Noi

Si torna a guardare le stelle

dal basso di questo tempo

noi raccolti in cumuli di solitudine

ottusi e irretiti da abile teoria:

la chiamano terza guerra mondiale

così da sentirci in colpa se rimanessimo vivi

ancora

torniamo a credere agli Angeli Salvatori

ai miracoli, ai Santi, doniamo viatici

e gridiamo alla “Strega!

Le strade si fanno

altari sacri non calpestabili,

l’ora suprema dell’Happy hour

torna alla Eucarestia,

la preghiera scaramantica

scartata come caramelle

scelta per colore e predicatore.

Quando, dentro ad ognuno di noi, la vita

è una follia con ali e voce

fatta di secoli, muscoli, ossa, pelle,

fatta di ferro, miele e tanto altro

da riempire tutto il vuoto e

superare

una volta di più ancora

i morti.


Angela Agostinetto


2020 Marzo 22

NELLO STUDIO DELL’ ARTISTA NADIA PRESOTTO

Conzano ( AL ) – Incontriamo l’ artista Nadia Presotto nella sua casa di campagna; d’ obbligo la visita al giardino con un lungo murales di Arte Tribale realizzato dall’ artista toscano Filippo Biagioli, del quale ha anche realizzato una pubblicazione .

Il “verde” è una delle sue passioni, insieme alla scrittura e alla pittura. Passioni giovanili e tutto inizia, vent’ anni fa, con la pubblicazione del suo primo articolo floreale per un giornale locale e poi la pubblicazione di reportages di giardini, italiani e stranieri, per una rivista nazionale, accompagnati dalle immagini del marito, il fotografo Renato Luparia, una coppia unita dall’ amore e dall’ arte. Collabora inoltre con il settimanale diocesano La Vita Casalese che nel 2016 Le ha riconosciuto il “Diploma di Benemerito della Stampa Diocesana”. Interessante il suo blog sul quale pubblica articoli culturali.

Il giardino è arte – ci racconta – è così dai fiori alla pittura il passo è breve. La passione per l’ arte nasce sui banchi di scuola, con la sua insegnante di disegno e  artista, Rina Testera Porta. Le visite ai musei europei e alle mostre d’ arte sono frequentissime come gli incontri con i numerosi artisti che vivono, non solo in Monferrato e la frequentazione dei loro ateliers. 

L’ artista ha frequentato corsi di pittura e disegno e il corso di incisione presso il Belle Arti di Vercelli. Ha inoltre partecipato a workshop internazionali.

Il suo atelier è in mansarda e ci accolgono le tele, colorate, solari, un inno alla vita. Nadia Presotto preferisce usare i colori ad olio con i quali realizza paesaggi immaginari, luoghi della memoria e le città. Cityscapes è infatti il titolo della sua prima personale in Alessandria, nella quale presenta quasi tutte tele realizzate dopo un viaggio a New York, nelle quali la città ci appare oltre Central Park. Negli ultimi cinque anni si è dedicata in particolar modo all’ acquerello e all’ incisione.

Gli acquerelli sono realizzati con la tecnica del bagnato su bagnato: a tal proposito scrive il prof. Ermanno Paleari, critico ed esperto d’ Arte: “Gli acquarelli che l’artista Nadia Presotto ha elaborato in questi ultimi tempi, mostrano il gusto della ricerca tecnica raffinata ,quasi di una impalpabile rarefazione, nel contempo, rilevano la ricerca di valori estetici e introspettivi che raramente gli artisti contemporanei, sono in grado di conservare. Tanto, forse troppo si è scritto e sperimentato nelle arti figurative sembra arrivata la saturazione di ogni variabile indipendente eppure ,  in ogni pagina di questo diario figurativo ,da leggersi in una continuità di variazioni quasi musicali, senza mai interrompere l’indagine dello sguardo, la Signora Presotto, mostra coerenza ,il rigore, sul tema della memoria ma anche dell’esplorazione di nuove spazialità. Il sottofondo, quasi  affine ad un preludio debussiano del secondo libro  o  alla partitura della Jonisation di Edgar Varése, trattiene con fermezza di pennello, tutta calcolata nelle cadenze con il medium, luci a volte soffuse di ambra o di vermiglioni, spesse, cariche di gestualità altre volte  turchine attenuate da sfocature nebulose. Sono distanze remote ma persistenti delle campagne orizzontali vercellesi o alessandrine, sono crinali collinari con aguzzi castelli monferrini, abbarbicati sul nulla. Oppure son filari di alberi che tanto hanno ispirato anche il Maestro Luparia nella produzione fotografica. Rendere tutti questi passaggi spaziali, tra verticali ed orizzontali, senza assetti prospettici consolidati, quasi fossero usciti dalla isometria giapponese, è già un’ardua sfida. Se, poi si aggiunge, che le sensazioni tra sguardo e ricordo vengono diluite, ed  assorbite in rapidi tratteggi trasparenti  e controllatissimi, si tocca l’informale quasi istantaneamente.

