“Storie di uno stesso cielo” di Michele F. Fontefrancesco

In un’estate particolare, in cui il viaggiare sembra sempre accidentato, “Storie dello stesso cielo” racconta come non ritrovare il senso del viaggio e della scoperta facendoci assaporare orizzonti d’oltralpe che quest’anno ci sono preclusi. Nelle pagine del volume si accendono le luci di Berlino e New York, di Poznan e di Durham attraverso le esperienze e le divagazioni dell’autore; racconti incisivi che insegnano prima di tutto quale sia l’anima del viaggiare: “Viaggiare è imparare ad essere straniero, a non dare per scontato nulla, a guardare il mondo con occhi nuovi,” racconta Michele Fontefrancesco,  autore del volume e ricercatore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. 

I racconti tracciano il percorso vissuto dall’autore che si sviluppa attraverso quattro anni vissuti tra centro Europa, Stati Uniti e Regno Unito. Le pagine “sono un racconto di donne, uomini, luoghi, cibi ed animali che ci ricordano che, al di là delle tante differenze, tutte le nostre genti sono una, danzante sotto uno stesso cielo,” commenta il prof. Fontefrancesco. In particolare, questi racconti offrono una prospettiva diversa su cosa voglia essere un cosiddetto “cervello all’estero”. Scritti, tra il 2007 e il 2010, quando l’autore era studente Erasmus in Polonia e poi continuati nei suoi primi anni di docenza universitaria al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, le pagine di “Storie dello stesso cielo” non danno spazio alla nostalgia per il Paese natio o all’accusa verso ciò che l’Italia non offre; guardano il mondo oltre le Alpi con attenzione cercando di interpretarlo, volendone trovare insegnamento da riportare a casa. Questo punto di vista si fa esplicito sin dalle prime pagine, guardando al senso della partecipazione al progetto di mobilità studentesca europeo Erasmus:”L’Erasmus è un lungo periodo durante il quale si può approfondire la conoscenza dell’altro; un quotidiano lavoro su sé stessi, un’analisi della propria identità, capace tanto di rafforzare il proprio senso di appartenenza alla terra natia quanto di trovare un modo efficace di condivisione con l’altro,” suggerisce Fontefrancesco.

Le pagine si leggono come un incontro, dunque, in cui il cibo gioca un ruolo importante. Il cibo diventa, infatti, strumento di comprensione di paesaggi nuovi, così come di discussione e sperimentazione capace di coinvolgere gli abitanti del posto così come gli altri stranieri, studenti e docenti, confermando come il cibo sia fertile terreno di condivisione, ibridazioneculinaria e riscoperta delle radici. Il paesaggio gastronomico di cui Fontefrancesco ci parla è fatto di spezzatini, di piroghi, di caffè offerti e condivisi, di cucine domestiche che si aprono al mondo e alla voglia di cucinare. Questo racconto, però, non è il taccuino di un viaggiatore goloso, alla ricerca di tipicità ed esotismi culinari, ma il diario di un emigrato che, come tanti in passato, porta da casa il suo saper fare e grazie a quello riesce ad aprire un dialogo inaspettato con persone e luoghi diversi. Come stupirsi sapendo che Michele Fontefrancesco oggi insegni antropologia del cibo e innovazione gastronomica in un ateneo conosciuto in tutto il mondo proprio per lo studio delle scienze gastronomiche?

Il volume, quindi, con i suoi racconti e diversi registri, offre quindi materiale utile per quest’estate particolare, facendo pregustare il sapore dell’esperienza di nuovi viaggi e dare spunti per approcciare le prossime settimane di ferie agostane.Il volume “Storie dello stesso cielo” è pubblicato dall’editore tortonese Vicolo del Pavone e disponibile in versione cartacea ed e-book.

Lunedì 14 Settembre a San Salvatore M.to

ECCO “STORIE DI UNO STESSO CIELO”

Lunedì 14 settembre, presso la biblioteca civica di San Salvatore M.to, alle ore 21.00, verrà presentato il volume “Storie di uno stesso cielo” di Michele F. Fontefrancesco. A condurre la serata Fabio Prevignanoattraverso un racconto che valica le Alpi e l’Atlantico.

“Storie di uno stesso cielo” raccoglie i racconti di viaggio dell’antropologo, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche. Sono racconti di cibi, sì, ma soprattutto di luoghi e di persone che raccontano del cuore dell’Europa e della vita al di là dell’Oceano. 

Il volume, pubblicato dall’editore tortonese Vicolo del Pavone, raccoglie oltre ottanta racconti scritti dall’autore nel suo periodo di soggiorno e lavoro in Polonia, Stati Uniti e Regno Unito. Le pagine tratteggiano il significato dell’esperienza della scoperta di due continenti, in veste di studente quindi di ricercatore, e dell’incontro con storie e tradizioni differenti. È la narrazione di uno spaesamento e della capacità, propria di ogni viaggio, di diventare protagonista di nuove relazioni e nuove contaminazioni gastronomiche e culturali.

Il volume è disponibile in formato cartaceo ed in ebook.

Per maggiori informazioni:

