Dieci domande a EDDA NEGRI MUSSOLINI di Fabrizio Priano

Edda Negri Mussolini e Fabrizio Priano


Ciao Edda, benvenuta sul Blog della nostra Associazione Culturale.
È un piacere parlare nuovamente con Te dopo la presentazione del tuo libro “Donna Rachele, mia nonna. La moglie di Benito Mussolini” che abbiamo fatto in Alessandria il sei dicembre scorso e che è stata molto seguita e ricca di emozioni.

Vuoi parlarci un po’ di Te, presentarti ai nostri associati e ai lettori?

Certamente. Mi chiamo Edda Negri Mussolini e sono figlia di Anna Maria, ultimogenita di Rachele Guidi e Benito Mussolini. Papà era un presentatore televisivo il suo nome era Nando Pucci Negri. Morì nel 1997. Ho perso mia mamma quando avevo solo quattro anni e mezzo, il 25 aprile del 1968. Dopo la sua morte sono cresciuta con le mie nonne e papà. Il vivere con la nonna Rachele mi ha dato la possibilità di capire e di ascoltare dalla sua voce, la storia da un punto di vista differente. Questo mi ha poi portato a mettere nero su bianco i suoi ricordi e le sue emozioni. Nel 2012 grazie ad un decreto prefettizio ho aggiunto al cognome paterno quello di mia madre. L’ho fatto soprattutto per lei, perche quando era in vita avrebbe sempre voluto aggiungerlo, prima era, per le leggi italiane, molto complicato. Bisognava passare attraverso il Ministero dell’Interno. Nella mia vita prima di diventare scrittrice ho lavorato nel campo televisivo. Sono stata animatrice di Topo Gigio, ho condotto per dieci anni una trasmissione di motori, ho collaborato con nelle redazioni di alcuni programmi RAI: Uno mattina, I Fatti Vostri, Geo & Geo, Tua Bellezza e dintorni, questi solo per citarne alcuni.

Il libro su Donna Rachele è stato il tuo primo libro?

Si il libro sulla nonna è stato il mio primo libro. Non è facile scrivere un libro, ma a quanto mi dicono è ben riuscito. 

Quale è stata la molla ti ha spinto a
scrivere?

Quella di far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, mia nonna. Di Donna Rachele si sa ben poco. Si conoscono le amanti del nonno. Su queste si sono fatti film, scritti libri. Ma sulla nonna, sua moglie e madre dei suoi cinque figli,  a parte quello che scrisse lei nelle sue memorie o nelle interviste dell’epoca,  non si conosce molto. Ho voluto far conoscere, prima di tutto:  “una Donna” . Le sue tragedie, la sua famiglia, i suoi pensieri, il suo essere dentro alla storia del periodo, le sue vicende personali e poi chiaramente anche il suo rapporto con il nonno. Di vedere la storia di un periodo, da un’angolatura differente, ossia quello da un  punto di vista femminile e famigliare. Potremmo dire che è anche uno spaccato della vita di una donna dell’epoca. Dell’andare controcorrente verso quelle che erano i costumi e  i modi di vivere dei primi del novecento fino ai nostri giorni, o meglio fino  a quando la nonna non morì nel 1979. 

Hai mai partecipato a concorsi letterari?

Diciamo di no. Mi permetto di dire che forse non e accaduto perché per alcuni, questo libro,  potrebbe essere visto come un libro un scomodo. Da quando è uscito, 31 ottobre 2015, non è mai stato neanche recensito dalle grandi testate giornalistiche o presentato né in RAI né a Mediaset. Se ne è parlato  solo in qualche televisione privata o in alcuni giornali locali.  

Il libro racconta la vita di tua Nonna Rachele, che tu giustamente vedevi come la nonna ma che per gli altri era la moglie di Benito Mussolini, come sei riuscita a far convivere queste due realtà?

Devo dire che non è stato molto difficile. Perché ho solo trasportato i ricordi della nonna, partendo da quello che lei mi aveva insegnato, cioè il cercare di essere il più obiettivi possibili. Lasciando da parte odio e  vendetta. Ho fatto anche una grande ricerca storica negli Archivi di Stato. Questo per supportare ciò che la nonna mi aveva detto nei suoi racconti e in quelli dei miei zii. Ho visto la storia con gli occhi di una nipote e non di una storica, anche se in molti mi hanno detto, che alla fine, questo libro racconta comunque la Storia. 

Fabrizio Priano ed Edda Negri Mussolini

Durante la partecipata presentazione di Alessandria si percepiva da parte tua una grande emozione che hai trasmesso anche al pubblico, riesci sempre ad essere così coinvolgente con le persone che vengono ad ascoltarti?

