matematica ha un ruolo importante nel mio lavoro: a livello tassonomico, come ispirazione, come forma
mentis, come modulo di partenza, come controllo.


LA VISIONE
Ho una visione immanente del reale. Lo analizzo considerandolo nella sua molteplicità, a livello energetico e materico. Penso che nell’immanenza risieda il mistero e la bellezza dell’esistente. La scienza è il metodo esplorativo più avanzato che abbiamo inventato per indagare il mondo, per agire su di esso e per ampliare le nostre visioni del mondo. Come l’arte d’altronde, con strumenti, sensibilità, modalità e scopi
differenti.
Ed io le contamino.
I cerchi inanellano la mia ossessività.
siamo comparsi nel mondo attraverso un’apertura

IL CERCHIO
Ognuno di noi è stato un uovo tondo, racchiuso in un
utero che lo avvolgeva come uno spazio sferico; circolare per poi ritrovarci su un pianeta sferoidale in orbita ellittica attorno al sole e in rotazione sul proprio
asse.
I cerchi sono il modulo in rappresentazioni di eventi modulari: il corpo è fatto di cellule, molecole, atomi, etc. ed il reale, è composto di molecole, atomi, quanti, fotoni,
particelle subatomiche, etc.
Lo zero in matematica è approssimativamente un
cerchio ed il simbolo dell’infinito è un cerchio ritorto.
Il cerchio è la prima figura geometrica che i neonati riconoscono, individuandola ovunque facilmente: è una questione di sopravvivenza, il capezzolo ha una forma circolare.
Quando non sappiamo la forma di un oggetto, o quando la forma specifica non è importante, di solito lo rappresentiamo come un cerchio.
I buchi neri, le stelle, i pianeti, sono tutti approssimativamente sfere. Il momento del Big Bang si immagina come una singolarità in un punto che esplode
come una sfera che si ingrandisce.
Sento una certa affinità, quantomeno nel gesto, con la tradizione delle arti cosiddette minori e tipicamente femminili: ricami, merletti, uncinetto, maglia, tombolo, etc.
Gli acceleratori di particelle sono anelli. I cerchi inanellano la mia ossessività.


REALIZZAZIONE
I cerchi nei quadri sono fatti a mano libera, non uso normografi né compassi o forme, li uso solamente nei cerchi più grandi, dove l’attenzione di chi guarda sarebbe deviata dall’imperfezione. Nei cerchi di piccola o media dimensione l’occhio corregge automaticamente la visione. In alcuni quadri i cerchi sono volutamente lasciati più imperfetti in altri invece sono più controllati. Il lavoro tecnico è una continua tensione fra il controllo e la libertà del gesto. L’imperfezione è una caratteristica importante del mio lavoro.
Negli ultimi anni sto sperimentando nuovi materiali e tecniche: ferro, plexiglas, tubi di metallo, saldature, taglio al laser, video.
Il mio lavoro rimane con una forte componente bidimensionale, ma l’installazione e le luci ed ombre gli fanno abitare lo spazio in maniera diversa ed inaspettata.

AUTORITRATTO – Inaugurazione giovedì 8 ottobre, ore 18.30, Binario 7, via Turati 8, Monza

Espongono Elisa Cella, Andrea Cereda, Nadia Galbiati, Alex Sala, e ……..

I temi dell’arte
Autoritratto

dal 9 ottobre al 29 novembre 2020
Binario 7
via Turati 8
Monza

Inaugurazione giovedì 8 ottobre, ore 18.30

Una mostra e un progetto a cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini
Organizzato da heart – pulsazioni culturali e Ponte43