Michele F. Fontefrancesco: ​e-mail.​ m.fontefrancesco@unisg.it

Vicolo del Pavone: e-mail.info@vicolodelpavone.it

“Il dono di Luca” di Sergio PIZIO


Il violento temporale si esaurì alle prime luci dell’alba,lasciando lungo la banchina portuale numerose e ampie pozzanghere d’acqua all’interno delle quali si riflettevano i colori accesi del nuovo giorno. L’aria risultava piacevolmente fresca e delicatamente intrisa di salsedine, mentre la vigorosa brezza proveniente da Sud sorvolava e accarezzava la superficie del mare creando dei vortici d’aria ascensionali, decisamente ottimali per il volo dei gabbiani che sapevano perfettamente come sfruttarli al meglio. Il loro garrito assomigliava a un armonioso cantico volto alla natura e libertà nello spiegare la ali nell’immensità del cielo.Nel frattempo il giovane Luca s’affrettò a chiudere la porta di casa stringendo in una mano una piccola sacca di stoffa scura, attraversando successivamente la strada provinciale semi deserta a quell’ora, per poi infilarsi rapidamente e agilmente all’interno di una viuzza strettissima lunga circa una cinquantina di metri che sfociava direttamente nella zona rimessaggio del porticciolo. Il ragazzo rallentò i passi costeggiando una robusta e alta rete d’acciaio intrecciata, dietro la quale sorgevano a poca distanza una decina di hangar semiaperti dentro i quali si potevano intravvedere dei magnifici e lussuosi yacht, tra cui il Ferretti 730 e il Jurata Arcadia 115, veri gioielli galleggianti. Luca sospirò appoggiando i palmi delle mani e la fronte nella rete d’acciaio fantasticando con la mente. Lo faceva sempre ogniqualvolta passava da lì sgranando i grossi occhi verdi immaginandosi di salire a bordo di uno di quei stupendi yacht con la compostezza e coraggio di un temerario Capitano nell’affrontare il mare aperto, tenendo lo sguardo fisso verso l’orizzonte senza mai voltarsi, scomparendo oltre la linea.Di seguito Luca riprese a camminare. Percorrendo gli ultimi otto metri circa, sopra delle spesse travi di leccio che ricoprivano un voluminoso sprofondamento del terreno provocato dall’erosione sottostante di una falda acquifera, entrando subito dopo nell’officina meccanica nautica del padre.<< Ciao pà >> esclamò il giovane posando la piccola sacca scura sopra uno sgabello di legno, osservando due grossi motori fuoribordo completamente smontati sopra al banco prova.<< Hai fatto colazione?>> mormorò l’uomo sollevando appena il capo, stringendo dei bulloni con una chiave a cricchetto. Il giovane non rispose, dirigendosi rapidamente verso il banco prova.<< Caspita, due motori Man V12 Power Star>> esordì Luca, spalancando i grossi occhi verdi.Il padre annuì dondolando la testa.<< Esattamente figliolo, due mostri da oltre 1200 cavalli di potenza, montati sul Riva 66 Ribelle Premiére>><< Wow…>> esclamò il giovane radiografando con occhi rapiti ogni minimo componente dei motori. << Chi è il proprietario? >> soggiunse con voce incuriosita corrugando la fronte. << Luca Grasso, amministratore delegato della Luxottica>> rispose il padre posando per un attimo la chiave a cricchetto.<< Quando puoi permetterti di firmare un assegno da oltre cinque milioni di euro, non ti poni troppe domande filosofiche sulla vita>>Luca lo ascoltò emettendo una risatina.<< Credo proprio di no>><< Allora figliolo, hai già fatto colazione?>> gli domando nuovamente il padre aprendo la sacca di stoffa scura, prelevando due consistenti fette di crostata di ciliege. Il ragazzo fece un cenno con una mano, ritornando a osservare quei motori, la sua era una vera passione.<< Farai tardi a scuola Luca >> osservò l’uomo gustando la crostata.<< Si ora vado >> mormorò distrattamente il giovane sospirando. In realtà avrebbe preferito restare nell’officina con suo padre, aiutandolo a pulire e rimontare quei magnifici motori Man magari lucidando i condotti di aspirazione, e poi magari andare a pescare dietro al porticciolo seduto sulla banchina con le gambe a penzoloni usando la sua nuova canna da pesca Mitchell con il mulinello della Shimano ancora da montare.<< Avrai tutto il tempo per andare a pescare >> aggiunse il padre, quasi a leggere i pensieri del figlio, pulendosi le mani con un tovagliolo di carta.<< Papà io…>> il giovane si bloccò rimanendo con la bocca semiaperta, incrociando lo sguardo del padre. << Sai una cosa, ci sono momenti in cui vorrei essere invisibile, senza avere nessun contatto con altre persone>>Il padre abbassò per un attimo lo sguardo emettendo un lungo sospiro, lisciandosi il mento con una mano.<< Si lo capisco cosa intendi dire >> soggiunse l’uomo con una certa apprensione nella voce.<< Ne abbiamo già discusso molte volte in casa, anche la mamma è preoccupata ma consapevole del fatto che il tuo sia una specie di dono e…>><< Lo pensi anche tu papà? >> indagò Luca aggrottando la fronte.<< Credo di si >> pronunciò il padre dondolando il capo con lieve imbarazzo nel tono di voce, impotente di fronte a un qualcosa di incomprensibile che sfociava nell’ignoto. Non esistevano spiegazioni a riguardo, tutte le visite e le varie TAC che Luca si sottopose presso i migliori centri specializzati diedero sempre esito negativo, escludendo malattie o altre forme di patologie sconosciute o rare.<< Succede a volte che la strada della scienza incrocia quella della religione creando un punto interrogativo>> asserì l’uomo allargando le braccia. << Tua madre sostiene che bisogna avere fede e pregare Dio per avere delle risposte>><< Può essere. Ad ogni modo non è piacevole indossare i guanti, specialmente ora che si avvicina l’estate >> pronunciò Luca indossandoli, raggiungendo la porta dell’officina.<< Ci devi convivere Luca, non puoi fare altrimenti. Magari un giorno questa cosa sparirà da sola >> Il giovane annuì con un sorriso.<< Certo papà>> disse avviandosi verso la scuola.


Scuola Alessandro Manzoni Ore 8.00


Nella classe regnava il caos, i ragazzi strillavano rincorrendosi creando un totale disordine. La maestra tardava ad arrivare e la giovane quanto inesperta supplente non riusciva a gestire la situazione, la sua autorità veniva umiliata e soppressa da un paio di bulli che innescavano continui schiamazzi.Luca prese posto nel banco della penultima fila, accanto alla grande finestra restando a osservare il passaggio di una nuvola oscurare per qualche secondo la luce del sole, isolandosi da tutto quel fracasso. << Perché porti i guanti?>> la voce squillante della ragazza dai lunghi capelli biondi fece quasi sobbalzare il giovane dalla sedia.<<Non fa freddo, siamo a fine maggio>> insistette lei fissandolo negli occhi con un sorrisetto malizioso. <<Sei malato per caso?>>Luca scosse il capo, mettendo le mani sotto il banco, ma la reazione della ragazza richiamò l’attenzione dei due bulli i quali si avvicinarono con fare spavaldo e minaccioso.<< Che succede Eva, questo bamboccia ti da noia?>> pronunciò il bullo più grasso con voce sprezzante, poggiando i gomiti sul banco.<< Indossa i guanti, non mi sembra normale>> esclamò lei sollevando le spalle, senza comunque dare troppa importanza alla cosa.Nel frattempo la supplente decise di andare a chiamare il Preside, informandolo sulla situazione.<< Allora bamboccio e vero che indossi i guanti?>> lo schernì con sarcasmo l’altro bullo pizzicando le orecchie di Luca, il quale si scostò da una parte provocando una brusca reazione da parte di quei due stupidi ragazzi.<< Ehi, bamboccio vuoi che ti rompa la faccia? >><< Non cerco grane, lasciatemi stare per favore>> rispose Luca senza scomporsi sostenendo lo sguardo. Non aveva paura.<< Ma sentitelo il signorino, vuole essere lasciato in pace>> lo schernì quello più grasso.<< Chiedi scusa a Eva>><< Che cosa…>> mormorò Luca corrugando la fronte.<< Avanti, mettiti in ginocchio e chiedile scusa!>> gli ordinò battendo un pugno sul banco. La ragazza si fece avanti cercando di placare la situazione.<< Non mi sembra il caso >> disse lei incrociando lo sguardo di Luca.<< Ognuno è libero di fare ciò che vuole e…>><< Piantala di frignare Eva>> abbaiò quello più magro.<< Ora il nostro amico si inginocchierà per domandarti scusa>><< Non è il caso, smettetela perché vi comportate così!>> sostenne Eva con enfasi mettendosi accanto a Luca.<< Sei una stupida>> esclamò il bullo strattonandola violentemente per un braccio, facendola rovinare per terra.In quel momento la supplente entrò nella classe seguita dalla maestra e dal Preside.<< Che sta succedendo qui>> tuonò la maestra, accorrendo verso Eva riversa a terra inerme, mentre tutti i ragazzi presero immediatamente posto nei loro banchi, anche i due bulli rimasero avvolti nel silenzio più totale. Il Preside preoccupato si chinò cercando di sollevare la ragazza da terra.<< Sembra sia svenuta>> pronuncio flebilmente la supplente tremando sulle esili gambe.<< Giuro che questa volta non la passerete liscia>> disse la maestra con voce tonante guardando i ragazzi nei volti spaventati.<< C”è del sangue, ha battuto la testa>> pronunciò il Preside.<<Presto, chiamate il dottore Berardi in infermeria>> La maestra si fiondò fuori dalla stanza, con il volto arroventato dalla rabbia.Luca con movimento rapido si sfilò i guanti e chinandosi posizionò le sue mani sulle braccia di Eva<< Che stai facendo>> domandò il Preside scuotendo il capo.<< Nulla di grave, si riprenderà >><< Non è il caso di fare stupidate del genere>> lo rimproverò il Preside con espressione severa.<< Piuttosto dammi una mano a sollevarla>><< Meglio di no>> rispose seccamente Luca<< Come sarebbe a dire, cosa sei uno sciamano forse?>><< Le posso parlare in privato?>>gli sussurrò LucaIl Preside acconsentì seguendolo sull’uscio della porta.<< Mi ascolti, la caduta potrebbe avere causato una leggera lesione a una vertebra, nulla di grave se non fosse che Eva è incinta>>Il preside sbiancò in volto.<<Ma che cosa stai dicendo, ti aspetti che io creda a una fesseria del genere?>><< D’accordo faccia come crede, però si prende tutte le responsabilità>> pronunciò Luca senza scomporsi.L’uomo digrignò i denti fissandolo attentamente in volto.<< Eva si sta riprendendo>> esclamò la supplente agitando le mani per aria, Il Preside raggiunse la ragazza, inginocchiandosi bisbigliandole qualcosa all’orecchio. Dopo qualche istante il dottor Berardi prestò le prime cure alla ragazza, la quale ammise di essere incinta da circa due mesi. Il Preside seguì il consiglio di Luca, preferendo aspettare l’arrivo dell’ambulanza, e dalle indagini cliniche risultò esattamente quello che disse Luca attraverso il contatto con le mani.Il giorno successivo Luca si recò nel porticciolo a pescare con la sua nuova canna Mitchell montando finalmente il mulinello della Shimano sedendosi sulla banchina con le gambe a penzoloni.Ora sapeva dare un senso a quel dono ricevuto.