L’acquarello tanto caro a Turner e al sublime tedesco, qui acquista risorse compositive nuove, punta su equilibri e rapporti inusitati che non rinunciano, però, quando l’artista lo desidera, a dialogare con la natura. Certo tutto questo, non può e non vuole collegarsi a sentimentalismi struggenti del tardoromanticismo, né sugellare un ritorno alla figurazione, solo che il Novecento ha lasciato segni non invano, ma ormai siamo nel secolo successivo e se la ricerca vuole esistere, l’arte deve voltar pagina. In questo senso pittura e musica possono riprendere comuni intendimenti. Gli acquarelli della signora Presotto, sono piena espressione di un’arte capace di rinnovarsi, dopo la pesante eredità della transavanguardia”.

Sono numerose le partecipazioni a mostre personali e collettive, in Italia e all’ estero. Con gli acquerelli, tra l’ altro, ha partecipato alle Biennali Internazionali dell’ Acquerello di Tirana ed è stata scelta per l’ European Master of Watercolor.

Ha partecipato a Padiglione Tibet a Torino, ideato e curato da Ruggero Maggi ed  inserito nel contesto della 54 Biennale di Venezia di Sgarbi e altre Biennali veneziane con  Padiglione Tibet. E’ stata finalista per due anni consecutivi del Premio Salerno in Arte – Rifiuti in cerca d’ Autore.

Con  l’ incisione ha partecipato alla mostra allestita presso il Museo di Stato di Kazan (Russia), a Mosca, alle Biennali di Grafica di Casale Monferrato e altre importanti esposizioni internazionali.

In Alessandria, oltre alle personali  del 2006, 2010 e 2018, è stata invitata alla Biennale Omnia allestita a Palazzo Monferrato nel 2015, sue opere sono visibili presso Cresta & Rolando di via Piacenza. Personali anche al Museo Colombiano di Cuccaro Monferrato, nella Sala Consigliare e Museo Diocesano di Lu, alla Locanda dell’ Arte di Solonghello, al Municipio di Gozzano (NO), alla Casa d’ Arte di Vercelli, Ca’ Lozzio di Oderzo (TV) e Palazzo Riggio di Nicosia (Enna).

Ha esposto in Giappone, Francia, a Londra, in Germania, in Lussemburgo. Ha partecipato alle fiere d’ arte di Padova e Reggio Emilia, con pubblicazione in Catalogo e alla 10° edizione di Affordable Art Fair di Milano nel febbraio 2020.

Numerose le collettive tra queste, solo per citarne alcune, in Villa Vidua di Conzano, Villa Giulia di Verbania, il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, l’ Oratorio Sant’ Ambrogio e Libreria Bocca in Galleria di Milano, l’ ex Abbazia San Remigio di Parodi Ligure, Galleria Aglaia di Omegna, Museo del Legno di Pettenasco, Castello di Piovera, Castello di Casale Monferrato.

Ha inoltre curato rassegne espositive per dieci anni,  presentando importati artisti internazionali.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private e pubblicate in numerosi cataloghi e riviste.

Gallerie di riferimento: Vercelli – Casa d’ Arte Viadeimercati / / Acqui Terme – Globart Gallery.

Hanno scritto, tra gli altri: Dott. Riccardo Fiscella e Prof.ssa Marcella Leonora – Prof. Ermanno 

Paleari esperto d’ arte, insegnante Liceo Berchet di Milano – Dott.ssa Alessandra Santin – Paola Pietrogrande – Prof. ssaEmanuela Mazzotti – Prof.ssa Luisa Facelli – Piergiorgio Panelli – Dott.ssa Elisabetta Raviola – Prof.ssa Federica Mingozzi.