La mostra Autoritratto è in collaborazione con Teatro Binario7, Monza

Per orari di apertura consultare il sito binario7.org


Il progetto I temi dell’arte, dopo sei mostre dedicate ai generi artistici della tradizione, arriva alla conclusione con la settima e ultima esposizione della serie: Autoritratto.
Per esplorare le possibili variabili di questo tema tanto complessoe affascinante, abbiamo chiesto a sessanta artisti di proporci un loro autoritratto.
L’invito a partecipare a questa kermesse è stato rivolto a tutti gli artisti che avevano partecipato alle precedenti sei mostre dedicate ai diversi temi iconografici ma anche a nuovi nomi. Alcuni di loro frequentano l’autoritratto da sempre, altri hanno sperimentato per la prima volta la dimensione dell’autoanalisi. Qualcuno ha ripescato opere realizzate nel passato, qualcun altro ha preferito mettersi in gioco nell’attualità; chi ha interpretato il proprio autoritratto come un racconto e chi, invece, l’ha pensato come un’effige immobile nel tempo, chi l’ha aperto a una riflessione collettiva e chi ha mantenuto stretti i confini della propria identità. Già nelle diverse scelte si coglie un riflesso della personalità dell’artista, il suo modus operandi e la sua mentalità.
La mostra disattende tutti i consueti criteri espositivi, scegliendo una dimensione non museale ma adeguata al luogo “non deputato” che la ospita: il teatro Binario7.
Abbiamo voluto creare un percorso avvolgente e disorientante: un viaggio tra sguardi, pensieri, riflessioni private e intime confessioni condotte con linguaggi, stili, toni e caratteri differenti. Un caotico succedersi di immagini diverse che rappresentano volti e anime altrettanto diverse. Le sessanta opere in mostra compongono un mosaico eterogeneo e variegato, un curioso percorso nella parte più intima della creatività artistica.

In mostra autoritratti di:
Vincenzo Balena, Davide Balossi, Sergio Battarola, Claudio Beorchia, Sergio Besutti, Bruno Biffi, Piera Biffi, Maurizio Bonfanti, Raffaele Bonuomo, Walmer Bordon, Ermenegildo Brambilla, Giuseppe Buffoli, David Andres Carrara, Casagrande&Recalcati, Simone Casetta, Silvana Castellucchio, Elisa Cella, Andrea Cereda, Giovanni Cerri, Chiò, Silvia Cibaldi, Rosabianca Cinquetti, Vittorio Comi, Giulio Crisanti, Umberto Crisciotti, Daf, Francesca Della Toffola, Dellaclà, Paolo Facchinetti, Federica Ferzoco, Nadia Galbiati, Giuliano Gaigher, Kazumasa Mizokami, Rossana Maggi, Silvia Manazza, Camilla Marinoni, Gennaro Mele, Ettore Moschetti, Elena Mutinelli, Giacomo Nuzzo, Lorenzo Pacini, Luca Panucci, Luciano Pea, Giangi Pezzotti, Vera Pravda, Leonardo Prencipe, Dolores Previtali, Marco Rossi, Alex Sala, Anna Santinello, Giovanni Sesia, Chiara Soldati, Kim Sommerschield, Alessandro Spadari, Elisabetta Tagliabue, Matteo Tenardi, Giorgio Tentolini, Giovanna Torresin, Marta Vezzoli, Nicola Zaccaria.




Se condotta con onestà intellettuale, la pratica dell’autoritrarsi non è priva di difficoltà per un artista. Essa necessita di una certa lucidità nell’analisi del sé e di un rapporto non superficiale e sincero con lo specchio. Quando si tratta di un’effige di se stessi, la vera personalità dell’artista trapela anche dalla più artefatta e costruita delle immagini. Gli occhi intensi e profondi con cui Picasso ci osserva da ogni suo autoritratto raccontano molto dello spagnolo, anche quando a prevalere nel dipinto sono la ricerca linguistica e la sperimentazione tecnica. Lo sguardo mutevole di Van Gogh, le pose ricercate e teatrali di Courbet, i capelli spettinati di Delacroix, la mano mozzata di Kirchner, le sette dita di Chagall, il ghigno sarcastico di Gerstl, il gelido rigore di Schad, il teschio sulla spalla di Warhol… Sono più che semplici esercitazioni di stile: essi rappresentano, in un crescendo di intensità dall’Ottocento ai nostri giorni, il disperato tentativo dell’artista di definire la propria identità e renderla pubblica. Che egli voglia mostrare le proprie fragilità e le proprie paure o intenda proteggerle e nasconderle poco importa. L’intima personalità dell’uomo e l’esperienza creativa dell’artista emergono rendendosi visibili agli altri, con un’immagine che supera i confini del tempo concesso all’esistenza terrena, si fa icona, ricordo indelebile, presenza simbolica.
(dal testo di Simona Bartolena, in catalogo)