“Musical Concert”i brani più famosi dell’ Opera moderna della lirica e del blues di Monica Bursi

Domenica 30 agosto 2020 alle ore 21,00 (nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19), con ingresso gratuito, il Gruppo Artistico alessandrino Ostinata Passione in collaborazione con il Laboratorio Acustico-corale di Alessandria presenta presso La Cantinetta Resort di Mombello Monferrato (AL) a cura di Roberto Imarisio di Asti il musical “Musical Concert”, i brani più famosi della storia dell’opera moderna della lirica e del blues. Una grande serata di musica e di cultura.
La Cantinetta Resort che ospita l’evento è situata nel cuore del Monferrato Casalese, è un B&B molto accogliente realizzato in una antica casa rurale risalente ai primi anni del ‘900 da poco ristrutturata e trasformata in dimora di charme.

Solisti:
Alessandra Arca
Gabriel Braggion
Gianni Braggion
Alessandro Branchini
Monica Bursi
Giampiero Campese
Katia Ciuccio
Barbara De Santi
Andrea Giolo
Alessandra Gulshat
Alice Ravelli
Riccardo Urani

Il coro nelle voci di:
Francesca Alineri
Gianni Braggion
Giampiero Campese
Katia Ciuccio
Barbara De Santi
Marica De Paola
Francesca Parrilla
Alice Ravelli
Lia Tommi

Direzione Monica Bursi
A cura di Roberto Imarisio che introdurrà la serata.

Breve presentazione della compagnia:
Il curriculum artistico del Gruppo “OSTINATA PASSIONE” annovera, oltre all’interpretazione di grandi classici che ripercorrono la storia del musical, l’allestimento di opere musicali di grande qualità artistica. Ad oggi sono state messe in scena, tra il 2011 ed il 2015, “Notre Dame de Paris”, “Giulietta e Romeo”, “Dracula”, “Jesus Christ Superstar”, “Tosca”, “Evita”.
Il gruppo si avvale anche della collaborazione di prestigiosi nomi del panorama italiano e mondiale del musical quali MARCO GUERZONI ed EMANUELE BERNARDESCHI interpreti storici del personaggio di Clopin, re degli zingari, nell’opera di Riccardo Cocciante “Notre Dame de Paris” e ultimamente ha accolto VITTORIO MATTEUCCI, quale ospite di prestigio all’ultimo spettacolo tenutosi nel mese di aprile 2015 al Teatro Alfieri di Asti. Mattia
Inverni nel ruolo di Gringoyre all’apertura del progetto SIPARO della Sala Ferrero del Teatro Comunale a maggio del 2016.
L’Associazione Culturale “ISIDE”, iscritta all’Albo delle associazioni del Comune di Alessandria, costituita nel 2011, appoggia un progetto culturale che fonde musica, teatro e danza nella molteplicità dei loro aspetti rappresentando significativi momenti di aggregazione e di crescita socio-culturale che possono fungere da veicolo trainante per affiancare il volontariato nelle sue molteplici forme dando valore fondativo del suo saper essere, nei valori che rappresenta e nella funzione di sviluppo della solidarietà e nella creazione di beni razionali.

Il “Laboratorio Acustico-corale” offre a chi partecipa di acquisire la tecnica giusta per ottenere soddisfazione nell’esecuzione del brano.
Inoltre la musica d’insieme e la partecipazione attiva sul palco scenico gratifica e promuove la crescita ed il benessere spirituale dell’individuo.
La vocal coach Monica Bursi dichiara : È un laboratorio di sperimentazione del suono e della musica d’insieme dove conta solo la voglia di fare e la passione. Non conta l’esperienza né la preparazione. Basta volerlo e… Musica sia!!!

Sotto :
LOCANDINA
MONICA BURSI VOCAL COACH

UTOPIE ABOLITE di Alex Sala

“Il progetto espositivo UTOPIE ABOLITE è stato realizzato tra giugno e luglio del 2019. Ho scelto questo progetto perchè rappresenta quasi totalmente il mio approccio ed il mio modo di agire nel mondo dell’arte. Preferisco creare in primo luogo collegamenti e collaborazioni con altri artisti, in questo caso si potrà vedere nel video 3 URLI la performance e delle brevi interviste con Pol Palli (artista bolognese) e Federica Gatti (giovane violinista)”. Alex Sala

UTOPIE ABOLITE

mostra personale di Alex Sala a cura di Sonia Catena. Chiesa San Rocco, Carnago (VA). In collaborazione con Abaco e San Rocco Carnago

Lettura critica di Sonia Patrizia Catena

In una società decadente l’arte se veritiera deve anch’essa riflettere il declino. E a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale deve mostrare un mondo in grado di cambiare.
E aiutare a cambiarlo.
Ernst Fischer

L’atto creativo è atto politico. Nei lavori di Alex Sala diventano sempre più evidenti pratiche artistiche che riflettono una dimensione politica e rinviano a temi caldi quali immigrazione, moneta unica, libertà, giustizia, Europa e ambiente. Le sue opere diventano un vero e proprio manifesto, frutto di analisi del quotidiano. Sala può apparire un artista scomodo e provocatorio perché mette in costante dubbio le verità assolute per ricercare un’ipotetica libertà interiore; secondo lui – infatti – questo è il ruolo dell’artista nella società contemporanea così come lo è quello dell’arte che deve insinuare perplessità, instillare nuovi punti di vista per allontanarsi dalla visione comune e omologante.

La retrospettiva “Utopie Abolite” nasce proprio da questa idea, si pone come ipotesi di lavoro e al contempo come critica alle istituzioni. L’utopia è un luogo che non esiste e che non si riesce a raggiungere, nonostante prospetti sempre un orizzonte di speranza e di possibilità in quanto indica una direzione. Per Sala – tuttavia – questa parola appare destinata all’oblio e ciò dà adito a strutture dispotiche che contengono i tratti dei regimi totalitari. Le utopie sono abolite e acquisiscono un’accezione negativa diventando distopie, manifesto di scenari immaginari di un futuro non molto distante da noi. Le opere invero narrano di una realtà prossima alla nostra, quasi un mondo parallelo dove certe azioni e scelte hanno portato però a derive inquietanti.

