Per chi suonan le campane di Andrea Giordano

Odo campane
in lontananza
dai vetri chiusi
dalle serrate imposte.

Hanno un’eco diverso
per il lor rifrangersi
tra le strade vuote
le piazze deserte
le fredde
e buie chiese.

Mai
han destato interesse
il lor rintocco
se non
per per un mesto
messaggio.

Ma oggi
per chi suonan
le campane?

Andrea Giordano

MADE IN CHINA 3 di Gianluca Veronesi

Qualche centinaio di morti dopo un’alluvione o un terremoto sono un disastro che ti crea angoscia e disperazione, diecimila morti durante un’epidemia sono un dato astratto, di valore puramente statistico.
La dimensione quantitativa è decisiva: per aderire al cordoglio serve un volto, una storia, un parente.
Per elaborare un lutto collettivo hai bisogno di capire, prendere parte, commuoverti.
Qui non partecipano nemmeno i congiunti più stretti, che non hanno accesso al defunto, che non possono organizzare un funerale.
Questo è un drammatico work in progress, un attimo dopo il decesso devi già decidere chi subentra in terapia intensiva.
Una seconda differenza con le altre emergenze consiste nel tuo coinvolgimento. Quando vieni a sapere di un incidente, cataclisma, evento tellurico o climatico, sai in tempo reale di esserne indenne. Sai di non essere nel luogo in questione o di averla comunque scampata.
Ma nel nostro caso tu non partecipi da spettatore alle disgrazie altrui, sei sempre in gioco, rimani una potenziale vittima. Hai poco spazio per liberare la tua generosità, la tua empatia.
E poi siamo franchi con noi stessi: la capacità emotiva suscitata da un ottantenne è inferiore a quella che avresti di fronte ad un giovane, non parliamo di un bambino.
Mi chiedo quanta intelligenza c’era in questi diecimila nostri concittadini.
Pochi si soffermano sul loro sapere, manuale o intellettuale, faticosamente imparato in un’epoca che non disponeva delle nuove tecnologie. È quella “fatica”, quell’approfondimento che ha reso irripetibile quella generazione.
Purtroppo viviamo in un epoca in cui tu sei qualcuno finché sei nel mondo del lavoro, sei ancora produttivo, hai un biglietto da visita da esibire, una funzione da far pesare, un potere da scambiare.
Un tempo agli anziani veniva riconosciuta la saggezza che, naturalmente, derivava dalla esperienza. Erano una sorta di banca dati. Oggi che siamo subissati dai dati pensiamo di non aver più bisogno di nessuno.
A questo ho pensato quando ho visto scorrere il nome di Alberto Arbasino tra i morti di giornata.
Sono andato, allora, a rileggere quanto scriveva degli Italiani. Dei nostri vizi nazionali. Che tutti citiamo ma che fingiamo anche di dimenticare.
La volubilità, l’irresponsabilità, l’intolleranza, la partigianeria, la furbizia, la villania, l’ingordigia, l’opportunismo e il trasformismo, la smania di teatralità, l’indolenza, la vaghezza, la superficialità nascosta dietro al pedantismo accademico, la dissimulazione sistematica, il volerla sapere più lunga, la drittaggine, la mancanza di memoria collettiva.
Ebbene, caro Arbasino, questa volta non potrà lamentarsi. Abbiamo smentito tutti i luoghi comuni che ci riguardano.
Per semplificare, uso il senso di responsabilità che abbiamo mostrato e che riassume lo sforzo, il coraggio, la generosità, l’umanità profusi da tutti.
E, a proposito di memoria collettiva, ne stiamo accumulando un bel tesoretto che non dimenticheremo tanto facilmente.
Io impazzisco per i paradossi e le coincidenze, che mi appaiono sempre come lo scherzo di una entità superiore.
A questo proposito, l’unica notizia che non avesse riferimento con la pandemia apparsa in questi giorni sugli organi di informazione è stata la celebrazione del compleanno di Mina.
È stata l’apologia di una geniale e splendida ottantenne che ha scelto l’autoisolamento da decenni.
GianlucaVeronesi

Resisto di Cristina Saracano


Resisto, ho una resistenza da non credere,
Resisto alla fatica, sono piccola e forte,
Resisto al dolore, piango al buio e in silenzio,
Ma poi passa, perché io sono molto resistente.
Resisto perché lotto,
Per i desideri, per le cose giuste,
Per gli amori possibili,
E anche per quelli impossibili.
Resisto perché il cielo è a portata di mano,
E in mezzo alle rocce spuntano anche i fiori,
Ogni giorno, è un bel giorno,
E se non Resisto,
Non lo posso trascorrere.