MADE IN CHINA 2

Per la prima volta gli Italiani scoprono la scienza e ascoltano gli esperti. Nel momento in cui questi non sanno cosa dire.
Dovendo e volendo trovare aspetti positivi alla corrente situazione, questa attenzione ai dati acquisiti, questa disponibilità (certamente non manca il tempo) all’approfondimento sono una piacevole novità. È importante per non affidarsi solo al lato emozionale.
Sconosciuti virologi e negletti immunologi, abituati a vivere in isolati reparti ospedalieri indossando scafandri, oggi sono le star della informazione televisiva.
Anch’io che sono totalmente incompetente in materia mi faccio delle domande: può la logica essere paradossale? Forse sì, e vado a spiegare.
Tutti, a proposito del virus, si chiedono: perché in Italia?
Dove non mangiamo pipistrelli, bensì la acclamata dieta mediterranea. Dove pratichiamo una ragionevole igiene, utilizzando anche il bidet (propriamente: cavallino) che persino gli inventori francesi ignorano. Dove non ci stressiamo e prendiamo tutto con filosofia e fatalismo.
Perché in Lombardia? Dove il benessere e le condizioni di vita sono le migliori del Paese.
Perché a Bergamo e Brescia? Dove ci sono i migliori ospedali nazionali.
Risposta: proprio per questo!
Perché siamo il secondo Paese al mondo, dopo i Giapponesi, per durata media di vita (tipo: 78 gli uomini e 82 le donne), perché a queste età i nostri vecchi hanno ovviamente mille patologie, perché solo un’ottima sanità li sa tenere in vita, nonostante le complicanze.
Conclusione paradossale: i nostri anziani muoiono oggi così numerosi perché hanno avuto fin qui un’ottima e ineguagliata assistenza, al minimo costo. E sono quindi i più numerosi e “fragili” obiettivi del male.
Con il risultato di avere una sanità in affanno perché colpevole di avere fatto fin qui il proprio dovere in modo esemplare.
Ovviamente questa mia semplicistica e “banale” ipotesi non ha trovato alcuna conferma ufficiale.
Io, intanto, mi faccio altre domande.
La vecchiaia che già così non è al massimo del glamour, uscirà più impopolare se non colpevolizzata (nel subconscio nazionale) per essere costata centinaia di miliardi all’economia nazionale?
La gioventù che già si considera estranea ad un Paese di cui non capisce la rassegnazione, pigrizia e mancanza di competizione, scopertasi diversa anche fisiologicamente e inattaccabile dal morbo, sentirà ancora più confermata la sua separatezza e onnipotenza?
La sanità deve ripensare la sua organizzazione in un Paese vecchio, col massimo decremento demografico, con un ritardo conclamato in enormi aree del territorio, con la massima vulnerabilità dall’esterno? Dovrà’ modificare il suo equilibrio tra pubblico e privato?
Ma il vero dilemma etico che la pandemia ha posto – e di cui Boris Johnson si è fatto il primo, più volgare e cinico interprete- è quello “utilitaristico” e funzionalista.
Invece di lanciarsi nel disperato e costosissimo tentativo di fermare l’epidemia, la soluzione è una “gestione” lungimirante e caritatevole della crisi, non modificando troppo il ritmo della vita e degli affari, spalmando i picchi del contagio in modo da non mandare in tilt l’ordinaria capacità degli ospedali, considerando fisiologici e “normali” i decessi, d’altronde dovuti all’età e alle specifiche condizioni fisiche, dando tempo infine a tutti gli altri infettati, più o meno sintomatici, di autoimmunizzarsi.
È come descrivere una tragedia epocale alla stregua di un sorprendente ed asettico fuoriprogramma.
Il premier inglese verrà travolto dai suoi stessi concittadini.
E a me rimane un’ultima domanda. Non sarà che negli ultimi decenni ci siamo distratti e abbiamo sottovalutato una serie di segnali e di allarmi?
Che si chiamassero Aviaria, Aids, Sars, Ebola, ogni cinque anni un contagio ha aggredito una fetta importante del nostro pianeta. Con modalità diverse, con vittime di età ed abitudini completamente differenti. Non sarà il momento che anche altri, a più alti livelli, si pongano qualche domanda?
GianlucaVeronesi

Lo stato dell’arte della Biennale di Alessandria

La terza edizione della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA, ha un carattere sempre più internazionale pur mantenendo il suo forte legame con il territorio, e si collega con artisti provenienti da tutta Italia e da diversi paesi del mondo, attraverso un ricco percorso di quattro mostre che doveva terminare nella primavera 2020, ma purtroppo dopo le prime tre mostre lo abbiamo dovuto interrompere e rimandare la mostra conclusiva, ipotizzando di inaugurarla a fine maggio.