La mostra prevede due macro letture di lavori eterogenei legati fra loro grazie al sentire dell’artista. Nel primo gruppo di opere, compendio degli ultimi anni, è molto forte la presenza di Alex Sala che compare in prima persona e “ci mette la faccia”. Il corpo fotografato qui diventa superficie piatta iscrivibile di segni e portatore di messaggi. Nel secondo gruppo, invece, è assente fisicamente ma restano “visibili” le sue azioni in dialogo a semplici e poveri elementi come cenere, macerie, legno e ferro. Una grammatica essenziale che si spoglia di ogni decoro e temporalità logica e in cui si innescano rapporti tensivi fra questi oggetti che, posti in relazione, raccontano storie fra uomo e natura, vittime e vittimismo, conflitti e liberazioni. Dal titolo di ogni opera: “divisioni; la folla è dispersa; la forma che muore” e ancora “massificazioni; tempo al tempo; alla deriva, mondo carne”, solo per citarne alcuni, si comprende come ogni attribuzione, così puntuale, tesse una trama da dipanare.

Installazioni alla stregua di una poesia ermetica, il linguaggio si denuda, è puro e chiuso, ogni elemento evoca la realtà in cui viviamo in maniera concreta ma al contempo astratta, in quanto ne estrae la forma per strutturare relazioni complesse. L’attualità è trasfigurata attraverso simbologie e azioni essenziali, materiali scabri e accostamenti di oggetti fra loro lontani, l’opera qui non descrive o rappresenta, bensì evoca ed è espressione del proprio io più segreto e profondo. Per Sala non è tanto importante che il messaggio venga immediatamente compreso, quanto è fondamentale, invece, il valore dell’atto artistico capace di suscitare un’analoga esperienza nel pubblico. Nonostante i temi trattati siano universali le opere possono essere, infatti, comprese da coloro che sanno cogliere l’intuizione e i pensieri dell’artista. La visione che si materializza ai nostri occhi è più vigorosa di infiniti dettagli e lunghe spiegazioni e ci arriva come un urlo secco e deciso, saturo di poesia e dolore.

Video 3 URLI
100 MATITE. Performance 2019
100 MATITE. Tecnica mista. Dimensioni variabili. 2019
12 Bandierine. Tecnica mista. Dimensioni variabili. 2019
100 MATITE (post performance) Tecnica mista. Dimensioni variabili. 2020
Due Vittimisti. Tecnica mista. Dimensioni variabili. 2019
I miei nemici sono dentro di me. Tecnica mista.
25 x 25 x 10. 2019
FREE SPECH. Tecnica mista. Dimensioni variabili. 2019
Popolo: Persona. Tecnica mista.
200 x 150. 2019
La folla è dispersa. 150 x 150. Tecnica mista. 2019
TOTALITARISMO BUROCRATICO.
Installazione site specific. Chiesa San Rocco Carnago (VA). 2019
UTOPIE ABOLITE. Foto Panoramica Mostra
UTOPIE ABOLITE. Locandina
Alex Sala
Ritratto. Fotografia di Sam Franza. 2016.
Titolo La deriva del continente

ALEX SALA
Breve Biografia

http://www.facebook.com/alex.sala.125
http://www.instagram.com/alex.sala.125
http://www.facebook.com/LIBEROTRANSITO.ARTGROUP

Nato a Magenta nel 1977, Alex Sala ha frequentato la Civica Scuola di Liuteria di Milano; successivamente si è laureato in Industrial Design. L’arte di Alex Sala è indifettibilmente legata al tema dell’abbandono. La sua ricerca inizia alla fine degli anni novanta nell’ambito della scultura figurativa e astratta; prosegue nell’ambito della Land Art e della scultura lignea. Le collaborazioni e il confronto con altri artisti lo portano a sperimentare e a lavorare anche in alcuni paesi europei. Significative le collaborazioni a San Pietroburgo con l’artista Bronin Vladislav. In Italia realizza progetti, che proseguono per alcuni anni, con Pol Palli, Dario Brivio e Giada Wood. Alex Sala, dal 2000 ad oggi, ha partecipato a più di trecento eventi artistici, tra cui mostre collettive e personali, performance e reading di poesia.
Nel 2012 è fondatore del collettivo LIBEROTRANSITO.

MOSTRE PERSONALI . Selezione

  • 2019 . alTERRAzioni . Spazio Arte Carlo Farioli, Busto Arsizio (VA) Italia . A cura di Sonia Catena
  • 2019 . Art is a prison . Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (MB) Italia . A cura di Sonia Catena
  • 2019 . Utopie Abolite . Chiesa San Rocco, Carnago (VA) Italia . A cura di Sonia Catena
  • 2017 . La deriva del continente . Spazio Arte Carlo Farioli, Busto Arsizio (VA) Italia . A cura di Manuela Ciriacono
  • 2016 . War at home . Spazio Artis, Laveno (VA) Italia . A cura di Sonia Catena
  • 2015 . TerraMorta/CarneTrita . Apeiron Arte Contemporanea, Sovico (MB) Italia . A cura di Dario Brivio

MOSTRE COLLETTIVE . Selezione

  • 2020 . Nudo e figura . Torre Viscontea, Lecco . A cura di Ponte 43
  • 2019 . Voi siete qui | You are here (performance collettiva) . Chiavenna (SO) Italia . A cura di Silvia Del Grosso
  • 2017 . Temporaneamente, stati transitori dell’essere . Castello Visconteo, Abbiategrasso (MI) . A cura di Liberotransito
  • 2016 . La bellezza resta . Spazio Heart, Vimercate (MB) Italia . A cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini
  • 2015 . World War . Villa Brivio, Nova Milanese (MI) Italia . A cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini
  • 2012 . Corpo Super 8 . Castello Visconteo, Abbiategrasso (MI) Italia . A cura di Francesca Caraffini

PERFORMANCE . Selezione

  • 2020 . WHITE CENSORSHIP .Torre Viscontea, Lecco . A cura di Ponte 43
  • 2019 . Home Sweet Home . Lavit & Friends Art Gallery, Varese Italia . A cura di Alberto Lavit
  • 2019 . Imitation | Limitation . Chiesa di San Rocco, Carnago (VA) Italia . A cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini
  • 2017 . ETERNITy . Castello Visconteo di Abbiategrasso (MI) Italia . A cura di Sonia Catena
  • 2016 . Oil for Nothing – La voce del corpo, Osnago (LC) Italia – A cura di Bruno Freddi e Michele Ciarla
  • 2015 . TERRAMORTA . Apeiron Arte Contemporanea, Sovico (MB) Italia . A cura di Dario Brivio