Da quello che mi dicono direi di si. Ma sai alla fine parlo della mia famiglia e penso che ognuno di noi quando racconta  delle sue origini e dei suoi affetti fa uscire le proprie emozioni. Ho sempre cercato di essere solo Edda che racconta dei fatti accaduti ai suoi famigliari. Poi come dico sempre sono una donna che vive di emozioni e quindi alla fine è quello esce. 


Tra le tue molte esperienze, hai fatto il Sindaco di Gemmano in provincia di Rimini, come valuti l’esperienza di politico e amministratore?

E’ stata una bellissima esperienza che mi ha molto arricchito sia nel vedere le città e i suoi problemi sia soprattutto dal lato umano. Sono solita dire che ognuno di noi dovrebbe fare il Sindaco per almeno una settimana nella sua vita, alla fine forse si capirebbero meglio i problemi che comporta essere un Amministratore ma soprattutto si guarderebbe la propria città con occhi differenti. Comunque fare oggi il Sindaco non è sicuramente facile e lo vediamo leggendo e guardando la televisione, vi sono tantissime responsabilità che spesso vengono sottovalutate. 

Come giudichi la politica e i politici contemporanei?

Per mia natura cerco sempre di mettermi nei panni degli altri e questo l’ho fatto sia da politico che da Amministratore. Oggi penso che molti politici non vivano la realtà quotidiana e questo spesso li ha portati ha una visione, forse, diversa da quella in cui poi ognuno di noi deve vivere. Non c’è più quella partecipazione politica che c’era un tempo. I ragazzi non vengono più coinvolti nei circoli politici, nelle sedi di partito. La politica per tanti viene vista come fonte di guadagno e del non fare nulla. Si è persa la vera natura e la vera essenza di cosa è e cosa vuol dire fare politica 

Edda Negri Mussolini e Fabrizio Priano


Solitamente quali canali usi per comunicare quello che scrivi, a parte la pubblicazione dei libri?

Devo dire che il “canale” che prediligo per comunicare quello che scrivo sono le presentazioni, come ad esempio quella che abbiamo fatto ad Alessandria con la Vostra Associazione Culturale Libera Mente Laboratorio di Idee. Da quando è uscito il libro ho girato quasi tutta l’Italia, facendo circa 300 presentazioni. Avevo già in programma per i mesi di marzo e aprile presentazioni per  tutti i fine settimana e così anche per il mese di giugno, Ma tutto è stato rimandato. Poi vi sono anche i social e un mio blog in rete con il mio nome e cognome.


Progetti futuri? Stai scrivendo un libro o hai in mente di scriverne in futuro, ti va di parlarne?

Ho scritto un altro libro che parla dei miei nonni e della mia famiglia per il mercato estero: “Mussolini’s Family Life: History – Facts – Anecdotes”. E’ già stato stampato e sarei dovuta partire per presentarlo il primo di maggio e per tutto il mese, in Australia. Ma purtroppo a causa del coronavirus è tutto rimandato. Poi sto collaborando con un giornalista per un altro libro, ma per scaramanzia non dico nulla. Sto scrivendo anche un libro di favole.

Grazie Edda per la tua disponibilità e in bocca al lupo per le prossime sfide e buona lettura a tutti

Fabrizio Priano

La Stanza della Poesia di Lia Tommi

Sono entrata

nella stanza della Poesia.

Ho trovato

il mio mondo

di emozioni e sentimenti

ricordi perduti nel vento

lacrime e sorrisi

immagini della mia terra

luoghi a me cari.

Ho trovato

persone care

gli amici e i loro doni

tutto l’amore

che ho dato e ricevuto.

Ho trovato

colori e profumi

delle stagioni

e  la magia del Natale

con il suo messaggio

di pace.

Ma soprattutto

ho trovato

parole mie

solo mie

che vengono

dai sensi

dagli occhi

dall’empatia

e sempre

e soltanto

dal mio cuore.

Renato Luparia e la fotografia

Renato Luparia coltiva la passione per la fotografia fin da ragazzo quando comincia a fotografare con un apparecchio da pochi soldi. 

Nel 1972 acquista la prima Nikon con un obiettivo normale da 50 mm e, in seguito, un grandangolo 24 mm e un tele da 135 mm.Con questo corredo minimo, ma tecnicamente valido, comincia ad esplorare il mondo con occhio fotografico. 

A casa oscura i vetri di una stanza adibendola a “camera oscura” e che poco per volta attrezza con ingranditore, bacinelle, timer, smaltatrice in modo da sviluppare e stampare le fotografie che scatta.

E’ molto interessato alla fotografia di viaggio e proprio durante  un viaggio in Islanda che rimane affascinato dal  paesaggio primordiale di quella terra scattando immagini molto efficaci.

Con le fotografie dell’Islanda, in particolare dei cieli, ha partecipato a numerosi concorsi ottenendo ottimi piazzamenti. Questi risultati lo hanno incoraggiato e spinto a una continua ricerca e approfondimenti.