Siamo orgogliosi di introdurre Alessandria nel circuito internazionale dell’Arte e di permettere, soprattutto agli alessandrini, di usufruirne gratuitamente.

Dobbiamo ringraziare il curatore della manifestazione Matteo Galbiati per la sua grande competenza e professionalità e la Camera di Commercio di Alessandria per la collaborazione, oltre naturalmente alla Regione Piemonte, alla Provincia ed al Comune di Alessandria per il prezioso patrocinio.

Riassumiamo ora il percorso svolto fino ad ora, in attesa del capitolo conclusivo.

Come da prassi ormai consolidata, la Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA – prima di svelare i contenuti della sua grande mostra collettiva, ha anticipato la sua terza edizione attraverso un fitto calendario di appuntamenti e di incontri che, quest’anno è stato particolarmente ricco di significativa rilevanza culturale e artistica.

Il primo di questi eventi collaterali è stata la mostra “In the matter of color”, Addamiano, Biasi, Pinelli, Simeti che ha avuto per protagonisti quattro tra i più importanti artisti italiani contemporanei.

Il Maestro Turi Simeti e Fabrizio PRIANO

Rosso. Bianco. Giallo. Blu, sono i quattro colori principali che attraversano le differenti esperienze artistiche di questi maestri, protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, che dopo l’anteprima assoluta tenutasi lo scorso anno presso la Whitestone Gallery, nelle prestigiose sedi di Taipei ed Hong Kong, si ritrovano in un inedito nuovo capitolo della mostra intitolata “In the matter of color”.

Le sale di Palazzo del Monferrato sono state suddivise per aree cromatiche e percorrendo una sequenza che isola colori e ricerche, mette in relazione i capolavori in mostra, così da generare, grazie anche a questo allestimento appositamente studiato, nuovi confronti, promotori di possibili altri dialoghi e reciprocità, nonostante le differenze evidenti che intercorrono tra le loro opere.

Dopo il successo della grande mostra “In the matter of color”, Addamiano, Biasi, Pinelli, Simeti, primo evento collaterale della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, il programma di appuntamenti della manifestazione alessandrina è proseguito con un nuovo progetto che ha portato in Città un’ampia selezione di opere di un maestro di fama internazionale: Sandi Renko che ha accompagnato lo spettatore alla scoperta dei diversi cicli di lavori che hanno costellato la ricerca di Renko sin dalla fine degli anni Sessanta.

Fabrizio Priano con il Maestro Sandi Renko

“Fuori dalle righe. 1969-2019. 50 anni di percezione visiva” è stato, quindi, un vero e proprio viaggio nella logica e nel rigore della visione dell’artista, il quale ha pensato un allestimento

appositamente studiato per la sede alessandrina, dove le opere si succedono in una selezione molto attenta ad identificare le varie fasi e gli sviluppi del suo pensiero.

La superficie del quadro o la sua estensione tridimensionale in forma di scultura, infatti, diventano un luogo capace di attivare processi visivi che rendono ambigua e metamorfica la struttura stessa dell’immagine.

La terza mostra del percorso della Biennale d’Arte di Alessandria e’ stata una personale di Paolo Masi, dal titolo “Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità”.

Fabrizio Priano con il maestro Paolo Masi

La mostra prosegue il percorso e la strada tracciata da questa edizione della Biennale che vuole portare in città la grande arte con un respiro internazionale, proponendo Maestri dell’arte contemporanea che con il loro lavoro e le loro sperimentazioni hanno innovato il panorama artistico nel ‘900.

La mostra di Paolo Masi, fiorentino, offre una selezione di opere che ripercorrono sessant’anni della sua attività artistica, ricca di innovazione, di ricerca e di armonia.