“Manca un giorno” di Carlo Scotti

Siamo alla fine di febbraio 2020; da giorni la radio (in casa i TG non vengono ascoltati) ci informa sui guai che stanno passando i cinesi alle prese con un virus sconosciuto , il Covid 19. Roba da cinesi, si dice. E invece ben presto eccoci al “lockdown” generalizzato a tutto il territorio italiano- Alti lai si levano immediatamente: provvedimento esagerato, libertà minacciata, norma anticostituzionale…. Cito solo due autori che hanno bollato, con garbata ironia, di ottusa ignoranza questi difensori di libertà: Gustavo Zagrebelsky e Renato Balduzzi.
La mia prima domanda fu: la curva del contagio ha un andamento esponenziale? Quale è il tempo di raddoppiamento dei contagiati? Domande semplici anche matematicamente ma che presuppongono una raccolta di dati e una analisi “scientifica”. Nelle prime settimane non fu mai presentato alcun grafico e l’aggettivo “esponenziale” mai invocato. Eppure era già in atto un meccanismo di contagio con fattore R maggiore di uno. Se R è uguale a 2 vuol dire che ogni contagiato ha contagiato altri due soggetti. I numeri iniziali possono essere anche piccoli ma se il meccanismo è esponenziale in poco tempo diventano grandi numeri e portare alla catastrofe.
E qui mi sono ricordato del mio lavoro appena concluso, in attesa di pubblicazione, sui meccanismi di alterazione dei parameri naturali che hanno portato alla alterazione del clima. Il mio pensiero è corso subito al documento emesso dall’MIT su commissione del Club di Roma del 1972 (cinquant’anni fa!) nel quale si illustra preliminarmente il concetto di andamento esponenziale con un semplice indovinello proposto nelle scuole francesi ai bambini delle scuole elementari. Immaginate, dice l’indovinello, di avere un laghetto alpino dove un giglio d’acqua raddoppia di numero ogni giorno e in un mese copre l’intero lago; se il lago è pieno a metà, in quale giorno del mese ci troviamo? La risposta è semplice: siamo al 29° giorno, manca un solo giorno al riempimento totale. Se il riempimento totale significa la morte del lago, siamo alla vigilia della catastrofe. Di fronte agli andamenti esponenziali l’umanità è normalmente impreparata, suona l’allarme quando manca un giorno.
E si accorge, con il lockdown, che l’aria delle grandi città è divenuta improvvisamente pulita, il cielo è terso, il rumore è scemato ed è possibile godere in silenzio lo stormire delle fronde. Soprattutto l’uomo comincia a prendere atto che il potere della scienza è limitato; i dubbi sono tanti quanto le verità e che queste sono frutto di pazienti e defatiganti ricerche; scopre anche che gli scienziati sono spesso in disaccordo fra di loro e che le verità scientifiche sono il risultato di continue messe in discussione e verifiche; ma soprattutto è evidente che ciò che non conosciamo è tremendamente più grande di quanto abbiamo accumulato nel nostro bagaglio di conoscenze. Abbiamo creato un sistema globale di complessità inusitata; qualcuno ha usato il termine “diabolico” alludendo a presenze sataniche nemiche dell’uomo. No, siamo noi umani ad aver creato un sistema diabolicamente complesso, il cui controllo ci sfugge; ma pervicacemente siamo convinti, nella nostra presunzione di onnipotenza, di poter esercitare il nostro dominio; dimentichiamo di essere ospiti in una casa comune che non ci appartiene e che dobbiamo conservare. Siamo ancora convinti di avere in mano le redini di Fetonte e di poter guidare il carro del sole come e dove vogliamo. Finché non andremo a sbattere. Manca un giorno.

Oliver di Sergio PIZIO


L’imponente muso della grossa BMW si fermò a pochi centimetri dal cancello automatico, aspettando con una certa impazienza la totale apertura di quest’ultimo. Dopodiché l’auto avanzò con balzo felino percorrendo il largo vialetto lastricato, attorniato da un magnifico e curato giardino ricco di colorati e profumati fiori.<< Siamo arrivati >> mormorò Stefano con voce emozionata rallentando l’andatura dell’auto percorrendo gli ultimi metri del vialetto, entrando subito dopo all’interno di un’ampio cortile al centro del quale sorgeva un maestoso quanto imponente salice piangente.<< Wow, abiterò qui? >> esclamò perplesso il giovane Oliver con il nasino ancora incollato sul finestrino posteriore dell’auto, osservando con occhi rapiti e bocca spalancata quella grande casa che all’improvviso si affacciò dinnanzi ai suoi occhi estasiati da tanto stupore.<< Abiteremo qui >> pronunciò Anna voltandosi verso di lui con sguardo amorevole. << Ti piace? >><< Moltissimo! >> esultò Oliver con enfasi, spalancando ancora di più i grossi occhi scuri e profondi. facendo sorridere la giovane donna la quale si strinse nelle spalle, mentre una lacrima le scendeva silenziosamente sulla guancia. Stefano le strinse prontamente le mani nelle sue, assordendo in parte quella sconfinata felicità che stava dilagando come un tornado nei loro cuori. Finalmente il loro sogno si era concretizzato.<< Posso scendere dall’auto? >> esordì Oliver con tono impaziente, appoggiando una mano sulla leva di apertura della portiera. Stefano incrociò lo sguardo di Anna, disegnando un sorriso sulle labbra.Quella sua irrequietezza veniva recepita in maniera assolutamente positiva. Interagendo con una tacita e spontanea complicità all’interno di una delicata situazione. << Certamente >> acconsentì Anna cercando di contenere la forte emozione che sentiva salire in tutto il corpo, asciugandosi di seguito il viso con una mano.<< Ehi, tutto bene? >> le sussurrò Stefano carezzandole i soffici capelli.Lei annuì con un cenno del capo. << Siamo genitori >><< Siamo genitori, e così >> confermò lui dondolando un poco il capo. << Sai una cosa, ho il cuore in gola dall’emozione ma incredibilmente felice e orgoglioso di essere padre di Oliver >>Anna abbassò per un istante lo sguardo emettendo un profondo sospiro. << Quante volte abbiamo immaginato questo momento e quante notti abbiamo trascorso con l’angoscia che l’adozione non andasse a buon fine…e tutti quegli incartamenti burocratici e quei viaggi in Svezia >><< Ma ora Oliver è nostro figlio a tutti gli affetti >> la rassicurò lui con voce calma, sollevandole il mento con le dita di una mano. << Adesso proprio in questo preciso momento comincia la nostra vita da genitori. Tutto il resto appartiene al passato >>Lei annuì acquistando vigore interiore, osservando Oliver recarsi verso l’altalena posta accanto al gazebo.<< Guardalo, non è forse il bambino più bello del mondo?>> soggiunse stringendosi nelle spalle, assaporando quel momento così intimo che apparteneva solo a loro. Invalicabile.<< Cuore di mamma…>> esclamò Stefano solleticandole i fianchi. << Dai forza, andiamo da lui >>Scesero dall’auto, scherzando e stuzzicandosi a vicenda come due ragazzini. << Allora Oliver ti piace qui? >> gli domandò Anna posizionandosi davanti a lui, guardandosi attorno allargando le braccia.<< Mi sembra di sognare, e un posto fantastico! >> dichiarò Oliver con espressione soave, mentre volteggiava nell’aria.<< E non hai ancora visto la tua cameretta >> sostenne Stefano spingendo l’altalena con vigorose spinte.<< Piano papà, altrimenti volo addosso alla mamma >>Quella frase espressa in maniera così spontanea e naturale emozionò i due giovani genitori, i quali abbracciarono Oliver sommergendolo di baci e coccole.Dopodiché si avviarono verso la casa iniziando una nuova vita. La famiglia e amore.