Affina la tecnica di ripresa fotografando il paesaggio del territorio che lo circonda: le colline del Monferrato fino a che nel 2001 ha la sua prima mostra personale a Villa Vidua di Conzano dal titolo “Colori del Monferrato”, esposizione apprezzata e molto visitata.

Collabora con settimanali e riviste e dal 2005 ottiene l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti come fotografo.

Si specializza nella fotografia di fiori e giardini realizzando dei servizi che, con i testi della moglie Nadia Presotto vengonopubblicati su riviste del settore.

Numerose le mostre personali in spazi pubblici e privati, tra questi: Casa d’Arte viadeimercati di Vercelli, Ca’Lozzio di Oderzo (TV), Spazio d’Arte Rilegatoamano di Biella, Castello dei Paleologi di Casale Monferrato (AL), Villa Giulia di  Verbania, Libreria Internazionale Hoepli di Milano.

Nel 2011 ha partecipato alla prima edizione del MIA (Milan Image Art Fair) e a “Les Rencontres International de Photographie” di Arles (Francia).  

Nel 2013 una grande mostra personale al Goethe Institut di Freiburg (Germania) dove ha esposto “Il paesaggio dell’uomo”.Le immagini sottolineano un territorio antropizzato con i segni impressi dal lavoro dell’uomo. La natura è in questo modo plasmata da artisti inconsapevoli che con forme, colori, spazi, edifici, creano quel paesaggio che è unico e non replicabile. Un paesaggio dove natura e uomo non sono in competizione ma si completano.

Nel 2015 ha esposto alla prima Biennale d’Arte Omnia di Alessandria e nel 2017 è stato invitato alla Fondazione Federica Galli di Milano per la mostra “Attraverso l’albero” dove sono state abbinate le immagini di Luparia alle stampe della Maestra dell’incisione italiana.

Nel 2018 ha partecipato alla prestigiosa esposizione “Italia Intima” dove è stato chiamato con altri fotografi a rappresentare il territorio italiano con pubblicazione di un prezioso volume. La mostra  è stata esposta con notevole successo a Milano, Scicli (RG), Arles e Grenoble (Francia).

Da alcuni anni sviluppa un progetto con immagini del nostro territorio che fanno apprezzare la poesia dell’inverno, quando neve e nebbia introducono in un paesaggio grandioso e intimo nello stesso tempo: la mostra “Il suono del silenzio”.

A questo proposito ha scritto la critica d’arte Alessandra Santin:“Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista, nelle opere fotografiche di Renato Luparia.  Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi, che affiorano dai bianchi eterei. Il Silenzio è il luogo in cui nasce la sua arte, che va oltre il linguaggio del quotidiano per esplorare ed interpretare la realtà desiderata  e necessaria. Questo rende esplicita la cifra poetica di Renato Luparia caratterizzata dal bisogno introspettivo, che si rivela come contemplazione ed ascolto attraverso tutti i Sensi. Lo stupore del poco, dell’indispensabile, dell’armonia di alcune rare presenze ritmiche nel piano sequenza quasi immobile, rende uniche e per certi aspetti assolute le fotografie in bianco e “poco grigio”, che Renato Luparia realizza con cura e perizia di altri tempi. Sono scatti meditati; la vicinanza alle dimensioni del segreto e del sacro si basa sul grande potere dell’astrazione, capace di spogliare la Natura dai suoi aspetti  terreni, esaltandola come pura costruzione formale. L’artista osserva la realtà e ne estrae alcuni elementi vitali: l’albero, le rive, le nevi e le nebbie, i fili d’erba. Ad essi non si oppone; li ri-prende e li sottomette ad un processo di stilizzazione che restituisce loro indipendenza, creando distanza e vuoto.”

Recentemente si è dedicato a “Il paesaggio del tempo” un tema di paesaggi immaginari ottenuti fotografando superfici alterate dal tempo, muri, cartelli, portoni.

Il tempo cancella, corrode, modifica… crea. 

Immagini che uniscono realtà e astrazione, passato e presente proiettati nel futuro.

Noi

Si torna a guardare le stelle

dal basso di questo tempo

noi raccolti in cumuli di solitudine

ottusi e irretiti da abile teoria:

la chiamano terza guerra mondiale

così da sentirci in colpa se rimanessimo vivi

ancora

torniamo a credere agli Angeli Salvatori

ai miracoli, ai Santi, doniamo viatici

e gridiamo alla “Strega!

Le strade si fanno

altari sacri non calpestabili,

l’ora suprema dell’Happy hour

torna alla Eucarestia,

la preghiera scaramantica

scartata come caramelle

scelta per colore e predicatore.

Quando, dentro ad ognuno di noi, la vita

è una follia con ali e voce

fatta di secoli, muscoli, ossa, pelle,

fatta di ferro, miele e tanto altro

da riempire tutto il vuoto e

superare

una volta di più ancora

i morti.