Le opere permettono al visitatore di immergersi nel linguaggio espressivo di Masi di cui, in un percorso espositivo studiato e pensato appositamente per questo luogo, si osserva la logica acutezza, la passionalità concentrata e l’infaticabile revisione e rimessa in discussione dei postulati e dei principi della pittura in generale e della propria in particolare. La mostra ad Alessandria, inoltre, rappresenta un primo appuntamento di una serie di altri che, in luoghi con allestimenti scelti specificatamente e mai adattati (il calendario è ancora in via di definizione), vogliono approfondire il pensiero dell’artista con una revisione storico- critica del suo linguaggio che avrà, come documentazione fondamentale, la pubblicazione di una significativa monografia dedicata all’artista fiorentino alla fine di questo itinerario di progetti espositivi.

Dopo questi tre magnifici appuntamenti non ci resta che attendere la fine dell’emergenza “Coronavirus” per ripartire alla grande con la Biennale d’Arte di Alessandria, alla sua terza edizione.

Buona Arte a tutti.

Fabrizio Priano

Una giornata come 

un canovaccio da strizzare

pioverà 

di traverso le imposte chiuse dell’umore

la torta in forno ha 

il profumo dell’inconsapevolezza

un richiamo alle giostre

alle sbucciature sulle ginocchia

al rifugio 

nel grembiule della nonna

La mia prima torta 

l’impasto dolce far le dita,

la nostalgia 

dell’ultimo residuo sul cucchiaio

poi 

la farina silente

sparpagliata 

in una vallata di progetti grandi

Non ci sono schiamazzi infantili 

da setacciare

solo il banale zucchero a velo

-il privilegio della sposa all’altare-

mi sposerò

anch’io

in una giornata di sole e caffè

vestita di baci e abbracci

più bianca 

del latte versato

con un bouquet 

di barzellette velate

un solo amore da tener per mano

semplice, buono

irripetibile

come la mia prima torta

quella bisognosa 

‘dell’aver del tempo’

e di queste assurde storiche distanze siderali.                                      