Haloxylon – Albero del sale di Manuela Toselli

Manuela Toselli
Haloxylon – Albero del sale
4.9 – 30.10.2020
Frankfurter Westend Galerie – Francoforte (Germania)
Arndstrasse 12, D – 60325 Frankfurt am Main
Tel. +49 – 069/746752 – fax +49 069/7411453
galerie@div-web.de
http://www.div-web.de

Haloxylon o “albero del sale” è comunemente chiamato con il nome di saxaul  parola che deriva dal Kazako  seksewil .Haloxylon deriva dall’unione di due parole greche halo, «salino», e xylon, «albero», e significa “albero del sale”, e si riferisce sia ai luoghi dove cresce che all’accumulo di sale presente nella pianta.

Il saxaul è diffuso in una vasta zona che comprende tutta l’area desertica che si sviluppa  tra la Cina e la Russia e comprende in particolar modo la regione della Mongolia e del Kazakistan.

È un pianta caratteristica ritenuta molto importante, proprio per la sua resistenza e capacità di crescere in zone ostilicome i deserti e in terreni con notevole salinità, come la parte di deserto che si è sviluppata con il ritiro delle acque del Lago di Aral. È infatti ritenuta fondamentale  nel prevenire l’avanzamento della desertificazione e il contenimento delle tempeste di sabbia. Ha un tronco moltoesile, duro ma fragile al tempo stesso, non cresce molto in altezza e i suoi fiori, molto piccoli, crescono sui rami, quasi privi di foglie, che si sono sviluppati e sono cresciuti l’anno precedente.

Un albero con caratteristiche particolari, che cresce e si sviluppa in zone ostili in cui nessun altro albero potrebbe vivere.

L’artista Manuela Toselli, propone per la mostra alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte (Germania), una serie di opere inedite,  alcune realizzate appositamente per questo evento, con la seta, il medium che contraddistingue tutta la sua ricerca.

Il suo progetto intende porre in analogia a questo albero, la figura dell’artista intesa sia come professionista, sia come uomo. Ci sono artisti famosi conosciuti a tutti che, se comparati alla natura, possono essere raffigurati come grandi alberi, maestosi, imponenti e molto spesso solitari. Attorno a loro però, ci sono molte altre specie, più piccole, meno note che crescono in condizioni a volte impensabili, ma che grazie alla loro presenza, contribuiscono alla ricchezza e diversità della specie. L’arte non è fatta solo da celebri artisti, come la natura non è fatta solo dai grandi alberi, ci sono numerosiartisti meno conosciuti che attraverso il loro lavoro offronomolto, a chi li incontra e conosce, impedendo, come lo stesso “l’albero del sale” fa in natura, che l’avanzamento della desertificazione , in questo caso culturale, evolva.

Mordimi, stupido! di Bruno Volpi


Sono certa che sarà accaduto anche a voi, al mattino di un nuovo giorno, di ripensare a ieri, riguardando la giornata nella sua interezza, di ricordare qualche bel momento, di provare a metter via qualche delusione.
Beh! Stamattina, ho fatto la stessa cosa!
Dal mio punto di vista privilegiato, qui, nella drogheria, sulla piazza centrale del paese, non appena il sole ha iniziato ad illuminare l’interno della bottega, ho ripensato alle persone che ho incontrato tra questi scaffali, quelle che vedo quotidianamente, e quelle che proprio ieri hanno fatto la loro prima comparsa, varcando, quasi timidamente, la soglia del negozio.
Difficilmente li rivedrò. Per alcuni un po’ mi dispiace, per molti altri, decisamente no!
Quel biondo, ad esempio! Sì, quello che è entrato ieri, verso l’ora di chiusura. Il titolare stava per spegnere la cassa, il campanile aveva già battuto i sette rintocchi gravi e i due acuti, quando è comparso, il biondo.
Sulla porta della drogheria, a far scudo al sole che al tramonto si infiltra, indiscreto, tra gli scaffali. È comparso alle diciannove e trenta in punto. Bello, abbronzatissimo, fisico asciutto e muscoloso, racchiuso in una canotta azzurra a costine. Ai piedi due sandali francescani, terminazioni essenziali di due gambe lunghissime e muscolose, di uno che sa camminare!
Confesso, mi sono quasi incantata a guardarlo!

  • Cosa vorrà un pezzo di giovanotto di questo genere? Stai a vedere che ti compra una di quelle insulse bibite energetiche! – mi sono detta, predisposta già ad accettare la delusione di un ennesimo “bello senz’anima”.
  • Scusi, posso dare un’occhiata? – chiede lui.
  • Sciocco, non vedi che siamo in chiusura! – penso io. Il titolare, però, lo invita ad entrare e a prendersi tutto il tempo che desidera. – Purché, alla fine, compri qualcosa! – penso sempre io.
    Lo seguo con lo sguardo. È lì, davanti alle confetture, quelle biologiche. Solleva il vasetto, legge scrupolosamente l’etichetta, valuta con attenzione gli ingredienti.
  • Mi sa che questo qui il cioccolato non se lo fila per niente! – penso, con un po’ di delusione.

D’un tratto si volta. Viene proprio verso di me. Lentamente, quasi a volermi lasciare il tempo di elaborare, in una serie infinita di fotogrammi, tutta quella fisicità, amplificata dall’abbigliamento estivo.
– Oddio, sarò a posto per lui? – mi prende un attimo di panico.
Continua ad avvicinarsi, lentamente. Mi fissa con quei fantastici occhi azzurri.
Come resistergli?
E poi, perché resistergli?
Mi afferra con le sue mani grandi! Uff… che caldo che sento! Mi sto sciogliendo!
Mi osserva con attenzione, sembra voler leggere dentro di me quali reazioni chimiche riesce a produrre la sua vicinanza.

  • Chissà che invidia le altre! – osservo. E subito mi pento di non riuscire a pensare a nulla di più furbo, in un momento che, sono certa, resterà indimenticabile.
    Il mio look deve averlo colpito. Non mi stacca più gli occhi di dosso! Orgoglio ed imbarazzo! – Darei qualunque cosa per uscire con lui! – continuo a ripetermi sottovoce.
    …E ora cosa fa? Mi riposa sullo scaffale?
  • Scusi, non avete del cioccolato al latte? –
  • Ehi, biondo! Svegliati! Il mio è il vero cioccolato, quello fondente! Non ci credi?
    E allora, mordimi, stupido! –

LA BELLEZZA RESTA – Progetto multidisciplinare – partecipa l’artista Nadia Galbiati


Castello Fieschi Doria Malaspina, Piazza del Popolo, Santo Stefano D’Aveto (GE)
heart – PULSAZIONI CULTURALI Teatro Binario 7
Comune di SANTO STEFANO D’AVETO

8 -30 agosto 2020

un progetto di: heart – pulsazioni culturali e Teatro Binario 7
da un’idea di Dolores Previtali
a cura di: Simona Bartolena, Armando Fettolini e Corrado Accordino mostra a cura di: Simona Bartolena e Armando Fettolini organizzazione, allestimento e coordinamento: Ponte43
con il contributo e il patrocinio del Comune di Santo Stefano d’Aveto


Smettiamo di sentirci colpevoli di essere felici, siamo colpevoli di non esserlo! (Arturo Vermi)