Angela Agostinetto


2020 Marzo 22

NELLO STUDIO DELL’ ARTISTA NADIA PRESOTTO

Conzano ( AL ) – Incontriamo l’ artista Nadia Presotto nella sua casa di campagna; d’ obbligo la visita al giardino con un lungo murales di Arte Tribale realizzato dall’ artista toscano Filippo Biagioli, del quale ha anche realizzato una pubblicazione .

Il “verde” è una delle sue passioni, insieme alla scrittura e alla pittura. Passioni giovanili e tutto inizia, vent’ anni fa, con la pubblicazione del suo primo articolo floreale per un giornale locale e poi la pubblicazione di reportages di giardini, italiani e stranieri, per una rivista nazionale, accompagnati dalle immagini del marito, il fotografo Renato Luparia, una coppia unita dall’ amore e dall’ arte. Collabora inoltre con il settimanale diocesano La Vita Casalese che nel 2016 Le ha riconosciuto il “Diploma di Benemerito della Stampa Diocesana”. Interessante il suo blog sul quale pubblica articoli culturali.

Il giardino è arte – ci racconta – è così dai fiori alla pittura il passo è breve. La passione per l’ arte nasce sui banchi di scuola, con la sua insegnante di disegno e  artista, Rina Testera Porta. Le visite ai musei europei e alle mostre d’ arte sono frequentissime come gli incontri con i numerosi artisti che vivono, non solo in Monferrato e la frequentazione dei loro ateliers. 

L’ artista ha frequentato corsi di pittura e disegno e il corso di incisione presso il Belle Arti di Vercelli. Ha inoltre partecipato a workshop internazionali.

Il suo atelier è in mansarda e ci accolgono le tele, colorate, solari, un inno alla vita. Nadia Presotto preferisce usare i colori ad olio con i quali realizza paesaggi immaginari, luoghi della memoria e le città. Cityscapes è infatti il titolo della sua prima personale in Alessandria, nella quale presenta quasi tutte tele realizzate dopo un viaggio a New York, nelle quali la città ci appare oltre Central Park. Negli ultimi cinque anni si è dedicata in particolar modo all’ acquerello e all’ incisione.

Gli acquerelli sono realizzati con la tecnica del bagnato su bagnato: a tal proposito scrive il prof. Ermanno Paleari, critico ed esperto d’ Arte: “Gli acquarelli che l’artista Nadia Presotto ha elaborato in questi ultimi tempi, mostrano il gusto della ricerca tecnica raffinata ,quasi di una impalpabile rarefazione, nel contempo, rilevano la ricerca di valori estetici e introspettivi che raramente gli artisti contemporanei, sono in grado di conservare. Tanto, forse troppo si è scritto e sperimentato nelle arti figurative sembra arrivata la saturazione di ogni variabile indipendente eppure ,  in ogni pagina di questo diario figurativo ,da leggersi in una continuità di variazioni quasi musicali, senza mai interrompere l’indagine dello sguardo, la Signora Presotto, mostra coerenza ,il rigore, sul tema della memoria ma anche dell’esplorazione di nuove spazialità. Il sottofondo, quasi  affine ad un preludio debussiano del secondo libro  o  alla partitura della Jonisation di Edgar Varése, trattiene con fermezza di pennello, tutta calcolata nelle cadenze con il medium, luci a volte soffuse di ambra o di vermiglioni, spesse, cariche di gestualità altre volte  turchine attenuate da sfocature nebulose. Sono distanze remote ma persistenti delle campagne orizzontali vercellesi o alessandrine, sono crinali collinari con aguzzi castelli monferrini, abbarbicati sul nulla. Oppure son filari di alberi che tanto hanno ispirato anche il Maestro Luparia nella produzione fotografica. Rendere tutti questi passaggi spaziali, tra verticali ed orizzontali, senza assetti prospettici consolidati, quasi fossero usciti dalla isometria giapponese, è già un’ardua sfida. Se, poi si aggiunge, che le sensazioni tra sguardo e ricordo vengono diluite, ed  assorbite in rapidi tratteggi trasparenti  e controllatissimi, si tocca l’informale quasi istantaneamente.

L’acquarello tanto caro a Turner e al sublime tedesco, qui acquista risorse compositive nuove, punta su equilibri e rapporti inusitati che non rinunciano, però, quando l’artista lo desidera, a dialogare con la natura. Certo tutto questo, non può e non vuole collegarsi a sentimentalismi struggenti del tardoromanticismo, né sugellare un ritorno alla figurazione, solo che il Novecento ha lasciato segni non invano, ma ormai siamo nel secolo successivo e se la ricerca vuole esistere, l’arte deve voltar pagina. In questo senso pittura e musica possono riprendere comuni intendimenti. Gli acquarelli della signora Presotto, sono piena espressione di un’arte capace di rinnovarsi, dopo la pesante eredità della transavanguardia”.