Il progetto I temi dell’arte
Quella iconografica è senza dubbio una delle chiavi di lettura più interessanti che si possano applicare alla storia dell’arte: leggere le opere d’arte partendo dal soggetto – riflettendo sulla nascita, l’evoluzione, la storia e la fortuna dei generi – è un esercizio ricco di spunti interessanti, che apre nuove prospettive nella loro reale comprensione.
Ma oggi, ha ancora senso parlare di generi artistici? Esistono ancora i temi che hanno caratterizzato la produzione artistica di tutti i tempi?
Questo progetto è nato proprio da questo interrogativo: da una domanda sollevata dall’eterogeneità e dalla caleidoscopica molteplicità delle espressioni contemporanee. Una domanda la cui risposta necessita di un’analisi senza schemi precostituiti, che indaghi liberamente nella scena attuale e nei diversi linguaggi, in cerca di conferme. Cos’è oggi la pittura di paesaggio? Che senso può ancora avere la natura morta? Il ritratto rispetta ancora canoni tradizionali? E l’autoritratto è ancora una forma di autoanalisi e autoaffermazione dell’artista?
In un’epoca di moltiplicazione febbrile delle immagini, che ormai invadono il nostro tempo e il nostro spazio e diventano una forma compulsiva di comunicazione e socialità (non sempre richieste), che ruolo hanno i temi nell’espressione artistica? Come risponde l’arte alla mania collettiva dei selfie – nuova, diffusissima, massificata forma di autoritratto – e alla consuetudine di riprodurre e rendere pubblico il nostro quotidiano o di manifestare per immagini il nostro sentire?
I Temi dell’arte parte da questo punto di vista, per viaggiare nel panorama contemporaneo dialogando con la storia, con l’intenzione di sollecitare un dibattito, o quantomeno una riflessione, sull’evoluzione dell’espressione artistica, riconsiderando alcune strade che l’arte percorre da sempre e scelte iconografiche che avvicinano artisti lontanissimi nello spazio-tempo.
I temi scelti sono quelli più diffusi nella produzione artistica di tutti i tempi. Gli artisti sono, invece, il frutto di una selezione curatoriale, indubbiamente soggettiva, coerente con il cammino tracciato fino a oggi dall’Associazione heart e da Ponte43. Le mostre, quindi, non hanno certo la presunzione di esaustività o completezza: esse sono pensate, piuttosto, per suggerire riflessioni e nuovi percorsi critici su un argomento tanto importante quanto complesso e spesso trascurato (anche dagli storici dell’arte e dagli addetti ai lavori).
I Temi dell’arte, inoltre, prosegue una tradizione inaugurata anni fa dal gruppo fondatore di heart – pulsazioni culturali con Brianza: terra d’artisti o con i più recenti Colori, Materie e Elementi, tutti progetti che, oltre a coinvolgere realtà diverse del territorio facendo rete, superano anche il concetto classico di mostra d’arte, arricchendosi con conferenze, incontri, eventi, iniziative pluridisciplinari.

Simona Bartolena e Armando Fettolini
(curatori de I Temi dell’arte)



Le mostre del progetto:
Arte sacra, Robbiate, Sala Civica, ottobre 2019
Paesaggio, Arcore, Villa Borromeo d’Adda, novembre 2019
Ritratto, Brugherio, Galleria espositiva Palazzo Ghirlanda Silva, gennaio 2020
Natura morta, Vimercate, Spazio heart, febbraio 2020
Nudo e figura, Lecco, Torre Viscontea, giugno 2020
Mito e storia, Monticello, Villa Greppi, luglio 2020
Autoritratto, Monza, Binario 7, ottobre 2020

SOVRANISMO Le radici e il progetto di Gianni Alemanno

L’Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee e L’Associazione Piemonte nel Cuore
Venerdì 2 ottobre 2020 alle ore 17, 30
presso
Il Salone La Belle Èpoque dell’Hotel Alli Due Buoi Rossi,
via Cavour n 32 – Alessandria
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la
diffusione del Covid-19)
hanno organizzato la presentazione del libro dal titolo
“SOVRANISMO
Le radici e il progetto”
a cura di
Gianni ALEMANNO
e
Gianluca VIGNALE coautore del libro
Ha moderato Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione


Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente- Laboratorio di idee ha commentato : “L’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, nel suo lungo percorso, oltre alla presentazione di libri e di mostre di Arte, ha spesso organizzato incontri per parlare di temi di attualità. In questa conferenza verrà trattato un tema attualissimo, il Sovranismo, di cui, quasi giornalmente, si discute sui media e nelle trasmissioni di approfondimento politico, tema che poco prima della chiusura imposta dal Covid avevamo iniziato ad affrontare con Marco Gervasoni. Ne parliamo presentando un libro che ha un titolo esplicativo “Sovranismo, le ragioni del progetto”, con il suo curatore, grande protagonista della politica nazionale degli ultimi trenta anni, Gianni Alemanno.”