UNA CERTA IDEA DI EUROPA George Steiner Garzanti Recensione di Lisi Vicarelli


E’ stato uno shock vedere arrivare in nostro aiuto l’esercito russo.
Gli USA hanno abbandonato l’Europa, lo sapevamo già, non è che Trump non ce lo avesse chiaramente detto e dimostrato.
Però, però, però, la vista dell’arrivo dei medici militari russi con tutto l’armamento tipico di un esercito e dei cubani, non dobbiamo dimenticare che Cuba è sempre stata un avamposto sovietico al di là dell’Atlantico, mi ha spiazzata.
Eppure io ho studiato russo, amo la cultura russa, dei paesi est europei in generale e, con la consapevolezza di una minima conoscenza, anche i russi. Ho amato e soprattutto odiato l’URSS e tutto ciò che è derivato da 70 di dittatura comunista.
Sono d’altra parte della generazione che è vissuta a film americani, arte americana, letteratura americana. Ho fatto in tempo ad amare Fred Astaire, Stan Laurel e Oliver Hardy, Cary Grant e Marilyn Monroe, a leggere Silvia Plath e Mary Mc Carty, Edith Wharton, Faulkner e la meravigliosa Antologia di Spoon River, ad incantarmi davanti alla bandiera di Jasper Johns e a capire pian piano Basquiat. A conoscere i grandi scrittori della diaspora ebraica negli Stati Uniti come il premio Nobel J.Singer e la cultura Yiddish che ormai si trova esclusivamente nel nuovo continente.
E poi Woody Allen, le sit com come Friends e Will e Grace, il recentissimo The bing bang theory ecc.ecc.
Tutto questo ora mi lascia e diventa altro da me.
Per consolarmi allora ho riletto un libro piccolo, piccolo, in realtà è un intervento ( la X lecture) di George Steiner per un incontro del Nexus Institute nel 2004.
A parte la splendida prefazione di Vargas Llosa e il prologo di Rob Riemen, fondatore e direttore di Nexus, sono solo 33 pagine, ma ne valgono 3300.
Non starò a dire chi è G.Steiner, non è necessario sapere che è stato uno dei maggiori filosofi contemporanei, per leggere e apprezzare queste poche pagine.
È morto il 3 febbraio di quest’anno e si è risparmiato il pietoso comportamento del governo EU.
Non posso dire niente che renda l’idea di cosa si legge in questo libro per cui cito solo un paio di cose che, specialmente in questo momento, hanno una valenza particolare.
“ Per Steiner l’Europa è un caffè pieno di gente e di parole in cui ….. … e
si pratica la conversazione civile” Quei “ caffè archetipici di Copenaghen, Odessa, Palermo, Mosca, che è già la periferia dell’ Asia”
Purtroppo “ dell’omologazione culturale verso il basso derivante dalla globalizzazione”.
La cosa che però più colpisce “L’Europa è stata e viene ancora camminata.”
“….la cartografia dell’Europa è il frutto delle possibilità del piede umano, degli orizzonti che ci può far percepire. Uomini e donne hanno tracciato queste mappe, camminando di casolare in casolare, di villaggio in villaggio….”
Questo non esiste in nessun altro continente della Terra, allora ho pensato, Mosca sarà già periferia dell’Asia, ma volendo ci posso arrivare a piedi, a Washington no.
Magra consolazione, ma è periodo di prendere le gioie da ovunque arrivino.


Riflessioni sul Coronavirus di Cristina Saracano

Non so quanto durerà ancora questo virus che mette tutti d’accordo sulla paura, che fa dimenticare il superfluo e affrontare le fragilità di un equilibrio precario.