Sono numerose le partecipazioni a mostre personali e collettive, in Italia e all’ estero. Con gli acquerelli, tra l’ altro, ha partecipato alle Biennali Internazionali dell’ Acquerello di Tirana ed è stata scelta per l’ European Master of Watercolor.

Ha partecipato a Padiglione Tibet a Torino, ideato e curato da Ruggero Maggi ed  inserito nel contesto della 54 Biennale di Venezia di Sgarbi e altre Biennali veneziane con  Padiglione Tibet. E’ stata finalista per due anni consecutivi del Premio Salerno in Arte – Rifiuti in cerca d’ Autore.

Con  l’ incisione ha partecipato alla mostra allestita presso il Museo di Stato di Kazan (Russia), a Mosca, alle Biennali di Grafica di Casale Monferrato e altre importanti esposizioni internazionali.

In Alessandria, oltre alle personali  del 2006, 2010 e 2018, è stata invitata alla Biennale Omnia allestita a Palazzo Monferrato nel 2015, sue opere sono visibili presso Cresta & Rolando di via Piacenza. Personali anche al Museo Colombiano di Cuccaro Monferrato, nella Sala Consigliare e Museo Diocesano di Lu, alla Locanda dell’ Arte di Solonghello, al Municipio di Gozzano (NO), alla Casa d’ Arte di Vercelli, Ca’ Lozzio di Oderzo (TV) e Palazzo Riggio di Nicosia (Enna).

Ha esposto in Giappone, Francia, a Londra, in Germania, in Lussemburgo. Ha partecipato alle fiere d’ arte di Padova e Reggio Emilia, con pubblicazione in Catalogo e alla 10° edizione di Affordable Art Fair di Milano nel febbraio 2020.

Numerose le collettive tra queste, solo per citarne alcune, in Villa Vidua di Conzano, Villa Giulia di Verbania, il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, l’ Oratorio Sant’ Ambrogio e Libreria Bocca in Galleria di Milano, l’ ex Abbazia San Remigio di Parodi Ligure, Galleria Aglaia di Omegna, Museo del Legno di Pettenasco, Castello di Piovera, Castello di Casale Monferrato.

Ha inoltre curato rassegne espositive per dieci anni,  presentando importati artisti internazionali.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private e pubblicate in numerosi cataloghi e riviste.

Gallerie di riferimento: Vercelli – Casa d’ Arte Viadeimercati / / Acqui Terme – Globart Gallery.

Hanno scritto, tra gli altri: Dott. Riccardo Fiscella e Prof.ssa Marcella Leonora – Prof. Ermanno 

Paleari esperto d’ arte, insegnante Liceo Berchet di Milano – Dott.ssa Alessandra Santin – Paola Pietrogrande – Prof. ssaEmanuela Mazzotti – Prof.ssa Luisa Facelli – Piergiorgio Panelli – Dott.ssa Elisabetta Raviola – Prof.ssa Federica Mingozzi.