Angela Agostinetto 12 Marzo 2020

MADE IN CHINA

Mi sembra di vivere in una bolla, spero asettica. Sono più stupito che spaventato, più incredulo che spazientito (per ora).
La spiazzamento deriva anche dal fatto che non sai con chi prendertela. Ma ciò impedisce di scaricare nella rabbia la tensione.
A meno di colpevolizzare i Cinesi ma mi sembra veramente un alibi infantile e ingeneroso, pensando al prezzo che hanno pagato.
Invece molti Europei, grazie anche alle gravi carenze dell’Unione, pensano di indirizzare a noi la loro comoda, inattiva e improduttiva indignazione.
I Cinesi sono talmente provati e pieni di sensi di colpa che un minuto dopo il cessato allarme sono partiti per l’Italia per portarci aiuti e consigli; intuiscono che solo noi possiamo capirli.
Tutti dicono: nulla sarà come prima, da questa esperienza usciremo più forti e migliori.
È una vecchia teoria: già che accadono disastri, cerchiamo di ricavarne almeno un insegnamento, una utilità.
Funziona da consolazione ma risponde anche ad una precisa esigenza di noi esseri raziocinanti (più o meno): trovare un senso in ciò che capita.
Passo le giornate girando su me stesso. Ho sempre apprezzato la routine perché permette di non accendere il cervello o di concentrarlo su un pensiero meritevole. Ma di fronte alla prospettiva di un vuoto di 18 ore al giorno ho deciso di applicarmi ad organizzare nel mio piccolo habitat (ora ben poco naturale) un nuovo ordine.
Sposto tutto e riorganizzo gli spazi, le funzioni, le abitudine. Ma per non cadere nella paranoia fine a se stessa, provvedo a che ci sia una finalità, un obiettivo, un risultato documentabili in quello che faccio.
Ogni nuovo allestimento deve produrre un guadagno o di spazio o di visibilità o di utizzabilita’.
Ho sempre vissuto la mia casa come una camera d’albergo, diciamo per correttezza una mini suite (la suite è fuori portata perché manca la vasca di idromassaggio). È adeguata solo a fronte di un continuo andare e venire, partire e tornare.
Non è questione di metratura perché io riempio comunque il doppio dello spazio, qualunque sia la capacità messami a disposizione.
È che mi sento un apolide. Mi trovo bene dappertutto ma in nessun luogo sento il romantico e afrodisiaco genius loci.
Fingo di credere che la noia si combatta spostandosi, cambiando aria, quando so benissimo che essa è come l’infezione: la porti sempre con te.
La prospettiva di avere centinaia di canali televisivi o di libri intonsi a tua disposizione è meravigliosa, a condizione di non aver tempo per goderli. Se invece hai l’intera giornata libera, ti coglie il panico e il successivo appisolamento.
Che prime impressioni possiamo trarre da un evento in pieno svolgimento, che può riservarci ancora sorprese e smentite?
Innanzitutto la conferma delle parole chiave di questo inizio di millennio: velocità e frenetico attivismo, soprattutto negli scambi (umani, di merci, di idee).
In un mondo iperconnesso la rapidità non trova più ostacoli, rallentamenti o luoghi dimenticati. Forse ci eravamo convinti che i “contatti” fossero ormai solo virtuali.
È vero che comunichiamo principalmente attraverso instancabili e poderosi strumenti telematici ma continuiamo a tenere sotto intollerabile pressione le precarie dotazioni di noi fragili essere umani. Invecchiamo oltre ogni più rosea previsione ma il nostro “veicolo” non ha più tagliandi a disposizione.
Abbiamo potuto constatare anche quanto siano ancora attuali le due principali divisioni del nostro Paese: quella territoriale e quella generazionale.
Il gap umano, sociale e psicologico, oltreche’ economico, tra parti della nazione lo puoi verificare semplicemente osservando la mappa della malattia.
Essendo un contagio figlio della modernità si è prodotto nelle zone ricche. Pensate se fosse capitato -come nel passato- il contrario.
Se ce la farà, dovremo essere per sempre grati a Santa Lombardia.
I giovani, sapendosi protetti, hanno reagito da par loro.
Vivendo la vita come una permanente ed eccitante avventura, hanno ignorato ogni regola di buon senso (è la forma più economica di trasgressione), salvo poi ricredersi di fronte agli appelli dei loro idoli a “non uccidere le nonna”.
Ci sono state polemiche sulle forme di comunicazione del Governo. Al di là dei suoi intendimenti e delle sue capacità, io le ho trovate perfette.
Non so se ci rendiamo conto che siamo la prima democrazia al mondo che sta affrontando questo apocalittico scenario. Si va per tentativi. Si procede per gradi. Si fanno maturare imprescindibili consensi. Non so se sia ragione di orgoglio, ma davvero fungiamo se non da esempio almeno da cavia per tutti gli altri, compresa l’Organizzazione mondiale della sanità che non ha mai potuto testare una simile pandemia.
Bisogna compenetrare interessi opposti, far coincidere l’attualità dell’emergenza con le prospettive di ripartenza (per dirla come un tempo, non possiamo passare dalla peste alla carestia).
Allora dare l’impressione (vera) che si sta decidendo insieme -vertice e base, élite e popolo- quali priorità darsi, quali sacrifici accettare, quale paura far propria è l’approccio vincente. Cosa c’è di più adatto a un Paese insieme smagato, cinico e furbo ma anche generoso ed eroico (penso ai sanitari, altroché deontologia!).
Quando finirà ricordiamoci di due cose: i geniali, divertenti, rassicuranti, distraenti messaggi, canzoni, foto, scenette postate in rete. Un esemplare modo di reagire.
Ma soprattutto ricordiamoci dello strano e indefinibile sentimento che stiamo vivendo, un misto di impotenza e di determinazione, di diffidenza e -forse perché vietata- di vicinanza. Quando mai ci capita di pensarci come Italiani e quando mai di esserne fieri.
Gianluca Veronesi

“La mia famiglia e altri animali”Gerald Durrel Adelphi

In questo periodo terribile e di reclusione forzata, possiamo trarre sollievo dalla lettura e non solo quella colta che ti riempie anima e cervello, ma anche da libri più rilassati sebbene ben scritti.

Io ho letto “La mia famiglia e altri animali” nel 1975, lo so perché è l’edizione che io dovrei avere in libreria ma che non c’è perché si è consumata ed è in qualche cassetto avvolta nella velina.

Ho questa più nuova che è nella foto. Prima di parlare del libro in se voglio dire perché mi sento di consigliarlo.

Nel 1975 avevo 17 anni e con i miei abitavamo in una casa molto lunga e tortuosa e la mia camera da letto era esattamente dalla parte opposta di quella dei miei genitori.

La notte che lo stavo leggendo per la prima volta mia madre è venuta a vedere cosa stava succedendo perché ridevo talmente forte che lei aveva pensato mi sentissi male.