Dilatando il tempo interiore,

La scoperta di cose trascurate,

Lo sguardo al necessario,

A una vita bella così com’è,

Con la consapevolezza che tutti un po’ ci assomigliamo.

Dieci domande a EDDA NEGRI MUSSOLINI di Fabrizio Priano

Edda Negri Mussolini e Fabrizio Priano


Ciao Edda, benvenuta sul Blog della nostra Associazione Culturale.
È un piacere parlare nuovamente con Te dopo la presentazione del tuo libro “Donna Rachele, mia nonna. La moglie di Benito Mussolini” che abbiamo fatto in Alessandria il sei dicembre scorso e che è stata molto seguita e ricca di emozioni.

Vuoi parlarci un po’ di Te, presentarti ai nostri associati e ai lettori?

Certamente. Mi chiamo Edda Negri Mussolini e sono figlia di Anna Maria, ultimogenita di Rachele Guidi e Benito Mussolini. Papà era un presentatore televisivo il suo nome era Nando Pucci Negri. Morì nel 1997. Ho perso mia mamma quando avevo solo quattro anni e mezzo, il 25 aprile del 1968. Dopo la sua morte sono cresciuta con le mie nonne e papà. Il vivere con la nonna Rachele mi ha dato la possibilità di capire e di ascoltare dalla sua voce, la storia da un punto di vista differente. Questo mi ha poi portato a mettere nero su bianco i suoi ricordi e le sue emozioni. Nel 2012 grazie ad un decreto prefettizio ho aggiunto al cognome paterno quello di mia madre. L’ho fatto soprattutto per lei, perche quando era in vita avrebbe sempre voluto aggiungerlo, prima era, per le leggi italiane, molto complicato. Bisognava passare attraverso il Ministero dell’Interno. Nella mia vita prima di diventare scrittrice ho lavorato nel campo televisivo. Sono stata animatrice di Topo Gigio, ho condotto per dieci anni una trasmissione di motori, ho collaborato con nelle redazioni di alcuni programmi RAI: Uno mattina, I Fatti Vostri, Geo & Geo, Tua Bellezza e dintorni, questi solo per citarne alcuni.

Il libro su Donna Rachele è stato il tuo primo libro?

Si il libro sulla nonna è stato il mio primo libro. Non è facile scrivere un libro, ma a quanto mi dicono è ben riuscito. 

Quale è stata la molla ti ha spinto a
scrivere?

Quella di far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, mia nonna. Di Donna Rachele si sa ben poco. Si conoscono le amanti del nonno. Su queste si sono fatti film, scritti libri. Ma sulla nonna, sua moglie e madre dei suoi cinque figli,  a parte quello che scrisse lei nelle sue memorie o nelle interviste dell’epoca,  non si conosce molto. Ho voluto far conoscere, prima di tutto:  “una Donna” . Le sue tragedie, la sua famiglia, i suoi pensieri, il suo essere dentro alla storia del periodo, le sue vicende personali e poi chiaramente anche il suo rapporto con il nonno. Di vedere la storia di un periodo, da un’angolatura differente, ossia quello da un  punto di vista femminile e famigliare. Potremmo dire che è anche uno spaccato della vita di una donna dell’epoca. Dell’andare controcorrente verso quelle che erano i costumi e  i modi di vivere dei primi del novecento fino ai nostri giorni, o meglio fino  a quando la nonna non morì nel 1979. 

Hai mai partecipato a concorsi letterari?

Diciamo di no. Mi permetto di dire che forse non e accaduto perché per alcuni, questo libro,  potrebbe essere visto come un libro un scomodo. Da quando è uscito, 31 ottobre 2015, non è mai stato neanche recensito dalle grandi testate giornalistiche o presentato né in RAI né a Mediaset. Se ne è parlato  solo in qualche televisione privata o in alcuni giornali locali.  

Il libro racconta la vita di tua Nonna Rachele, che tu giustamente vedevi come la nonna ma che per gli altri era la moglie di Benito Mussolini, come sei riuscita a far convivere queste due realtà?