MADE IN CHINA 2

Per la prima volta gli Italiani scoprono la scienza e ascoltano gli esperti. Nel momento in cui questi non sanno cosa dire.
Dovendo e volendo trovare aspetti positivi alla corrente situazione, questa attenzione ai dati acquisiti, questa disponibilità (certamente non manca il tempo) all’approfondimento sono una piacevole novità. È importante per non affidarsi solo al lato emozionale.
Sconosciuti virologi e negletti immunologi, abituati a vivere in isolati reparti ospedalieri indossando scafandri, oggi sono le star della informazione televisiva.
Anch’io che sono totalmente incompetente in materia mi faccio delle domande: può la logica essere paradossale? Forse sì, e vado a spiegare.
Tutti, a proposito del virus, si chiedono: perché in Italia?
Dove non mangiamo pipistrelli, bensì la acclamata dieta mediterranea. Dove pratichiamo una ragionevole igiene, utilizzando anche il bidet (propriamente: cavallino) che persino gli inventori francesi ignorano. Dove non ci stressiamo e prendiamo tutto con filosofia e fatalismo.
Perché in Lombardia? Dove il benessere e le condizioni di vita sono le migliori del Paese.
Perché a Bergamo e Brescia? Dove ci sono i migliori ospedali nazionali.
Risposta: proprio per questo!
Perché siamo il secondo Paese al mondo, dopo i Giapponesi, per durata media di vita (tipo: 78 gli uomini e 82 le donne), perché a queste età i nostri vecchi hanno ovviamente mille patologie, perché solo un’ottima sanità li sa tenere in vita, nonostante le complicanze.
Conclusione paradossale: i nostri anziani muoiono oggi così numerosi perché hanno avuto fin qui un’ottima e ineguagliata assistenza, al minimo costo. E sono quindi i più numerosi e “fragili” obiettivi del male.
Con il risultato di avere una sanità in affanno perché colpevole di avere fatto fin qui il proprio dovere in modo esemplare.
Ovviamente questa mia semplicistica e “banale” ipotesi non ha trovato alcuna conferma ufficiale.
Io, intanto, mi faccio altre domande.
La vecchiaia che già così non è al massimo del glamour, uscirà più impopolare se non colpevolizzata (nel subconscio nazionale) per essere costata centinaia di miliardi all’economia nazionale?
La gioventù che già si considera estranea ad un Paese di cui non capisce la rassegnazione, pigrizia e mancanza di competizione, scopertasi diversa anche fisiologicamente e inattaccabile dal morbo, sentirà ancora più confermata la sua separatezza e onnipotenza?
La sanità deve ripensare la sua organizzazione in un Paese vecchio, col massimo decremento demografico, con un ritardo conclamato in enormi aree del territorio, con la massima vulnerabilità dall’esterno? Dovrà’ modificare il suo equilibrio tra pubblico e privato?
Ma il vero dilemma etico che la pandemia ha posto – e di cui Boris Johnson si è fatto il primo, più volgare e cinico interprete- è quello “utilitaristico” e funzionalista.
Invece di lanciarsi nel disperato e costosissimo tentativo di fermare l’epidemia, la soluzione è una “gestione” lungimirante e caritatevole della crisi, non modificando troppo il ritmo della vita e degli affari, spalmando i picchi del contagio in modo da non mandare in tilt l’ordinaria capacità degli ospedali, considerando fisiologici e “normali” i decessi, d’altronde dovuti all’età e alle specifiche condizioni fisiche, dando tempo infine a tutti gli altri infettati, più o meno sintomatici, di autoimmunizzarsi.
È come descrivere una tragedia epocale alla stregua di un sorprendente ed asettico fuoriprogramma.
Il premier inglese verrà travolto dai suoi stessi concittadini.
E a me rimane un’ultima domanda. Non sarà che negli ultimi decenni ci siamo distratti e abbiamo sottovalutato una serie di segnali e di allarmi?
Che si chiamassero Aviaria, Aids, Sars, Ebola, ogni cinque anni un contagio ha aggredito una fetta importante del nostro pianeta. Con modalità diverse, con vittime di età ed abitudini completamente differenti. Non sarà il momento che anche altri, a più alti livelli, si pongano qualche domanda?
GianlucaVeronesi

Lo stato dell’arte della Biennale di Alessandria

La terza edizione della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA, ha un carattere sempre più internazionale pur mantenendo il suo forte legame con il territorio, e si collega con artisti provenienti da tutta Italia e da diversi paesi del mondo, attraverso un ricco percorso di quattro mostre che doveva terminare nella primavera 2020, ma purtroppo dopo le prime tre mostre lo abbiamo dovuto interrompere e rimandare la mostra conclusiva, ipotizzando di inaugurarla a fine maggio.

Siamo orgogliosi di introdurre Alessandria nel circuito internazionale dell’Arte e di permettere, soprattutto agli alessandrini, di usufruirne gratuitamente.

Dobbiamo ringraziare il curatore della manifestazione Matteo Galbiati per la sua grande competenza e professionalità e la Camera di Commercio di Alessandria per la collaborazione, oltre naturalmente alla Regione Piemonte, alla Provincia ed al Comune di Alessandria per il prezioso patrocinio.

Riassumiamo ora il percorso svolto fino ad ora, in attesa del capitolo conclusivo.

Come da prassi ormai consolidata, la Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA – prima di svelare i contenuti della sua grande mostra collettiva, ha anticipato la sua terza edizione attraverso un fitto calendario di appuntamenti e di incontri che, quest’anno è stato particolarmente ricco di significativa rilevanza culturale e artistica.

Il primo di questi eventi collaterali è stata la mostra “In the matter of color”, Addamiano, Biasi, Pinelli, Simeti che ha avuto per protagonisti quattro tra i più importanti artisti italiani contemporanei.

Il Maestro Turi Simeti e Fabrizio PRIANO

Rosso. Bianco. Giallo. Blu, sono i quattro colori principali che attraversano le differenti esperienze artistiche di questi maestri, protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, che dopo l’anteprima assoluta tenutasi lo scorso anno presso la Whitestone Gallery, nelle prestigiose sedi di Taipei ed Hong Kong, si ritrovano in un inedito nuovo capitolo della mostra intitolata “In the matter of color”.

Le sale di Palazzo del Monferrato sono state suddivise per aree cromatiche e percorrendo una sequenza che isola colori e ricerche, mette in relazione i capolavori in mostra, così da generare, grazie anche a questo allestimento appositamente studiato, nuovi confronti, promotori di possibili altri dialoghi e reciprocità, nonostante le differenze evidenti che intercorrono tra le loro opere.