Tutta la verità sul sovranismo nel nuovo libro scritto a più mani e curato dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Sovranismo, le radici e il progetto”.
Questo libro dispone al tempo stesso alla riflessione e all’azione”. Così Marco Gervasoni introduce questo libro “a più mani” che racconta la “bestia nera” di quest’epoca politica, il sovranismo, riunendo gli interventi di nomi noti, di professori universitari e di giornalisti, con quelli di militanti in prima linea nella lotta politica. Si riprende così l’antica tradizione della cultura non conformista di offrire elaborazioni comunitarie per lanciare le idee-forza di un progetto politico.


Gianni ALEMANNO
Nasce a Bari, il 3 marzo 1958), è un politico italiano, già ministro delle politiche agricole e forestali dal 2001 al 2006 per il Governo Berlusconi II e III, sindaco di Roma dal maggio 2008 al giugno 2013.
Iscritto all’Ordine dei giornalisti del Lazio in qualità di giornalista pubblicista dal gennaio 2001, si laureò nel 2004 in ingegneria per l’ambiente e il territorio all’Università degli Studi di Perugia con una tesi dal titolo Prospettive di sviluppo e possibili interventi di sfruttamento delle biomasse a fini energetici.
Appassionato di alpinismo, nel 2004 è stato capo spedizione onorario nella scalata del K2 per il cinquantenario della conquista italiana della seconda vetta del mondo.
Nel 1988 diventa segretario nazionale del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977.
Alemanno ebbe, per un certo periodo, anche la tessera del Partito Radicale, pur non essendo mai attivo nel suddetto partito e divergendo su molte posizioni, come l’aborto, l’anticlericalismo e le droghe leggere: «ero segretario del Fronte della Gioventù e avevo una doppia tessera, quella dell’MSI e quella dei radicali. Ci accomunavano le battaglie civili e di libertà contro gli atteggiamenti di carattere repressivo», dirà in un’intervista. Negli anni seguenti ha mantenuto sempre l’iscrizione a Nessuno tocchi Caino, l’associazione radicale contro la pena di morte.
Alemanno mantenne la carica di segretario del Fronte della Gioventù fino al 1991.
Sempre nel 1990 viene eletto la prima volta nel Consiglio regionale del Lazio.
Alleanza Nazionale
Il 1994 e il 1995 sono gli anni della “svolta di Fiuggi”, in cui Alemanno, insieme agli altri dirigenti del Movimento Sociale, decide di fondare Alleanza Nazionale, abiurando le vecchie posizioni estremiste, in favore di una destra nazionale, liberale e conservatrice.
Nel 1994 viene eletto deputato alla Camera dei deputati al maggioritario, nel collegio 19 della circoscrizione Lazio 1. Nello stesso anno è nominato dirigente del “Dipartimento per le politiche del volontariato e dell’associazionismo” di Alleanza Nazionale. Nel 1996 viene rieletto alla Camera dei deputati nel proporzionale.
Fonda quindi insieme a Francesco Storace l’associazione “Area”, ed è ancora oggi membro del comitato di direzione dell’omonimo mensile di attualità politica e culturale. Alemanno e Storace sono stati in AN i principali esponenti della corrente Destra sociale.
Da allora Alemanno è stato impegnato in associazioni culturali e di volontariato, ha contribuito a promuovere molte iniziative
culturali e non profit, tra cui l'”Associazione culturale di Area”, il gruppo ambientalista Fare Verde, l’ONG per la cooperazione internazionale Movimento comunità, l’associazione di volontariato Modavi e la Fondazione Nuova Italia.
Alle elezioni politiche italiane del 2001, è stato rieletto alla Camera nel maggioritario, nel collegio 21 della circoscrizione Roma 1.
Dal 2001 al 2006 Alemanno è stato ministro delle politiche agricole e forestali durante i Governi Berlusconi II e III.
Il 19 novembre 2004 è stato nominato vicepresidente di Alleanza Nazionale insieme ad Altero Matteoli e Ignazio La Russa, carica che ha poi abbandonato un anno dopo. Dal 2005 è presidente onorario dell’Associazione Giovanni Paolo II.