La bellezza resta. – il progetto multidisciplinare, nato nel 2016 su iniziativa dell’As ciazione heart-pulsazioni culturali di Vimercate e del Teatro Binario7 di Monza, che ha coinvolto in questi anni numerose realtà culturali e sociali in tutta Italia – arriva a
Santo Stefano d’Aveto, negli spazi espositivi del Castello.
Dopo Monza, Vimercate (Mb), L’Aquila, Brescia, Piacenza, Chiusa (Bz), Torino, Carnago (Va) e Merate (Lc), il lungo viaggio dellabellezza , iniziato ormai quattro anni fa, trova ap-
prodo a Santo Stefano d’Aveto con una nuova tappa dell’esposizione collettiva.
Per l’occasione sono state selezionate diciannove opere tra le più significative del proget-
to. Firmate da artisti tra loro molto differenti, esse raccontano, con linguaggi e punti di vista diversi il tema del progetto: la gioia di vivere. Nel 2015, infatti, abbiamo lanciato un appello agli artisti: abbiamo chiesto loro di interpretare questo concetto con un’opera. I lavori scelti costituiscono oggi ilcorpus , in continua crescita, di una mostra che dal 2016
sta girando l’Italia portando un messaggio di felicità.
In mostra le opere di:
Luigi Belicchi, Piera Biffi, Ermenegildo Brambilla, Eligio Casati, Federico Casati, Elisa Cella, Federica Ferzoco, Francesca Della Toffola, Nadia Galbiati, Carlo Mangolini, Camilla Molteni, Ettore Moschetti, Giacomo Nuzzo, Leonardo Prencipe, Dolores Previtali, Ida Rosa Scotti, Silvia Serenari, Giovanni Sesia.
PONTE
quarantatre

È fuor di discussione: l’arte ha spesso preferito la sofferenza al sorriso, il pessimismo all’ot- timismo. Forse dovremmo ripensare alle parole che Pierre Auguste Renoir ha lasciato in eredità a Henri Matisse: “Ricordati sempre: la sofferenza passa, la bellezza resta!”. A quei tempi Renoir risiede a Cagnes, nella splendida cornice della campagna nizzarda, costretto all’immobilità su una sedia a rotelle, per via di una forma gravissima di artrosi che lo sta progressivamente paralizzando. La condizione di estrema sofferenza fisica dell’artista rende ancor più eclatante la dimensione effimera e leggera della pittura di Renoir che, pur avendo da tempo abbandonato la via dell’impressionismo, continuerà fino all’ultimo dei suoi giorni a raccontare la gioia di vivere… il medesimo sentimento che darà poi il titolo a una delle opere giovanili più importanti di Matisse, che saprà far tesoro delle parole del maestro per elevar- ne il significato, donando a un concetto che rischia di essere superficiale una dimensione profonda e complessa, ricca di spunti di riflessione importanti sull’esistenza umana. E pro- prio da Renoir e Matisse siamo partiti per questo nostro viaggio nel pensiero positivo, inteso non come attitudine al chiudere gli occhi davanti ai problemi, ma come capacità di superare il dolore, la rabbia e la paura riconducendole al loro valore di passaggio verso qualcosa di migliore.
La bellezza – e mi pare chiaro che non si sta parlando di bello esteriore – può cambiare il mondo: un concetto che, con epoche eccezioni, mette tutti d’accordo. Eppure l’arte ben ra- ramente ha raccontato la felicità e quando lo ha fatto è spesso stata mal giudicata, guardata con sospetto, quasi che il tentativo di esprimere un sentimento positivo fosse inutile, com- plicato, imbarazzante, perfino risibile.
Da dove arriva l’idea che l’artista o il letterato debbano comunque essere “eroi tragici” e descrivere scenari distruttivi? Un retaggio del concetto romantico di Sturm und drang? Un bisogno profondo dell’uomo che preferisce denunciare i propri sbagli e svelare i propri tor- menti piuttosto che aprire il proprio cuore agli altri? E se provassimo a cambiare questa attitudine? Se parlassimo del bello della vita – magari un bello riconosciuto e reso ancor più prezioso proprio dal passaggio nella sofferenza – senza paura di apparire superficiali? Declamare La gioia di vivere, Matisse lo sapeva bene, non significa affatto chiudere gli occhi verso le brutture del mondo. Alzare gli occhi a un cielo stellato, come fece Joan Miró negli anni più tragici del conflitto mondiale e delle persecuzioni naziste, non significa assumere un atteggiamento passivo o incosciente. Significa provare a non aver paura del bello dell’esi- stenza e ricordarsi che sarà proprio quello a restare. Perché nonostante tutto, si può sempre provare a sorridere.
(Simona Bartolena e Armando Fettolini – curatori della sezione arti visive de La bellezza resta.)
8 – 30 agosto 2020
orari apertura mostra: sabato e domenica dalle 17,30 alle 19,30 e su appuntamento: 3384041475

Nadia Galbiati
Dialogo 2012-2020 ferro verniciato, acciaio inox, specchio

Liliana Angela ANGELERI scrittrice

LILIANA ANGELA ANGELERI è nata ad Alessandria. Sposata con il pittore GIGI COPPO, è madre di Gianluigi e nonna di Alice di otto anni. Dipinge anche lei tele a olio. La sua vicenda è molto singolare: non ha cercato la letteratura, ma è stata una fortissima intuizione a “ordinarle” di scrivere una sceneggiatura per un film tratto da un romanzo ottocentesco. Lei non conosceva come si compone una sceneggiatura, si è informata, ha scritto, ha trovato subito finanziamenti e una produzione di una fiction per la Rai, tutto era pronto per andare in onda…ma…gli eredi degli autori del romanzo originario, dopo un anno di estenuanti trattative, hanno rifiutato di cedere i diritti d’autore. Non si è persa d’animo e ha scritto altri sei scripts ma non ha più trovato case di produzione e finanziamenti, il vento era cambiato e i finanziamenti erano molto ridotti. In attesa che le sue sceneggiature diventino film le hanno consigliato di scrivere romanzi ispirati dagli script.

IL ROMANZO DI ALERAMO: composto da due parti: la vera vita leggendaria di ALERAMO (un romanzo romantico/cavalleresco/fantasy) e PROFUMO DI LEGGENDA (racconto ambientato nei nostri giorni, un viaggio surreale sulle orme della cavalcata aleramica, lungo i confini del Monferrato).

STORIA DI ALERAMO, AVVENTURA ROMANTICO-CAVALLERESCA: Abile cavaliere e dignitario imperiale, e astuto diplomatico, Aleramo entrò nel mito per l’aspetto magnifico, le doti innate e la sua leggendaria cavalcata. Nel sec. X, senza terre e titoli nobiliari, fu primo marchese del Monferrato e riuscì a sposare ben due figlie di re e una di imperatore.

PROFUMO DI LEGGENDA, RACCONTO TRA PRESENTE E PASSATO: Viaggio surreale di un gruppo di persone che desiderano visitare i luoghi che hanno dato i natali e le fortune ad Aleramo, primo marchese del Monferrato. Sulle orme della cavalcata aleramica si trovano bellezze artistiche e realtà economiche, con un corpo astrale che appare e scompare.