Dopo il successo della grande mostra “In the matter of color”, Addamiano, Biasi, Pinelli, Simeti, primo evento collaterale della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, il programma di appuntamenti della manifestazione alessandrina è proseguito con un nuovo progetto che ha portato in Città un’ampia selezione di opere di un maestro di fama internazionale: Sandi Renko che ha accompagnato lo spettatore alla scoperta dei diversi cicli di lavori che hanno costellato la ricerca di Renko sin dalla fine degli anni Sessanta.

Fabrizio Priano con il Maestro Sandi Renko

“Fuori dalle righe. 1969-2019. 50 anni di percezione visiva” è stato, quindi, un vero e proprio viaggio nella logica e nel rigore della visione dell’artista, il quale ha pensato un allestimento

appositamente studiato per la sede alessandrina, dove le opere si succedono in una selezione molto attenta ad identificare le varie fasi e gli sviluppi del suo pensiero.

La superficie del quadro o la sua estensione tridimensionale in forma di scultura, infatti, diventano un luogo capace di attivare processi visivi che rendono ambigua e metamorfica la struttura stessa dell’immagine.

La terza mostra del percorso della Biennale d’Arte di Alessandria e’ stata una personale di Paolo Masi, dal titolo “Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità”.

Fabrizio Priano con il maestro Paolo Masi

La mostra prosegue il percorso e la strada tracciata da questa edizione della Biennale che vuole portare in città la grande arte con un respiro internazionale, proponendo Maestri dell’arte contemporanea che con il loro lavoro e le loro sperimentazioni hanno innovato il panorama artistico nel ‘900.

La mostra di Paolo Masi, fiorentino, offre una selezione di opere che ripercorrono sessant’anni della sua attività artistica, ricca di innovazione, di ricerca e di armonia.

Le opere permettono al visitatore di immergersi nel linguaggio espressivo di Masi di cui, in un percorso espositivo studiato e pensato appositamente per questo luogo, si osserva la logica acutezza, la passionalità concentrata e l’infaticabile revisione e rimessa in discussione dei postulati e dei principi della pittura in generale e della propria in particolare. La mostra ad Alessandria, inoltre, rappresenta un primo appuntamento di una serie di altri che, in luoghi con allestimenti scelti specificatamente e mai adattati (il calendario è ancora in via di definizione), vogliono approfondire il pensiero dell’artista con una revisione storico- critica del suo linguaggio che avrà, come documentazione fondamentale, la pubblicazione di una significativa monografia dedicata all’artista fiorentino alla fine di questo itinerario di progetti espositivi.

Dopo questi tre magnifici appuntamenti non ci resta che attendere la fine dell’emergenza “Coronavirus” per ripartire alla grande con la Biennale d’Arte di Alessandria, alla sua terza edizione.

Buona Arte a tutti.

Fabrizio Priano

Una giornata come 

un canovaccio da strizzare

pioverà 

di traverso le imposte chiuse dell’umore

la torta in forno ha 

il profumo dell’inconsapevolezza

un richiamo alle giostre

alle sbucciature sulle ginocchia

al rifugio 

nel grembiule della nonna

La mia prima torta 

l’impasto dolce far le dita,

la nostalgia 

dell’ultimo residuo sul cucchiaio

poi 

la farina silente

sparpagliata 

in una vallata di progetti grandi

Non ci sono schiamazzi infantili 

da setacciare

solo il banale zucchero a velo

-il privilegio della sposa all’altare-

mi sposerò

anch’io

in una giornata di sole e caffè

vestita di baci e abbracci

più bianca 

del latte versato

con un bouquet 

di barzellette velate

un solo amore da tener per mano

semplice, buono

irripetibile

come la mia prima torta

quella bisognosa 

‘dell’aver del tempo’

e di queste assurde storiche distanze siderali.                                      