Devo dire che non è stato molto difficile. Perché ho solo trasportato i ricordi della nonna, partendo da quello che lei mi aveva insegnato, cioè il cercare di essere il più obiettivi possibili. Lasciando da parte odio e  vendetta. Ho fatto anche una grande ricerca storica negli Archivi di Stato. Questo per supportare ciò che la nonna mi aveva detto nei suoi racconti e in quelli dei miei zii. Ho visto la storia con gli occhi di una nipote e non di una storica, anche se in molti mi hanno detto, che alla fine, questo libro racconta comunque la Storia. 

Fabrizio Priano ed Edda Negri Mussolini

Durante la partecipata presentazione di Alessandria si percepiva da parte tua una grande emozione che hai trasmesso anche al pubblico, riesci sempre ad essere così coinvolgente con le persone che vengono ad ascoltarti?

Da quello che mi dicono direi di si. Ma sai alla fine parlo della mia famiglia e penso che ognuno di noi quando racconta  delle sue origini e dei suoi affetti fa uscire le proprie emozioni. Ho sempre cercato di essere solo Edda che racconta dei fatti accaduti ai suoi famigliari. Poi come dico sempre sono una donna che vive di emozioni e quindi alla fine è quello esce. 


Tra le tue molte esperienze, hai fatto il Sindaco di Gemmano in provincia di Rimini, come valuti l’esperienza di politico e amministratore?

E’ stata una bellissima esperienza che mi ha molto arricchito sia nel vedere le città e i suoi problemi sia soprattutto dal lato umano. Sono solita dire che ognuno di noi dovrebbe fare il Sindaco per almeno una settimana nella sua vita, alla fine forse si capirebbero meglio i problemi che comporta essere un Amministratore ma soprattutto si guarderebbe la propria città con occhi differenti. Comunque fare oggi il Sindaco non è sicuramente facile e lo vediamo leggendo e guardando la televisione, vi sono tantissime responsabilità che spesso vengono sottovalutate. 

Come giudichi la politica e i politici contemporanei?

Per mia natura cerco sempre di mettermi nei panni degli altri e questo l’ho fatto sia da politico che da Amministratore. Oggi penso che molti politici non vivano la realtà quotidiana e questo spesso li ha portati ha una visione, forse, diversa da quella in cui poi ognuno di noi deve vivere. Non c’è più quella partecipazione politica che c’era un tempo. I ragazzi non vengono più coinvolti nei circoli politici, nelle sedi di partito. La politica per tanti viene vista come fonte di guadagno e del non fare nulla. Si è persa la vera natura e la vera essenza di cosa è e cosa vuol dire fare politica 

Edda Negri Mussolini e Fabrizio Priano


Solitamente quali canali usi per comunicare quello che scrivi, a parte la pubblicazione dei libri?

Devo dire che il “canale” che prediligo per comunicare quello che scrivo sono le presentazioni, come ad esempio quella che abbiamo fatto ad Alessandria con la Vostra Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee. Da quando è uscito il libro ho girato quasi tutta l’Italia, facendo circa 300 presentazioni. Avevo già in programma per i mesi di marzo e aprile presentazioni per  tutti i fine settimana e così anche per il mese di giugno, Ma tutto è stato rimandato. Poi vi sono anche i social e un mio blog in rete con il mio nome e cognome.


Progetti futuri? Stai scrivendo un libro o hai in mente di scriverne in futuro, ti va di parlarne?

Ho scritto un altro libro che parla dei miei nonni e della mia famiglia per il mercato estero: “Mussolini’s Family Life: History – Facts – Anecdotes”. E’ già stato stampato e sarei dovuta partire per presentarlo il primo di maggio e per tutto il mese, in Australia. Ma purtroppo a causa del coronavirus è tutto rimandato. Poi sto collaborando con un giornalista per un altro libro, ma per scaramanzia non dico nulla. Sto scrivendo anche un libro di favole.

Grazie Edda per la tua disponibilità e in bocca al lupo per le prossime sfide e buona lettura a tutti

Fabrizio Priano

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