IL BRIGANTE GIUSEPPE MAYNO: ambientato in epoca napoleonica, un brigante celebre e sociale, rubava ai ricchi per donare alle povere genti delle campagne, un brigante “cavaliere” simpatico con una deliziosa storia d’amore.

https://www.lafeltrinelli.it/libri/liliana-angela-angeleri/3039010

Storia di GIUSEPPE MAYNO, il brigante di Marengo – avventura – romantico Giuseppe Mayno della Spinetta (sobborgo di Alessandria), il bandito di Marengo, è un brigante che ha fatto parlare di sé nella prima metà dell’Ottocento. Ha dato del filo da torcere alle autorità francesi, occupanti il Piemonte in nome della “libertà” rivoluzionaria, e del quale i potenti di allora (non escluso Napoleone Bonaparte) sollecitarono spesso l’aiuto, se non l’alleanza. Un brigante gentiluomo, con molti gesti d’umanità, è anche un bandito burlone. Alcuni suoi tiri giocati alle autorità sono rimasti celebri. Un eroe popolare e come tale sa morire. I campi delle sue gesta furono: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Biografia fedelissima che vi terrà con il fiato sospeso e una tenerissima storia d’amore.

https://www.facebook.com/AC3471556367/- https://www.facebook.com/lilianaangeleri1

IL BRIGANTE GIUSEPPE MAYNO

BOLLE DI SAPONE: (GAGLIAUDO e gli UMILIATI) formato da due romanzi brevi ambientati nell’alto medioevo. Narra la fondazione della città di Alessandria e la parità economica tra i due sessi nell’ordine degli Umiliati.

BOLLE DI SAPONE (GAGLIAUDO e gli UMILIATI)

GAGLIAUDO: personaggio complesso e situazioni ironiche e frizzanti, quasi comiche anche se deve vivere momenti drammatici. Ci colpisce la forza decisionale, è molto scaltro, istruito dall’Ordine degli Umiliati a leggere, a scrivere e a far di conto. Alterna momenti e azioni di grandissima generosità a comportamenti d’inspiegabile tirchieria e ombrosità nei confronti del prossimo. L’assedio ne cambia il carattere. Un’intuizione improvvisa gli suggerisce….

UMILIATI: Alessandria, sec. XIII – XVI. Era un ordine religioso molto importante, in cui le donne ebbero la parità economica con gli uomini. Dopo tanti secoli, neanche oggi esiste una vera parità di retribuzione tra i due sessi. I più importanti e facoltosi mercanti di tessuti di Milano e Como sono fatti prigionieri da re Enrico II di Germania. Dopo tre anni di prigionia, disperano di ritornare nelle loro splendide dimore. Formulano un voto di umiltà. Il re esclama: FINALMENTE VI SIETE UMILIATI! e permette loro di ritornare nelle loro case in cui vengono accolte molte persone perseguitate e in povere condizioni. San Bernardo da Chiaravalle ne formò un Ordine religioso.

VIAGGIO CON FANTASMA NEL MONFERRATO : ebook illustrato con molte immagini su Amazon: composto da un viaggio surreale sulle orme della cavalcata aleramica, un percorso romantico in dieci località delle Langhe e storia e leggenda di Aleramo, il primo marchese del Monferrato.

ebook

(link: https://www.amazon.it/dp/B07RP6WZS9/ref=sr_1_1) amazon.it/dp/B07RP6WZS9/……

Contiene molte illustrazioni:

  • viaggio surreale di alcune persone sulle orme della cavalcata aleramica.

FORMATO DA:

  • PROFUMO DI LEGGENDA, RACCONTO TRA PRESENTE E PASSATO Viaggio surreale di un gruppo di persone che desiderano visitare i luoghi che hanno dato i natali e le fortune ad Aleramo, primo marchese del Monferrato. Sulle orme della cavalcata aleramica si trovano bellezze artistiche e realtà economiche, con un corpo astrale che appare e scompare. Pietra Marazzi, Castellazzo, Bosco Marengo, Castelspina, Sezzadio, Cassine, Acqui T. Mombaldone, S. Quintino, Visone, Ovada, Campo Ligure, Varazze e tutta la riviera fino ad Albenga, poi la valle del sale fino a Garessio, poi fino a Chivasso e poi…
  • UN ITINERARIO ROMANTICO DI DIECI LOCALITA’ DELLE LANGHE
  • STORIA DI ALERAMO, AVVENTURA ROMANTICO-CAVALLERESCA.

Abile cavaliere e dignitario imperiale, e astuto diplomatico, Aleramo entrò nel mito per l’aspetto magnifico, le doti innate e la sua leggendaria cavalcata. Nel sec. X, senza terre e titoli nobiliari, fu primo marchese del Monferrato e sposò due figlie di re e una di imperatore.

CHI ERA? UNA VICENDA VERA, ANZI VERISSIMA : In pubblicazione presso PLURIVERSUM EDIZIONI a cura di Marina Vicario.

Chiara riceve un ordine: “tu devi scrivere” Molto sorpresa, obbedisce. Poi compone altre due sceneggiature. Le invia a varie produzioni. Una di esse sceglie proprio “Il testamento”. Si trovano tutti i finanziamenti, ma non si riesce ad ottenere i diritti d’autore. Un giorno a Chiara appare, nel suo appartamento, una bellissima ragazza con i capelli rossi, in abito rinascimentale. Chiara è sbalordita. Ha altre visioni inquietanti. Le viene diagnosticato il cancro al seno. Le visioni si ripetono. Continua a scrivere sceneggiature che non diventano film e romanzi che non trovano case editrici serie per pubblicarli, se non a pagamento. In un romanzo trova la descrizione della bella giovane, si tratta di? Che significato hanno queste apparizioni? Una vicenda ispirata a una storia vera. Chi era? Si tratta di una domanda che si pone una donna, una madre e un’impiegata di banca scrupolosa. Improvvisamente vede una bellissima giovane nel corridoio della sua abitazione con i capelli rossi e un abito rinascimentale color fucsia. Ha altri fenomeni inspiegabili razionalmente. Poi si accorge di avere cancro al seno e deve essere operata. Questo libro non è sul cancro e se ne parla soltanto in un capitolo. L’autrice descrive i numerosi fenomeni e la sua vita normale attraverso situazioni serene e brillanti, alcune con sfumature horror e altre drammatiche.

SOLO SCENEGGIATURE

LA FELICITÀ è …. :Cinque episodi in cui quattro donne che sono molto diverse tra loro, in tempi diversi, si siedono su una panchina, quasi tutte con i loro partner. Quella panchina diventa un simbolo della vita. Traghetta inconsapevole le vicende di queste persone. Ci si racconta, ci sono affanni, gioie e dolori, episodi di vita normali, non eroici. Persone comuni che transitano in questo luogo e che si siedono su una panchina. La felicità si raggiunge anche soltanto nel raccontare e nel comunicare scene della propria vita, e condividere è veramente un gesto speciale. La ricerca della felicità fa parte del bisogno più profondo dell’uomo ed è sostanzialmente lo scopo della vita di ciascuno.

TESTA ‘D FER (EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA) : Biografia Emanuele Filiberto di Savoia, detto Testa’d Fer[1] (“Testa di ferro” in piemontese) (Chambéry, 8 luglio 1528 – Torino, 30 agosto 1580) è uno dei fondatori dello stato sabaudo. Era il figlio terzogenito maschio di Carlo II di Savoia e di Beatrice del Portogallo. Destinato alla carriera ecclesiastica quale figlio cadetto ma, alla morte anche del fratello Ludovico (1536), è indirizzato allo studio delle lettere e delle armi. Iniziato giovanissimo alla vita politica e militare, nel 1543 entra al servizio dello zio Carlo V di Spagna. La pace di Cateau-Cambrésis (1559) premia Emanuele Filiberto con la restituzione dei suoi stati. La pacificazione è sancita dal suo matrimonio (è duca di Savoia) con Margherita di Francia, figlia di Francesco I re di Francia. Trasferisce la capitale del suo ducato/principato da Chambery a Torino e introduce l’italiano come lingua ufficiale. Appassionato alchimista, si diletta a lungo, specie nelle ore notturne, con storte e alambicchi. Muore a circa sessat’anni, il 30 agosto 1580.

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