Negli anni è sempre stato il libro in cui mi tuffavo nei momenti di crisi e tristezza anche diventata adulta. Non so quante volte l’ho letto; pure mia madre lo ha letto molte volte e poi mia figlia ed è diventato parte del nostro lessico familiare, avevamo persino chiamato una macchina come la barca di Gerry nel libro.

Per tutte e tre è sempre stato come un antidoto alla malinconia.

Gerald ( Gerry ) Durrell è stato un naturalista e zoologo di chiara fama fratello del più famoso Lawrence ( Larry)

l’autore del Quartetto di Alessandria che è considerato uno dei migliori scrittori di lingua inglese.

La famiglia Durrell passò 5 anni sull’isola di Corfù e questo libro racconta di questo periodo.

Vi cito solamente qualche riga della seconda di copertina che spiega meglio di tutto quello che potrei dirvi, cosa troverete leggendolo. Durrell scrive:

“ ……..In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro.”

Questo è un libro molto amato dagli inglesi che hanno fatto una edizione speciale per i 50 anni della prima uscita in Inghilterra ovviamente.

Gerald ha poi scritto altri libri più improntati alla sua professione ed un paio, anche se non raggiungono neppure lontanamente i livelli di questo, sono molto gradevoli.

Se lo cercate su Amazon ( e in effetti è piuttosto facile che sia così )vedete se trovate l’edizione della Biblioteca Adelphi, perché anche la seconda di copertina è scritta da lui e da lì si inizia a ridere.

Mi auguro che per qualcuno funzioni come ha sempre funzionato con me.

Credo che anch’io lo rileggerò in questi giorni perché mi sono accorta che mentre scrivo sto sorridendo.

Lisi VICARELLI

TUTTI CONTRO TUTTI

Mi chiedo
cosa all’umano essere
crei più timore
se l’oscuro morbo
o’l pensier
di lasciar i terreni
piaceri.

Non avezzo
a tal calamità
l’uomo ancor s’è mostrato
tanto che’l suo pensier
è distratto
ed all’accapararsi futili sostegni
s’adopera.

Da terre lontane
l’ignoto morbo è arrivato
ma le antiche pestilenze
nulla hanno insegnato
ed oggi più di ieri
ci scopriamo ad esser
tutti contro tutti.

Andrea Giordano

Libera Mente e il suo blog

Iniziamo oggi il percorso di Libera Mente Laboratorio di Idee News, che vuole essere uno strumento per collegare ancora di più la comunità di artisti, scrittori e appassionati che in questi anni e’ cresciuta intorno all’Associazione.

Il momento è molto particolare, siamo nel pieno dell’emergenza Coronavirus, con l’Italia “in quarantena” e il sistema cultura più importante del mondo, completamente chiuso.

Proprio in questo momento dove la cultura è In pausa, ho deciso di lanciare questo blog, che permetterà a tutti gli amici di Libera Mente di restare in contatto e parlare di Cultura, di Arte, di Libri di Fotografia.

Il blog è aperto a tutti gli amici che vorranno scrivere, recensendo libri. parlando di mostre, di musei. di teatro, di arte, di fotografia, di viaggi e di tutto quanto fa cultura.

Naturalmente quando si tornerà ala normalità, pubblicheremo qui tutti i nostri eventi.

Buona cultura a tutti

Fabrizio Priano

Presentati (articolo di esempio)

Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.

Oggi pubblicherai un articolo. Non preoccuparti di come appare il blog. Non preoccuparti se non gli hai ancora dato un nome o ti senti sopraffatto. Devi solo fare clic sul pulsante “Nuovo articolo” e dirci perché sei qui.

Perché lo fai?

  • Perché darà un nuovo contesto ai lettori. Di cosa vuoi parlare? Perché dovrebbero leggere il tuo blog?
  • Perché ti aiuterà a focalizzare le idee e cosa ti piacerebbe realizzare con il tuo blog.

L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.

Per aiutarti a iniziare, ecco alcune domande:

  • Perché stai scrivendo su un blog pubblico, invece di tenere un diario personale?
  • Di quali argomenti pensi che scriverai?
  • Con chi ti piacerebbe connetterti tramite il blog?
  • Se il blog avrà successo nel corso del prossimo anno, quale scopo speri avrai raggiunto?

Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.

Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.

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