Il 13 e 14 aprile 2008 si è tenuto il primo turno delle elezioni amministrative, dove ha ottenuto il 40,7% dei voti, raggiungendo il ballottaggio contro il candidato del Partito Democratico, Francesco Rutelli.
Al ballottaggio tenutosi il 28 aprile 2008 è stato eletto con 783.225 voti su 1.459.697, il 53,656 % del totale dei voti validi. Subito dopo l’elezione Alemanno ha dichiarato di voler essere il sindaco di tutti i romani, senza pregiudizi e divisioni; e ha dedicato la vittoria a Gianfranco Fini e al dirigente di AN Tony Augello prematuramente scomparso.
Il 9 ottobre 2013 ufficializza il suo abbandono del PdL per “mancanza di democrazia interna”, e fonda un nuovo movimento politico chiamato “Prima l’Italia”, confluendo poi in Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, di cui diventa membro dell’Ufficio di presidenza e per cui si candida alle elezioni europee del 2014 nella Circoscrizione Italia meridionale (che comprende i collegi di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) ottenendo 44.834 voti, ma FdI non raggiunge il quorum e non viene eletto. Da Azione Nazionale al Movimento Nazionale per la Sovranità Nel novembre 2015 è tra i fondatori con Roberto Menia e Giuseppe Scopelliti del movimento “Azione Nazionale”. Nel giugno 2016 insieme a Storace sostiene l’imprenditore Alfio Marchini come candidato sindaco di Roma ma risulterà fallimentare.
Il 12 gennaio 2017 con Storace annuncia l’indizione di un Congresso e di una costituente per arrivare alla fusione di Azione Nazionale e de La Destra in un Polo Sovranista.
Il 18 febbraio confluiscono nel nuovo partito Movimento Nazionale per la Sovranità. Alemanno è eletto Segretario all’unanimità dai 1500 delegati al congresso fondativo al Marriott Park Hotel di Roma. Nello stesso congresso Storace è eletto all’unanimità Presidente del Movimento.

“UGO VENTURINI Un operaio dimenticato” di Massimo Lionti

Sabato 26 settembre 2020 alle ore 17, 30
presso il Salone del Museo Etnografico della Gambarina in Piazza della Gambarina n. 1, Alessandria
Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee
(nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19)
ha organizzato
la presentazione del libro
“UGO VENTURINI Un operaio dimenticato”
Hanno dialogato Guido GIRAUDO e l’Autore Massimo LIONTI Ha moderato Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione


Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee ha commentato : “Lo scorso anno abbiamo iniziato una serie di conferenze sul secolo breve partendo dalla presentazione di libri e dall’organizzazione di conferenze sulle due guerre che certamente lo hanno contraddistinto. Le conferenze e gli approfondimenti sono poi proseguiti sul tema del terrorismo che specialmente in Italia ha pesantemente inciso sulla storia degli anni settanta ed ottanta del novecento.
Oggi con la presentazione del libro di Massimo Lionti dal titolo “Ugo Venturini, un operaio dimenticato” affrontiamo il tema delle vittime di quella guerra civile e in particolare quello della prima vittima degli anni di piombo, un operaio genovese di 33 anni.
L’autore del libro, con una precisa ricerca, ha ripercorso la storia di questa triste vicenda…”

Guido GIRAUDO
Giornalista professionista. Consulente di comunicazione e strategie di marketing innovativo. Esperto nella ideazione e organizzazione di top events. Docente di Event management e Digital innovation per Istituti, aziende e Università. Fondatore, presidente o membro di molte realtà non profit.


Massimo LIONTI
Scrittore. La sua opera, con il contributo di Giorgio Bornacin, Maurizio Gasparri, Isabella Rauti, è un’accurata ricostruzione di un impunito omicidio durante gli anni di piombo nella Città di Genova.


“UGO VENTURINI Un operaio dimenticato”
Sono passati 50 anni dalla morte della prima vittima degli anni di piombo: Ugo Venturini. Operaio genovese, padre di famiglia, militante missino. Una triste storia mai raccontata. Un omicidio del quale nessuno ha mai cercato veramente i suoi assassini e e per il quale nessuno ha mai pagato il conto. L’appassionata ricerca che l’autore ripercorre la storia di questo omicidio politico riabilitando le Verità negate affinché diventino storia condivisa della Patria.

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