Angela Agostinetto 12 Marzo 2020

MADE IN CHINA

Mi sembra di vivere in una bolla, spero asettica. Sono più stupito che spaventato, più incredulo che spazientito (per ora).
La spiazzamento deriva anche dal fatto che non sai con chi prendertela. Ma ciò impedisce di scaricare nella rabbia la tensione.
A meno di colpevolizzare i Cinesi ma mi sembra veramente un alibi infantile e ingeneroso, pensando al prezzo che hanno pagato.
Invece molti Europei, grazie anche alle gravi carenze dell’Unione, pensano di indirizzare a noi la loro comoda, inattiva e improduttiva indignazione.
I Cinesi sono talmente provati e pieni di sensi di colpa che un minuto dopo il cessato allarme sono partiti per l’Italia per portarci aiuti e consigli; intuiscono che solo noi possiamo capirli.
Tutti dicono: nulla sarà come prima, da questa esperienza usciremo più forti e migliori.
È una vecchia teoria: già che accadono disastri, cerchiamo di ricavarne almeno un insegnamento, una utilità.
Funziona da consolazione ma risponde anche ad una precisa esigenza di noi esseri raziocinanti (più o meno): trovare un senso in ciò che capita.
Passo le giornate girando su me stesso. Ho sempre apprezzato la routine perché permette di non accendere il cervello o di concentrarlo su un pensiero meritevole. Ma di fronte alla prospettiva di un vuoto di 18 ore al giorno ho deciso di applicarmi ad organizzare nel mio piccolo habitat (ora ben poco naturale) un nuovo ordine.
Sposto tutto e riorganizzo gli spazi, le funzioni, le abitudine. Ma per non cadere nella paranoia fine a se stessa, provvedo a che ci sia una finalità, un obiettivo, un risultato documentabili in quello che faccio.
Ogni nuovo allestimento deve produrre un guadagno o di spazio o di visibilità o di utizzabilita’.
Ho sempre vissuto la mia casa come una camera d’albergo, diciamo per correttezza una mini suite (la suite è fuori portata perché manca la vasca di idromassaggio). È adeguata solo a fronte di un continuo andare e venire, partire e tornare.
Non è questione di metratura perché io riempio comunque il doppio dello spazio, qualunque sia la capacità messami a disposizione.
È che mi sento un apolide. Mi trovo bene dappertutto ma in nessun luogo sento il romantico e afrodisiaco genius loci.
Fingo di credere che la noia si combatta spostandosi, cambiando aria, quando so benissimo che essa è come l’infezione: la porti sempre con te.
La prospettiva di avere centinaia di canali televisivi o di libri intonsi a tua disposizione è meravigliosa, a condizione di non aver tempo per goderli. Se invece hai l’intera giornata libera, ti coglie il panico e il successivo appisolamento.
Che prime impressioni possiamo trarre da un evento in pieno svolgimento, che può riservarci ancora sorprese e smentite?
Innanzitutto la conferma delle parole chiave di questo inizio di millennio: velocità e frenetico attivismo, soprattutto negli scambi (umani, di merci, di idee).
In un mondo iperconnesso la rapidità non trova più ostacoli, rallentamenti o luoghi dimenticati. Forse ci eravamo convinti che i “contatti” fossero ormai solo virtuali.
È vero che comunichiamo principalmente attraverso instancabili e poderosi strumenti telematici ma continuiamo a tenere sotto intollerabile pressione le precarie dotazioni di noi fragili essere umani. Invecchiamo oltre ogni più rosea previsione ma il nostro “veicolo” non ha più tagliandi a disposizione.
Abbiamo potuto constatare anche quanto siano ancora attuali le due principali divisioni del nostro Paese: quella territoriale e quella generazionale.
Il gap umano, sociale e psicologico, oltreche’ economico, tra parti della nazione lo puoi verificare semplicemente osservando la mappa della malattia.
Essendo un contagio figlio della modernità si è prodotto nelle zone ricche. Pensate se fosse capitato -come nel passato- il contrario.
Se ce la farà, dovremo essere per sempre grati a Santa Lombardia.
I giovani, sapendosi protetti, hanno reagito da par loro.
Vivendo la vita come una permanente ed eccitante avventura, hanno ignorato ogni regola di buon senso (è la forma più economica di trasgressione), salvo poi ricredersi di fronte agli appelli dei loro idoli a “non uccidere le nonna”.
Ci sono state polemiche sulle forme di comunicazione del Governo. Al di là dei suoi intendimenti e delle sue capacità, io le ho trovate perfette.
Non so se ci rendiamo conto che siamo la prima democrazia al mondo che sta affrontando questo apocalittico scenario. Si va per tentativi. Si procede per gradi. Si fanno maturare imprescindibili consensi. Non so se sia ragione di orgoglio, ma davvero fungiamo se non da esempio almeno da cavia per tutti gli altri, compresa l’Organizzazione mondiale della sanità che non ha mai potuto testare una simile pandemia.
Bisogna compenetrare interessi opposti, far coincidere l’attualità dell’emergenza con le prospettive di ripartenza (per dirla come un tempo, non possiamo passare dalla peste alla carestia).
Allora dare l’impressione (vera) che si sta decidendo insieme -vertice e base, élite e popolo- quali priorità darsi, quali sacrifici accettare, quale paura far propria è l’approccio vincente. Cosa c’è di più adatto a un Paese insieme smagato, cinico e furbo ma anche generoso ed eroico (penso ai sanitari, altroché deontologia!).
Quando finirà ricordiamoci di due cose: i geniali, divertenti, rassicuranti, distraenti messaggi, canzoni, foto, scenette postate in rete. Un esemplare modo di reagire.
Ma soprattutto ricordiamoci dello strano e indefinibile sentimento che stiamo vivendo, un misto di impotenza e di determinazione, di diffidenza e -forse perché vietata- di vicinanza. Quando mai ci capita di pensarci come Italiani e quando mai di esserne fieri.
Gianluca Veronesi

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